Violino Stradivari

Il suono dei violini Stradivari è davvero ineguagliabile? Dalla scoperta del segreto degli antichi liutai agli strumenti costruiti con le ultime tecnologie: nuove teorie e la sfida per confrontare sonorità per musicisti e pubblico

I violini Stradivari da sempre sono considerati come i migliori strumenti al mondo oltre che una tradizione fiore all’occhiello dell’Italia. Sono secoli che liutai e scienziati spendono il loro tempo per scoprire il segreto di un suono unico. Oggi esistono tecnologie sempre più sofisticate per analizzare materiali e forme nella costruzione di strumenti musicali. E se alla fine gli strumenti moderni fossero addirittura migliori di quelli antichi?

Il violino ha una storia molto italiana tanto che le origini dello strumento nella forma e nell’accordatura odierna risalgono al XVI secolo in particolare nelle città di Venezia, Brescia ma soprattutto Cremona con liutai come Andrea Amati e i suoi figli e discepoli come Antonio Stradivari, Andrea Guarneri, Giovanni Battista Ruggeri e Francesco Rogeri. Proprio a Cremona c’è un Museo del Violino diviso in dieci sale che ne tracciano la storia dalle origini al suo utilizzo nel cinema tra immagini, reperti, video e suoni, passando per l’esposizione di strumenti dei grandi maestri.

I violini Stradivari oggi

Suonare un violino Stradivari è il sogno di ogni musicista, il suono è ineguagliabile per intensità e grazia, ma solo pochi fortunati hanno questa possibilità. In tutto il mondo ne rimangono ancora circa solo 600 esemplari, ognuno dal valore di diversi milioni di euro e prima o poi potrebbero non essercene più. Cosa non impossibile se pensiamo alla fine di quello del violinista inglese David Garret, che subito dopo un’esibizione a Londra è inciampiato sul suo Stradivari da 3 milioni di euro distruggendolo completamente.

Un violino Stradivari appartenuto a Rodolphe Kreutzer, virtuoso, compositore, insegnante e membro fondatore del Conservatorio di Parigi, qualche anno fa è stato valutato da Christie ad un prezzo compreso tra 7,5 e 10 milioni di dollari. Si sa, i collezionisti sono disposti a fare follie per aggiudicarsi dei pezzi unici. Ma qual’è la vera magia dei violini del liutaio cremonese vissuto a cavallo del ‘700? La leggenda racconta che Stradivari utilizzasse solo alberi trentini della Val di Fiemme e che, facendo rotolare i tronchi, ne ascoltasse prima il suono per scegliere i migliori. Ma forse c’è dell’altro.

Quando si parla segreto degli Stradivari escono teorie che combinano chimica, fisica e meccanica. Sembra di vedere il mago Merlino alle prese con pozioni magiche segrete in cui immergere il violino per ottenere un suono meraviglioso in un susseguirsi di leggende, legni magici e fenomeni chimici. Ogni tanto c’è uno scienziato che annuncia la scoperta di una ricetta magica che tira in ballo curvatura, spessore, inclinazione, colore, ossidazione, resine, idrolisi. Il suono è dato dalla forma o dal materiale?

Segreto Stradivari nel legno

Gli Stradivari più invecchiano e migliorano. Per quale motivo? Al Mount Sinai Hospital di New York, cinque violini Stradivari e sette violini contemporanei sono stati messi a confronto. Secondo gli studiosi i risultati delle Tac hanno mostrato precise differenze ed in particolare sarebbe l’omogeneità della densità del legno a rendere questi violini così superiori rispetto ai violini moderni.

Il rischio quando si fanno questi studi è che il prezioso strumento si danneggi anche mentre se ne studiano le caratteristiche costruttive. Onde evitare spiacevoli inconvenienti, un ricercatore olandese del centro medico dell’Università di Leida (LUMC) ha messo a punto un programma al computer per rilevare la densità del legno in modo non invasivo, partendo dall’idea che proprio la densità del legno abbia un impatto preciso sull’efficacia delle vibrazioni e quindi nella produzione del suono.

Segreto suono nella vernice

E se piuttosto del legno il segreto del suono degli Stradivari dipendesse dal trattamento anti tarlo della vernice? Le teorie sulla composizione chimica delle vernici che ricoprono lo strumento, sono le più considerate negli ultimi anni. Secondo queste teorie lo strato di vernice che ricopre gli strumenti non ha solo uno scopo estetico e di mantenimento delle caratteristiche fisiche e tecniche, ma svolge anche un ruolo determinante nella qualità complessiva del suono dello strumento.

Nagyvary, biochimico ungherese dell’università del Texas, ha bruciato minuscoli schegge di legno dai lavori di restauro fatti su alcuni violini Stradivari e Guarneri per analizzarne la composizione chimica, arrivando ad una conclusione. Gli antichi liutai del Seicento e del Settecento trattavano il legno in un modo del tutto sconosciuto ai loro colleghi francesi e inglesi. Alla ricerca di una soluzione per sconfiggere gli insidiosi insetti, avrebbero sperimentato un mix di sostanze come borace (detergente o antisettico), fluoruro, cromo e sali di ferro. Interagendo con il legno questi agenti chimici avrebbe avuto come effetto “secondario” conferire ai violini un suono ineguagliabile, anche molti secoli più tardi.

Anche per i ricercatori svizzeri del laboratorio di Scienza dei Materiali e Tecnologia oltre al tipo di legno è la vernice ad essere decisiva nel modificare le proprietà vibro-acustiche degli strumenti. Per analizzare le reazioni fisiche di quattro diverse vernici su legno di abete rosso proveniente dalla Norvegia hanno utilizzato una tomografia a raggi X. E’ risultato che lo smorzamento delle vibrazioni e le caratteristiche del suono più o meno caldo dipendono dalla composizione chimica della vernice e dalla sua capacità di penetrare nel legno. Gli scienziati per svelare il mistero a volte si coalizzano con i migliori liutai, come nel caso del progetto Strad3D, che come vediamo si svolge con studi innovativi.

Violini Stradivari vs. moderni

Nessuna TAC, spettroscopia, risonanza magnetica a infrarossi nucleare, nessun modello 3d al computer e nemmeno sofisticati studi vibrazionali acustici potranno comunque mai ripetere i gesti che faceva 300 anni fa un artista liutaio nella sua piccola bottega artigiana. Sembra però che in tutti questi studi mai nessuno si sia posto l’unica domanda ovvia. Tra violini Stradivari antichi e strumenti moderni chi suona meglio? Perchè il dubbio sarebbe anche lecito. Possibile che le attuali tecnologie nel campo della fisica acustica non possano riprodurre e realizzare un violino con un suono altrettanto bello, o forse addirittura migliore rispetto a un violino costruito nel 1600?

Test con violinisti bendati

La domanda se l’è posta qualche anno fa Claudia Fritz, ingegnere acuistico che insegna all’Università di Parigi. Insieme al liutaio americano Joseph Curtin, non senza un pò di malizia organizzò una prova bendata. Un pò come quando al vino si copre l’etichetta, facendo degustare ai cosiddetti ‘intenditori’ vini pregiati e non. Scoprendo che alcuni sommelier scartano bottiglie costose e pregiate trovando ‘sfumature di nocciola acerba’ e ‘sentori’ di mirtillo nel vino del supermercato da 3 euro.

Qui invece ad essere bendati erano 21 violinisti professionisti a cui vennero fatti suonare 6 violini, 3 antichi e 3 moderni. Tra essi c’erano due Stradivari e Guarneri dal costo complessivo di 10 milioni di euro ed altri da qualche migliaio di euro. Non ci crederete, i violinisti trovarono migliori i violini più economici recenti. Solo 8 maestri su 21, quindi il 38% dei musicisti si sarebbe portato a casa uno Stradivari. Ma non quello più prezioso, scartato da tutti e valutato come uno dei peggiori strumenti suonati nella prova. Tutti gli altri maestri scelsero strumenti moderni. Uno era stato costruito solo poche settimane prima del test.

Test con pubblico bendato

Un’altra sfida tra violini Stradivari e moderni è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica statunitense Pnas. In questo caso la prova è stata fatta bendando gli ascoltatori in due sale di concerto a New York e Parigi. La prima sala da 860 posti ha coinvolto 82 ascoltatori, mentre in quella di Parigi, da 300 posti, c’erano 55 ascoltatori.

I violini Stradivari e moderni sono stati fatti suonare dietro a uno schermo da violinisti bendati. Nel repertorio c’erano pezzi solisti e con orchestra. Successivamente è stato chiesto al pubblico quale suono preferisse. I risultati sono inequivocabili. Esecutori e ascoltatori bendati sono stati in grado di distinguere perfettamente tra le due tipologie di strumenti, ma il suono dei violini moderni è stato preferito a quello degli antichi Stradivari.

Differenza è nel nome Stradivari?

Cosa dimostrano queste prove Ovviamente questi risultati ogni volta lasciano dietro di sè un mare di polemiche. Già nel 2012 i liutai di Cremona dissero che la prova non era attendibile, ma frutto dell’invidia francese di un primato ancora tutto italiano. Intervistato sull’argomento, Salvatore Accardo, uno dei massimi violinisti italiani, oggi sostiene che non ci sia più la cultura della qualità del suono. E se i giovani preferiscono il digitale anche se suona male, la stessa sorte capita agli appassionati di musica classica nelle sale da concerto.

E’ un problema solo musicale che riguarda il suono o c’è dell’altro? Perchè di questi argomenti si interessano anche gli esperti di neuromarketing. Quelli che analizzano i bisogni dei consumatori per assecondare le loro esigenze. Sostituite la parola ‘consumatori’ con ‘ascoltatori’ e scoprirete che l’aspettativa spesso sostituisce la realtà. Insomma, se non fossero stati bendati, violinisti e pubblico avrebbero risposto certamente in modo diverso. Il povero Antonio Stradivari nel 1600 non poteva saperlo. Ma il suo mito, oltre 400 anni dopo, avrebbe dovuto fare i conti non solo con la tecnologia, ma anche con l’emotività consumistica.