viaggiatori cinesi

Dopo la Volvo acquistata dalla Geely, anche la storica casa automobilistica svedese Saab finisce ai cinesi. La Cina sta salvando l’Europa o facendo man bassa di ex gioielli approfittando della crisi?

La tendenza è in atto da qualche anno: le imprese cinesi private e statali hanno iniziato a fare shopping delle aziende europee. Ultima in ordine di tempo la Saab, da molti anni nei guai a livello economico, venduta nel 2010 dal gruppo General Motors agli olandesi della Swan e ora acquistata per 100 milioni di euro da Pang Da Automobile Trade e Zhejiang Youngman Lotus Automobile.

Le società cinesi si sono impegnate a investire fino 500 milioni di euro per il rilancio di Saab dalle cui fabbriche non esce un auto da mesi per mancanza di liquidità. Prima la stessa fine era toccata alla Volvo, ma anche alle cantine francesi del Chateau Viaud a Lalande de Pomerol, finite per il 100% della proprietà allo stato cinese insieme ad altre quattro aziende vinicole bordolesi di prestigio.

Insomma cosa sta succedendo? Gli investimenti dei cinesi stanno trasformando l’economia, la politica e la vita in Europa? Dando una occhiata alla quantità di bar delle grandi città italiane gestite da cinesi si direbbe proprio di si. D’altronde è il governo cinese che incentiva le imprese cinesi ad andare all’estero. Gli europei, abituati ad investire nei paesi emergenti di India, Brasile e Africa, ora vengono trattati dalla Cina allo stesso modo.

Con la crisi finanziaria la Cina ha accumulato enormi riserve valutarie di debito in Europa e America, tanto che da salvatore della patria potrebbe diventare un potenziale predatore per le economie europee. Il fatto è ampiamente sottolineato da alcuni media e da una certa parte politica, ma viene anche rilevato dai sondaggi che vedono l’economia cinese considerata una minaccia dal 41% degli europei.

In realtà la Cina potrebbe rappresentare anche un fonte di grande opportunità di espansione del mercato europeo, se solo infrastrutture e governi dessero una mano. Così la pensano il restante 46% di cittadini europei, con grandi differenze tra il 56% di francesi che si sentono minacciati contro 22% degli olandesi. Nel bel mezzo di una tempesta finanziaria è ovvio che nella testa della gente si mescolino paure ataviche con motivi politici e culturali.