Giradischi con vinile

I dischi in vinile hanno superato i cd nel mercato musicale fisico e conquistano ancora pubblico. Ascoltano Lp a 33 giri appassionati di ogni età acquistandoli in negozi, mercatini e festival. Nostalgia del passato, amore del vintage, retromania o vera passione?

Nel corso della storia mezzo e contenuto hanno sempre seguito vie parallele. Se l’evoluzione tecnologica ha condizionato la produzione e fruizione di libri, foto, film e opere d’arte, per l’eterea musica vale ancora di più. I dischi in vinile venduti in centinaia di milioni di copie sono stati il primo supporti musicali in grado di trasportare e riprodurre note, melodie armonie ed emozioni per intere generazioni di ascoltatori.

Dei dischi in vinile non esiste solo il ricordo o le celebrazioni del Record store day. Dati per finiti con l’arrivo di cd audio , mp3 e streaming, i vinili godono ancora oggi di ottima salute. I dati di mercato testimoniano come non si possa vivere  di sole click e cuffiette e come ci siano ancora milioni di appassionati di Lp a 33 giri in tutto il mondo. Per quale motivo? Lo scopriamo in questo articolo analizzando pro e contro partendo dalle origini.

Indice

Storia dischi vinile

La storia dei dischi in vinile passa attraverso l’invenzione del giradischi e comincia molto tempo fa. Nel 1857 fu Édouard-Léon Scott a realizzare il primo registratore di suoni, che non potevano essere riprodotti, con un apparecchio che imprimeva le vibrazioni su un foglio attraverso un pennino. Nel 1877 fu Thomas Edison ad inventare il fonografo, un dispositivo meccanico che registrava e riproduceva i suoni con un cilindro di carta stagnola o cera.

Nel 1890 Emile Berliner costruì il grammofono, vero precursore del moderno giradischi, che consentiva di ascoltare musica registrata grazie ad un corno che riproduceva le vibrazioni incise su un disco. I primi dischi, commercializzati nel 1889 a Berlino come un gioco, erano costituiti da uno strato di zinco ricoperto di cera d’api. La qualità sonora inizialmente era molto scarsa ma sufficiente ad incuriosire il pubblico.

Nei decenni successivi il sistema di registrazione e riproduzione dei dischi venne migliorato e utilizzato per incidere e riprodurre musica. La qualità rimase scarsa e alcuni strumenti poco udibili fino a quando nel 1925 la Western Electric inventò il microfono per amplificare il suono degli strumenti attraverso un amplificatore valvolare. Dalla cera d’api si passò ai dischi in gommalacca e solo dopo la guerra arrivarono i dischi in vinile.

La scelta della velocità di rotazione tra 78, 45 e 33 giri al minuto fu dovuta ad un compromesso tra qualità e durata. Nel 78 giri i solchi erano più grandi, un disco ne conteneva circa 80 contro i 300 di un 33 giri. I 45 erano un compromesso ottimale tra qualità e durata. La prima copia venduta sul mercato di vinili a 33 giri venne stampata dalla Columbia Records il 21 giugno 1948, in sostituzione di un 78 giri, un anno prima dell’uscita sul mercato dei 45 giri prodotti dalla Rca.

Mercato dei vinili

Chi ascolta e acquista ancora vinili? Secondo i dati della Fimi il mercato dei dischi in vinile in Italia rappresenta oltre il 17% delle vendite complessive di musica. Certo siamo ancora molto lontani dal periodo d’oro degli anni ’80 o ’90 e la rinascita di vinili non cambia l’andamento complessivo del mercato della musica. Lo streaming rappresenta l’80% del fatturato dell’industria discografica, ma nel 2021 gli Lp hanno ha superato i cd nei ricavi.

I dischi in vinile possono arrivare a costare 4-5 volte un album in formato mp3 ma rendono molto di più ad etichette ed artisti. Per guadagnare quanto 120 mila vinili servono più di 295 mila album digitali e decine di milioni di ascolti in streaming. Eppure le vendite di Lp negli ultimi anni sono in costante crescita e oggi tutti gli artisti di maggior successo propongono la versione in vinile dei loro album che rappresenta una quota di circa il 5% di ogni nuovo disco venduto.

Il successo dei vinili è tale che da fenomeno di nicchia in America oggi sono venduti anche in supermercati e grandi catene di magazzini come Tesco, Sainsbury e HMV. Tanti collezionisti e appassionati di memorabilia si scambiano pezzi rari originali su eBay e sui mercatini online. Le canzoni più ascoltate in vinile sono quelle di gruppi famosi come Beatles e Rolling Stones, Pink Floyd e Led Zeppelin.

Il successo sarà un fatto di nostalgia, l’attrazione per il vintage o la voglia di avere tra le mani un supporto fisico bello da vedere e con grandi foto dell’artista preferito di cui innamorarsi? Forse tutti questi fattori insieme. I vinili sono una delle storie di successo più sorprendenti dell’era digitale. Consideriamoli come un regalo dei fans agli artisti preferiti. É una delle poche volte in cui il cuore arriva prima del portafoglio per riscoprire il valore della musica in tutti i sensi.

Vinile come passione

Il primo disco in vinile è uscito nel 1948, come mai ancora tanta gente ama i vinili? Un disco può arrivare a costare quanto un anno di abbonamento per una piattaforma in streaming su cui ascoltare decine di milioni di canzoni. Le stesse canzoni si possono ascoltare gratis su Youtube o scaricare da qualche parte in internet. Eppure molta gente acquista dischi a 33 giri, così come spende soldi per comprare un paio di sneakers alla moda.

Cosa si nasconda dietro la passione per i vinili? Se lo streaming offre milioni di canzoni e playlist più o meno gratis che magari nemmeno si scelgono e si subiscono sullo smartphone, nel vinile cambia tutto. Oltre alla differenza tra ascolto analogico e digitale, c’è il gusto di avere tra le mani un oggetto fisico, l’esperienza d’ascolto è un rituale che mantiene un fascino antico e si tramanda di padre in figlio, malgrado il prezzo o proprio perchè ha un prezzo.

Il bello di un disco in vinile comincia dalla copertina e prosegue fino al fruscio della puntina sul giradischi di casa da mettere in mostra in salotto. Chi adora i vinili è perchè ama la fragilità delle cose che necessitano di attenzione e cura. Anche se ogni volta bisogna alzarsi a girare il disco per ascoltare il lato b, c’è un che di spirituale nel tenere un album in mano guardando le immagini e perdendosi nelle canzoni leggendo le storie in copertina.

La musica digitale ha cambiato radicalmente la fruizione ma non stupisce che tante persone vogliano conservare un approccio fisico alla musica per preservarne la sua forza creatrice di identità. Chi mette un disco sul piatto del giradischi inoltre non è detto che disdegni di fare zapping con una app sullo smartphone tra le ultime uscite discografiche. Streaming e vinili possono convivere tranquillamente, sono modi differenti di intendere la musica e non solo.

Retromania o vero amore?

Simon Reynolds, giornalista e critico inglese di fama mondiale che collabora con le maggiori riviste musicali internazionali, sulla passione dei vinili ha scritto un libro intitolato proprio Retromania. Di cosa ha nostalgia il pubblico, si chiede? Se pensiamo all’attuale consumo musicale non possiamo fare a meno di notare come nelle nuove generazioni sia cambiata la percezione del fenomeno.

La musica oggi viene associata al mercato e alla tecnologia, quasi mai all’estetica e manca qualsiasi riflessione sull’ascoltare. Ogni nuovo album in uscita é un meme virale che non dura oltre un battito di ciglia, rimanendo solo qualche settimana nei trend social. Se escludiamo la trap, da tempo non nasce nessun nuovo genere musicale e ben pochi artisti negli ultimi anni hanno prodotto brani e dischi che hanno lasciato un segno.

Musica e cultura pop un tempo non erano solo proiettate verso il futuro, ma nascondevano una speranza di cambiamento e qualcosa di realmente rivoluzionario. Cos’è cambiato oggi rispetto ai decenni passati e perchè al posto di guardare avanti oggi si guarda indietro? Il fascino collettivo per retrò, nostalgia e riciclo non riguarda solo la musica pop ma tutti i settori della creatività, dal cinema alla fotografia fino alla moda vintage.

Artisti, produttori, filosofi e sociologi si chiedono se il vintage non sia solo un modo per spegnere l’innovazione, addormentare le coscienze e trasformare la cultura in roba da museo. Sarà colpa della tecnologia che ha reso tutto facilmente riproducibile, campionabile e catalogabile, oppure di media, giornalisti e critici stanchi o forse del marketing che annienta le menti?

Record store day

Quello dei dischi in vinile sarà pure un mercato di nicchia e per nostalgici, ma le cifre del fatturato e il successo di alcuni eventi sono lì a dimostrare che la musica non possa essere solo fatta di click. Il Record Store Day è nato nel 2007, alla fine dell’era della musica fisica, ed è una giornata dedicata ai negozi di dischi indipendenti, agli appassionati collezionisti o ai semplici ascoltatori che si svolge in Italia e in ogni parte del mondo.

Pubblico e artisti animano mostre, eventi, concerti e spettacoli. É un modo per fare incontrare offerta e pubblico e soprattutto chi crede che l’ascolto musicale sia qualcosa di più che una semplice playlist preconfezionata. Versioni speciali di album e vinili vengono realizzati ogni anno per un appuntamento che coinvolge anche migliaia di cantanti e gruppi e tantissimi appassionati di vintage.

I protagonisti sono soprattutto i piccoli negozi indipendenti o piccole catene di dischi che hanno sempre avuto anche un ruolo educativo e non solo nella musica. Chi è sopra i cinquanta sa che davanti alle vetrine ci si incontrava per parlare dell’ultima uscita dell’artista preferito, oltre a farsi consigliare dal negoziante e dalle altre persone su nuovi album e generi. Era un modo per condividere vere e proprie opere d’arte a 360 gradi.

Il successo dei vinili fa riflettere anche sul ruolo del collezionista di dischi in una società in cui tutto scorre velocemente. Collezionare é parte della natura umana, oggi drogata dalla noia digitale, o solo frutto di nostalgia? Si tratta di un sentimento nobile che comincia dall’amore e dalla passione per le cose da trattare con cura. Ma se manca la spinta verso la novità, viene da chiedersi quale sarà la musica nel futuro.