Uno dei modi più semplici per trovare musica su internet è collegarsi a YouTube, noto servizio di condivisione online di video, ma forse non sarà così per sempre. La casa discografica Warner ha annunciato di avere rotto i rapporti di collaborazione con il portale. Alla base ovviamente ci sono motivi economici: riuscirà YouTube a non perdere anche le altre major e a rimanere un riferimento per gli appassionati di musica?

I fans di Madonna, Red Hot Chili Peppers, Led Zeppelin, REM e di tanti altri artisti abituati a trovare i video dei loro beniamini su YouTube presto dovranno cambiare indirizzo. La Warner ha interrotto il rapporto di collaborazione con YouTube, non trovandolo più sostenibile da un punto di vista economico. Come ogni altra major, Warner incassa una percentuale sui click effettuati dagli utenti sulle pubblicità.

Il problema sono le entrate, secondo i responsabili troppo basse: “Non possiamo accettare condizioni che non permettono di compensare in maniera appropriata e equa artisti, autori, etichette e editori per il valore che infondono nella piattaforma”. E’ la prima volta che una major rinuncia all’enorme visibilità offerta dal portale che vanta ben 300 milioni di utenti al mese.

YouTube non ha che potuto prendere atto della situazione, forse anche con un pò di preoccupazione, poichè sette dei suoi dieci canali più popolari sono collegati alla musica. “Nonostante il nostro costante impegno, se non riusciamo a raggiungere condizioni accettabili, dobbiamo dividerci dai partner con cui abbiamo ottenuto dei successi”.

Il vero problema è che YouTube non ha ancora un vero modello di business. Google l’ha comperato nel 2006 pagandolo 1,65 miliardi di dollari ma i conti sono ancora in perdita. Poichè i video creati dagli utenti non riuscivano ad attrarre gli sponsor, ultimamente sono nati canali ufficiali gestiti direttamente dalle major come nel caso di YouTube Live, un canale in streaming dal vivo con banner e link agli store per l’acquisto di merchandising.

Può darsi che quella di Warner sia solo di una tattica per ridefinire gli accordi in scadenza a marzo 2009. In ogni caso le strategie delle stesse major sembrano differenziarsi. Ad esempio per Universal “YouTube offre benefici all’intero ecosistema dell’industria dei contenuti”. La partita è aperta poichè principalmente alle etichette, alle prese con il tracollo delle vendite dei cd, conviene trovare piattaforme comuni in cui gli utenti possano facilmente ritrovarsi. Già, ma quali? La sfida è aperta.