“Invettive musicali” è un piccolo gioiello di erudizione e umorismo, consigliato a chi ama la musica, la storia e il gusto dell’insulto ben scritto.
Siamo abituati a pensare a Beethoven, a Brahms, a Stravinsky come a monumenti intoccabili del canone occidentale, figure la cui grandezza è autoevidente e iscritta nella storia. Ma c’è stato un tempo in cui erano considerati ciarlatani, provocatori, rumoristi; un tempo in cui la loro musica non era sublime, ma semplicemente sbagliata. È proprio in questo scarto vertiginoso tra la percezione di allora e la venerazione di oggi che si inserisce il geniale e sadico libro di Nicolas Slonimsky, “Invettive musicali”, pubblicato in Italia da Adelphi.
Slonimsky, musicologo, direttore d’orchestra e scrittore di straordinaria ironia, ha raccolto con pazienza maniacale – e gusto per l’assurdo – le peggiori stroncature mai rivolte ai più grandi compositori classici di sempre. Ogni citazione è reale, tratta da recensioni, articoli e saggi scritti nell’arco di circa un secolo e mezzo, in un’epoca in cui l’arte musicale viveva un fermento dirompente e suscitava reazioni spesso violente.
Fa sorridere leggere che la musica di Brahms è “matematica sviluppata con gran fatica da un cervello senza alcuna immaginazione” o che la Sinfonia “Eroica” di Beethoven, se non accorciata, finisce per esaurire la pazienza di chiunque. Le descrizioni assumono toni grotteschi, come quella di Debussy, dipinto quasi come un degenerato dall’aspetto scimmiesco, o quella dell’ascolto di Richard Strauss, paragonato a un’esperienza di tortura.
La cacofonia è l’accusa più comune, un’etichetta appiccicata con la stessa sicumera a Liszt, a Wagner, a Schönberg e a chiunque osasse deviare dal rassicurante sentiero della tonalità. Il risultato è un’antologia esilarante e a tratti surreale, che mette in luce non solo quanto i critici possano sbagliare, ma anche quanto l’arte abbia la forza di sovvertire ogni previsione. Il primo effetto sulla lettura è, senza dubbio, un divertimento quasi crudele.
Superata la risata, “Invettive musicali” si rivela uno strumento di riflessione profondo e necessario. Ci insegna, prima di tutto, una grande lezione di umiltà intellettuale. I critici citati da Slonimsky non erano sprovveduti; erano professionisti colti, spesso a loro volta musicisti, eppure le loro orecchie, educate alla consuetudine, erano sorde all’inaudito. Le loro parole, così definitive e sicure di sé, suonano oggi come un monito perenne contro la presunzione di chi crede di possedere il metro assoluto del bello e del giusto in arte e non solo.
Alla fine “Invettive musicali” è un libro che diverte, sorprende e insegna a diffidare delle certezze. Oltre che un vaccino contro i giudizi affrettati, è anche una celebrazione indiretta del coraggio degli artisti. Leggere la violenza verbale che hanno dovuto sopportare, rende la loro perseveranza ancora più eroica. Slonimsky, con la sua prosa sorniona e la sua impeccabile ricerca filologica, agisce da maestro di cerimonie in questo teatro dell’assurdo, dimostrando come nel “rumore” di ieri si possa nascondere l’arte sublime di oggi e il seme dell’immortalità artistica.
Scheda del libro
Titolo: Invettive musicali
Autore: Nicolas Slonimsky
Editore: Adelphi







