La storia di Vinicius De Moraes, di cui in Brasile si celebrano i 100 anni dalla nascita, non interessa solo i brasiliani, perché raramente un artista ha saputo spargere tanta gioia e poesia nel mondo.

La sua vita è stata un’irripetibile fiaba letteraria, la storia di un poeta che si è fatto musico, un intellettuale che è uscito dall’accademia per abbracciare il suo amato popolo e interpretarne i sentimenti profondi.

Alcuni anni fa è uscito un documentario dedicato alla vita di Vinicius De Moraes, intitolato semplicemente ‘Vinicius’ e diretto da Miguel Faria Jr., oggi disponibile anche in dvd. Si vedono alcuni dei cantanti più noti del Brasile rieseguire le sue canzoni: Chico Buarque, Caetano Veloso, Gilberto Gil. Poi ci sono gli attori che interpretano i versi delle sue poesie, figli e amici che raccontano la sua vita, ampi pezzi di repertorio (tra cui alcune strepitose immagini della Rio de Janeiro degli anni Trenta), interviste, frammenti di conversazione tra Vinicius e Jobim, i creatori della Bossanova. Tutti a rivivere la appassionante vita di un poeta che è riuscito a farsi conoscere e amare da sterminate platee in tutto il mondo, con prodezze insuperabili per raffinatezza e contabilità.

Marcus Vinicius da Cruz de Melo Moraes, universalmente noto come Vinicius De Moraes, nacque a Rio De Janeiro il 19 ottobre del 1913. Cominciò presto a scrivere poesie e nell’ambito accademico il successo fu immediato. Ma il vero Vinicius nasce quando scopre e si innamora della sua identità brasiliana, quando inizia a scrivere canzoni, testi e melodie sull’amicizia….. Il vero Vinicius amava la gente, passava intere giornate a chiacchierare tanto che la sua casa divenne un porto di mare aperto a tutti. Era ingordo di vita, beveva come una spugna («il whisky è il miglior amico dell’uomo», diceva), amava e divinizzava la femminilità tanto che si è sposato ben nove volte.

Dissipatore e generoso, incurante dei soldi, viveva per l’amore e per la poesia, ma con quell’intensità e quella partecipazione mai distaccata dalla vita e dai suoi piaceri.

In questo fervore nacque la bossa nova, una musica fortemente intellettuale che però aveva la grazia necessaria per essere amata da tutti. La più importante rivoluzione della musica popolare brasiliana, e non solo, Vinicius ha lasciato un forte segno anche in Italia, dove ha vissuto a lungo. Nel 1937 Ungaretti traduce in italiano una sua raccolta di poesie fino ad accettare di partecipare con lui a un disco insieme a Toquinho e Sergio Endrigo.

In seguito Vinicius lavora con la Vanoni, con Toquinho, incide canzoni per bambini (L’arca di Noe è la più nota), con Baden Powell inventa quello che poi fu definito afro-samba. Insomma senza tregua, nel corso degli anni non ha mai smesso di scrivere. Muore a sessantasei anni, il 9 luglio del 1980, lasciando un vuoto incolmabile. L’epitaffio più bello che si potesse immaginare l’ha tirato fuori Maria Bethania, che nel film dice di Vinicius: “Se è vero che l’essenziale della vita è dare amore e riceverlo, allora Vinicius è stato mandato sulla terra per ricordarcelo costantemente”.