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Un indice misura la capacità delle nazioni di utilizzare il web per creare sviluppo, lavoro e conoscenza. Si chiama Web Index ed è stato creato dalla World Wide Web Foundation. L’Italia? 23 esima su 61 nazioni.

Non un grande risultato: ovviamente ci si aspetterebbe qualcosina in più da una nazione che vuole essere tra le grandi potenze del mondo. Penalizzata da problemi di connettività e infrastrutture, in un punteggio da 1 a 100 l’Italia si trova a 56,45 punti, 12esima in classifica anche in Europa. Insomma ben dietro Svezia, Regno Unito, Finlandia, Norvegia, Irlanda, Islanda, Francia, Germania, Portogallo e Spagna in Europa, mentre nella classifica globale a dominare è ancora la Svezia con un punteggio di 100 seguita da Stati Uniti (97,31), Regno Unito (93,83), Canada (93,42), Finlandia (91,88) e Svizzera (90.49).

Eppure il Web potrebbe essere utilizzato per operare una vera trasformazione culturale, stimolando non solo l’economia ma anche la politica e il rapporto tra le persone e portando i cittadini a partecipere a dibattiti per come vivere meglio. In nessuna delle classifiche sull’impatto sociale, sulla politica e sull’economia l’Italia è nei primi 10 posti ma non solo: confrontando il Pil procapite e il Web Index, ci sono 6 punti a sfavore nell’Italia nel rank mondiale rispetto alle altre nazioni.