Bicchiere di vino

La relazione tra vino e musica, ovvero tra suono e gusto, è l’ultima frontiera di una ricerca sempre più sofisticata di chef ed enologi che utilizzano tutti i sensi per andare al di là di piatti intriganti o bottiglie pregiate. La scienza sensoriale ritiene che il gusto possa essere influenzato da una serie di fattori visivi, olfattivi e ovviamente sonori. Esiste un genere migliore per bere un buon bicchiere di vino?

Mangiare e bere sono rappresentazioni di stili di vita, status o ricerca di un benessere più vero e profondo. Altrettanto succede alla nostra capacità di sentire i suoni: ciò che ascoltiamo é parte della nostra personalità. Se alimentazione e panorama sonoro sono argomenti centrali della vita, per riscoprire i sensi nel degustare una bottiglia può essere importante scoprire il rapporto tra vino e musica.

Indice

Vino musica identità

Preparare una cena agli amici e aprire una buona bottiglia di vino è un modo per affermare l’identità culturale e sociale, proprio come avviene o avveniva con i gusti musicali. Ci si appassionava di un determinato artista o genere musicale magari seguendo i consigli di un negoziante o di un amico, ma seguendo un percorso di formazione più ampio di carattere culturale, sociale e anche politico. Lo stile musicale si rifletteva anche nel modo di vestirsi ed esprimeva una personalità.

Una volta svanito il valore simbolico e fisico dell’oggetto musicale, oggi solo chi ha una grande passione o conoscenza continua a ricercare un gusto musicale e a ritrovare un senso più alto. Milioni di mp3 disponibili più o meno gratuitamente per il download hanno spaesato il pubblico che dopo avere fatto incetta di brani da infilare nell’iPod più o meno a caso, con lo streaming inizia a rendersi conto che quello non è il sistema migliore per provare emozioni.

Il punto è che il ruolo identitario dell’ascoltare, manco a farlo apposta sembra averlo preso il mangiare. Cibo e vino sono sempre più presenti nel mondo della comunicazione odierna. Mangiare o  bere non sono banali gesti quotidiani per nutrirsi, o momenti di incontro. Il tema dell’alimentazione oltre a veicolare sovrastrutture consumistiche, è sempre più gesto consapevole creatore di identità in termini emotivi e culturali, sociali ed economici.

Musica e sensi

Forse non è un caso se la moda del food propinato ovunque è coincisa con l’avvento della musica digitale. Nell’era digitale servono grande consapevolezza e spirito critico per parare i colpi di un marketing sempre più prepotente. Con uno smartphone e un servizio di streaming si possono ascoltare opere musicali di ogni genere in ogni luogo, anche mentre si mangia e si invitano amici a cena. Già, ma quale sottofondo scegliere? Prima di cadere nei soliti clichè tra vino e musica, è necessario comprendere come i sensi interagiscono tra loro.

Filosofia e scienza hanno provato a confrontare le esperienze sensoriali di ambiti diversi. Quali relazioni o somiglianza hanno colore, gusto, sensazioni tattili, caldo e freddo? Ricerche sperimentali hanno dato risultati abbastanza incontrovertibili. La valutazione di un gusto amaro o dolce di cibo o bevande dipende da cosa ascoltiamo durante la degustazione. Gli psicologi chiamano sinestesia la contaminazione di stimoli sensoriali e percettivi. In persone particolarmente sensibili i sensi sembrano sovrapporsi.

La scienza sensoriale si é chiesta come la musica cambia la percezione degli odori, responsabili di rendere cibo e vini irresistibili o insignificanti. In pratica gli studiosi si sono chiesti se il suono di alcuni strumenti è in grado di amplificare o modificare determinati odori. Si è scoperto che il pianoforte è perfetto in abbinamento con canditi, prugne secche e fiori di iris, mentre gli ottoni rendono l’odore di muschio più intenso. Stesso discorso riguarda la degustazione di un vino che può assumere particolari significati abbinato ad un genere musicale piuttosto che ad un altro.

Rapporto tra vino e musica

Il rapporto tra vino e musica forse è ancora più stretto che con il cibo. Scegliere gli abbinamenti giusti tra i migliori vini e le note significa coinvolgere tutti i sensi. La differenza si sente e degusta ed è una vera filosofia del buon bere non valida solo per le orecchie. Sorseggiare un buon bicchiere ascoltando i Rolling Stones o accompagnandoli ad una fuga di Bach non è la stessa cosa. Tra suoni e sapori c’è uno scambio ampiamente dibattuto in enogastronomia perchè influisce su ciò che percepiamo in bocca.

Il rapporto tra vino e musica è spesso citato in letteratura. Molti scrittori descrivono i vini con metafore musicali. Si parla di ritmo, colore, sottili armonie, vitalità, virtuosismo. Ma anche nelle persone comuni l’analogia tra esperienze percettive sembra naturale. Più che rispetto ad altre forme d’arte, suoni, strumenti e musica sono abbinati a gusto, aromi e sapori del vino. Viene quindi spontaneo chiedersi se esistano particolari abbinamenti tra vini e generi in qualche modo compatibili o che aiutino a bere meglio.

Abbinamenti vino e musica

I migliori abbinamenti tra vino e musica sarebbero in grado di modificare il gusto e la percezione di ciò che beviamo. Alcuni studi mostrano come note e armonie possano alterare la struttura dei vini e cambiare la percezione della gradazione alcolica che regala il piacere di un buon bicchiere. Altri esperimenti dimostrano come ascoltando una musica vivace o potente, anche il vino assume quei contorni, così come caratteristiche dolci o morbide di un brano musicale finiscono in qualche modo nel bicchiere.

L’abbinamento tra vino e musica è anche una questione intima e filosofica. Su questa strada si sono mossi il vinaiolo francese Don Blackburn e il famoso enologo Clark Smith. Quest’ultimo è un produttore di successo di uve Pinot e Cabernet per marchi famosi in tutto il mondo. Oltre ad avere inserito importanti innovazioni nella filiera produttiva, è un acceso sostenitore dell’importanza di un adeguato sottofondo musicale nelle degustazioni. Dopo anni di studi effettuati direttamente sul campo, ha creato una lista di 150 melodie differenti da accostare ad altrettanti vini.

Del connubio tra vino musica e cibo si occupa anche la tecnologia. Wine lstening é una app per smartphone che aiuta a trovare in modo semplice le migliori playlist per bere. Creata da un somellier e un producer musicale, va alla ricerca dei migliori abbinamenti semplicemente fotografando l’etichetta di una bottiglia. Si basa sul repertorio musicale di Spotify e sfrutta un algoritmo capace di scansionare un repertorio di 2,5 milioni di vini e 1600 vitigni sulla base di 20 parametri organolettici.

Vino e musica classica

Resta da capire quale sia il migliore abbinamento tra vino e musica, ma quando ci sono di mezzo i gusti soggettivi non è semplice dare una risposta univoca. I pareri sono discordanti:  c’è chi dice sia sempre meglio la musica classica e chi il jazz. Per altri invece un buon Bordeaux del ’61 si accompagna perfettamente ad un sottofondo dei Metallica. Mentre per un Napa Valley Cabernet vale un quartetto di Mozart.

Scegliere un sottofondo ideale in fondo non è così difficile. Se il primo a parlarne è stato il famoso produttore francese Don Blackburn, oggi tutti facciamo scegliamo più o meno consapevolmente di ascoltare un determinato artista o genere con certe bottiglie. Più che abbinare vino e musica, è facile cadere ne tranello di scegliere un sottofondo musicale a seconda del colore del vino per il riconosciuto rapporto tra musica e immagine.

C’è poi chi sceglie un sottofondo per creare un ambiente emozionale che sembra vicino a determinati vini. In ogni caso se non vince la qualità nell’incertezza è sempre meglio il silenzio: tra alcool e rumore se si sbaglia il mal di testa è assicurato. La wine music connection è diventata una vera scuola di pensiero che ultimamente pullula di esperti come in tutto, d’altronde.

Sottofondo in enoteca

Gli abbinamenti tra vino e musica non sono solo importanti nella degustazione, ma possono condizionare i nostri acquisti in enoteca o al ristorante. Se nei locali la musica ad alto volume fa aumentare la sete e la quantità di alcolici bevuta, il tipo di sottofondo influisce anche sulle bottiglie che acquistiamo al ristorante o in enoteca. Lo ha scoperto uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology e realizzato dal dipartimento di psicologia dell’Università di Leicester in un supermercato inglese. I clienti, ascoltando musica francese, tedesca o italiana, sono propensi ad acquistare bottiglie con la stessa provenienza geografica.

Ristoranti ed enoteche che diffondono musica ne possono approfittare. Il City Winery è un noto ristorante di New York che mette sullo stesso piano passione per vini, musica e arti culinarie. I responsabili affermano che cè una diretta correlazione tra genere suonato nei concerti e bottiglie francesi, italiane o californiane bevute dai clienti. Le band con una forza sonora maggiore stimolano invece la richiesta di vino bianco. Sempre nella grande mela il Charlie Bird suona hip hop. Come sempre non rimane che affidarsi al gusto personale.

Suoni e sapori

Per tutte le persone vale il fatto che la connessione tra suoni e sapori o tra vino e musica, trasforma le emozioni in esperienze. Non serve essere scienziati o intenditori enogastronomici per capire che mangiare in un ristorante rumoroso o con cattiva musica è una pessima esperienza. Se rumori e sottofondi sonori influenzano la percezione del gusto nei piatti di portata, generi di musica diversi possono suscitare emozioni differenti e favorire l’apprezzamento di alcuni alimenti.

Di un esistente rapporto tra suoni e sapori si è sempre parlato. Ma se all’inizio c’era chi provava a mangiare pesce ascoltando il rumore del mare per vedere che effetto facesse, ora esistono apposite playlist per cenare. Nel frattempo c’è anche chi cerca di dare una risposta scientifica a come il gusto viene condizionato dalle frequenze dei suoni. Il Crossmodal Laboratory dell’università di Oxford ha compiuto ricerche specifiche utilizzando un gruppo di volontari a cui è stato chiesto di masticare caramelle mou mentre erano sottoposti a vari tipi di suoni a frequenze basse e alte.

Il risultato è stato sempre lo stesso: le frequenze gravi aumentano la percezione dei sapori amari, mentre quelle alte amplificano i sapori dolci. L’effetto funziona molto bene con il caffè o il cioccolato fondente. Assaggiandone un pezzo mentre si ascoltano suoni bassi o alti, cambia la consapevolezza del sapore da dolce ad amaro. Altri studi realizzati per le compagnie aeree, hanno scoperto che se il rumore di fondo della cabina è elevato, può modificare la percezione del gusto salato e dolce fino a rendere il cibo sgradevole.

Musica per cenare

Per cenare la musica é meglio del silenzio? La materia è molto complessa e per essere precisi servirebbero parametri univoci. Le emozioni che partono dal cervello e influenzano la percezione sono influenzabili da mille fattori stimoli musicali e alimentari. Si sa però che l’ambiente acustico gioca un ruolo importante per gustare il cibo. L’era dello streaming sembra fatta apposta per trovare un giusto equilibrio tra cucina, ricette e musica e non solo.

La musica è fondamentale per assaporare il cibo, tanto che sottofondi musicali vengono utilizzati da negozi e grandi magazzini per invogliare gli acquisti e anche da bar e ristoranti per fare consumare di più. Tutto dipende da gusti musicali soggettivi e abitudini alimentari personali. Secondo i risultati di una ricerca dell’University of Arkansas negli Stati Uniti, esisterebbero però precise associazioni tra musica e sapori.

Secondo una ricerca della rivista internazionale Appetite, specializzata in ricerche nutrizionali legate al comportamento umano, ad esempio il cioccolato si sposerebbe a meraviglia con il jazz. Certo la musica per una cena tra amici oggi si può scegliere in tanti modi. Scegliere la musica per cenare in realtà va ben oltre il relax e ha a che vedere ancora una volta con il rapporto tra musica, vino e cibo.

I piatti che cucinate potrebbero venire favoriti o penalizzato dal sottofondo musicale. Come non sbagliare? Per trovare la musica migliore per cenare oggi basta cercare su Spotify o sui maggiori servizi di streaming e scegliere una tra le tante playlist per cenare. Sono compilation di canzoni di genere affine o che seguono un determinato tema, ovvero le ricette in cucina. Alcune sono consigliate da chef stellati e ristoranti e cambiano ogni giorno della settimana.

Musica da mangiare

Per chiudere la discussione tra musica vino cibo e sapori è interessante citare l’esperimento realizzato da Matthew Herbert, un innovativo musicista britannico. Secondo l’artista il rapporto sensoriale non è solo una questione di gusto. La musica parla poco di cibo, ma ingredienti, alimenti e contenitori producono rumori e suoni. Prendendo spunto dalla sua esperienza personale e dal girovagare per tournèe alimentandosi con cibi surgelati o preconfezionati, ha realizzato il progetto Platdujour.

Il suo intento era far luce sull’intera processo produttivo e distributivo degli alimenti, sollevando importanti questioni, a cominciare dalla naturalezza degli ingredienti utilizzati, fino alla sostenibilità energetica e alle condizioni di lavoro dei luoghi di origine. Matthew ha registrato e campionato per tre anni centinaia di frammenti di suoni che ha poi utilizzato come strumento nelle sue composizioni.

Il rumore di 3255 persone che addentano una mela, il pigolio di migliaia di pulcini appena nati, la macellazione di un pollo, il suono di centinaia di bottiglie di plastica o dei semi di caffè. Le sue storie suonano di pesticidi, spreco di risorse, inquinamento, mancanza di qualità. Più recentemente, Herbert ha registrato il ciclo di vita di un maiale d’allevamento dalla nascita al piatto. E si parla di scienza sensoriale anche in un suo ultimo romanzo intitolato “The Music: a novel through sound”.