vecchi dischi

Non c’è solo il boom dei vinile a decretare il successo della nostalgia. In America la vendita di vecchi dischi in catalogo ha superato la vendita dei nuovi album in uscita. Un fenomeno che preoccupa e che cambia il ruolo della musica nella società e il suo sguardo sul futuro

Abbiamo sottolineato più volte le difficoltà crescenti che devono affrontare i musicisti e le case discografiche per fare quadrare i bilanci. Ma cosa succede quando non ci sono più soldi da spendere per far crescere nuovi artisti, non si investe più una lira per la ricerca di nuovi talenti e si cerca di fare cassa sfruttando come marchi di fabbrica esclusivamente artisti e band sul mercato da decenni diventati famosi negli anni ’70? Succede che le vendite di album in catalogo superano le novità discografiche. E la cosa si è puntualmente verificata in America nel 2015.

Secondo i dati Nielsen i vecchi dischi in catalogo nel 2015 negli Stati Uniti hanno venduto 122,8 milioni di copie (-2,9% sul 2014 quando erano state 126,5milioni), contro i 118,5 milioni di album nuovi scesi del 9,2% rispetto all’anno precedente, quando vendevano 130,5 milioni di copie. Mentre in Italia succede già da tempo, tanto che già nel 2012 i nuovi titoli raccoglievano solo il 35% delle vendite, è la prima volta che il fenomeno si verifica negli Usa da quando nel 1991 Nielsen Soundscan ha iniziato a raccogliere i dati sulle vendite.

Per quanto riguarda i vecchi dischi di repertorio, attraverso CD e vinile ne sono stati venduti 71,2 milioni (-2,7%) e 52,5 milioni con il download (-2,5%). I nuovi album venduti con supporti fisici invece sono stati 65,8 milioni, mentre quelli scaricati 50,9 milioni con un calo del 3,4%. Malgrado la diminuizione di vendite degli album sia stata rilevante, c’è comunque da notare come negli Usa le vendite di cd, vinile e i download rappresentino ancora il 48,7% del mercato complessivo (ultimi dati RIAA).

Impossibile però non notare che solo dieci anni fa gli album nuovi superavano i vecchi dischi in catalogo con un margine di ben 150 milioni di copie vendute. Senza il successo recente di Adele che ha boicottato i servizi di streaming, le vendite di album recenti sarebbero state inferiori di un altro 8 milioni di copie e il sorpasso dei vecchi dischi su quelli nuovi avrebbe assunto dimensioni ancora maggiori.

Andando al di là delle aride cifre e dei grafici che potete vedere qui sopra (clicca sulla foto per ingrandire), comunque la si voglia vedere queste notizie non sono confortanti. Se analizziamo il fenomeno nel suo insieme e quindi anche da un punto di vista sociale e culturale, negli ultimi tempi insieme alla crisi sembra anche svanire l’importante ruolo della musica nell’interpretare speranze, cambiamenti ed entusiasmi. Se viene meno la capacità della musica di essere fucina di talenti e creatività, si inaridisce anche la sua visione sul futuro. E a soffrirne siamo tutti.