Musica ascoltata con smartphone

Negli ultimi anni la percezione del valore economico della musica nella società è molto cambiata. Milioni di brani in streaming quasi gratis hanno modificato gli atteggiamenti di consumo: i contenuti ne hanno beneficiato?

Il valore economico della musica nella società come viene percepito? Senza cd da acquistare in negozio e mp3 da scaricare, con lo streaming che avanza, la musica, intesa come prodotto fisico o virtuale, si direbbe non valere quasi più niente. Eppure se ne ascolta molta, anzi sempre di più, consentendo a società come Spotify di essere quotate in borsa. Più che le canzoni, sono i milioni di utenti a fare gola alla finanza, fosse solo per i dati personali, petrolio del nuovo millennio.

La bassa percezione del valore economico della musica nella società e tra i giovani è comunque un problema che va al di là del mercato. Per l’industria musicale e per gli stessi artisti non si tratta di svilire il ruolo dei suoni a pura merce. I suoni rimangono al centro dell’uomo, ma se le canzoni si possono ascoltare sempre più a gratis, cambia anche l’atteggiamento delle persone nell’ascoltare musica. Il fenomeno è ampiamente studiato nell’ambito della psicologia cognitiva alla base di molte tendenze sociali e del marketing moderno. Per i consumatori le cose devono avere un prezzo, a cui viene collegato un valore che non è solo economico. Se una cosa costa troppo poco o è gratis, siamo abituati a considerarla poco importante, o una fregatura.

La percezione del valore economico della musica ha a che vedere con un processo decisionale. Perchè la gente e i giovani dovrebbero scegliere di acquistare un abbonamento ad un servizio di streaming piuttosto che un altro prodotto? Semplice, perchè la musica non è un prodotto come un altro. E’ arte, emoziona, da energia e senso alla vita, fa sentire parte di una comunità. O almeno, così è sempre stato. Ma siamo sicuri che sia ancora vero per le canzoni ascoltate dai giovani?

Valore economico della musica e qualità

Verrebbe da chiedersi ad esempio se tanta abbondanza di artisti, canzoni e video da ascoltare o vedere a basso prezzo, abbiano favorito o meno la qualità. A giudicare dalle hit che si ascoltano in radio si direbbe proprio di no. Valutazioni soggettive a parte, ci sono molte analisi che sostengono come l’evoluzione musicale proceda verso forme di intrattenimento usa e getta. Brani sempre più semplici da un punto di vista artistico, se non addirittura banali o stupidi. Eppure dal vinile agli mp3 fino ad oggi, la gente non ha mai smesso di considerare la musica come una priorità personale.

Ieri si acquistavano dischi, oggi si passano ore intere ascoltando musica da smartphone, pc, radio e televisione. Chi un tempo acquistava cd, magari oggi spende parte dei soldi per acquistare un abbonamento in streaming. Negli ultimi anni, proprio grazie a Spotify e compagnia, il fatturato del settore musicale è in crescita in tutto il mondo dopo decenni di crisi nera. Molte persone acquistano anche biglietti dei concerti a caro prezzo. Certamente negli ultimi anni la musica che vale è cambiata, ma soprattutto sono cambiate le priorità dei giovani nello spendere soldi.

Come spendono soldi i giovani?

La percezione del valore della musica nei giovani è un processo complesso collegato ad altri beni di consumo indotti dalle nuove tendenze. I ragazzi ad esempio spendono senza battere ciglio 10 euro per un aperitivo o 20 euro per una pizza e birra. Per non parlare di abbigliamento, dato che un paio di scarpe da ginnastica fabbricate in Cina al costo di 5 euro, vendono vendute nei nostri mercati ad oltre 150 euro. Giovani e meno giovani non trovano nulla da eccepire, ma raramente scelgono di spendere appena 10 euro al mese per potere ascoltare decine di milioni di brani e soprattutto le canzoni del loro artista preferito, con cui hanno ancora legami fortissimi.

Acquistare canzoni non è più una priorità. Forse non sanno o non vogliono sapere che quella cifra potrebbero aiutare un sacco di artisti a produrre nuova musica con cui continueranno ad emozionarsi molto più che con un paio di scarpe. Il problema è che hanno una alternativa molto invitante. Lo streaming ha il merito di avere rubato spazio alla pirateria, ma per convincere il pubblico ha usato i suoi stessi metodi. E’ come se avesse detto: ‘Gentile ascoltatore, appassionato giovane consumatore. Il p2p è una pratica da nerd e per scaricare mp3 illegali, perdi un sacco di tempo. Da noi la musica gratis invece è legale‘.

Valore economico della musica gratis

Il messaggio precedente è talmente semplice e a suo modo devastante, tanto che di musica in giro se ne ascolta sempre di più. In che modo? Se il valore economico della musica nella società è stato annullato, il risultato dei nuovi modelli di business non può che influenzare anche la produzione di contenuti. La playlist ad esempio ha preso il posto dell’album nell’era digitale e si è diffusa una nuova bulimia musicale. Per giustificare l’abbonamento è interesse dei servizi di streaming invogliare gli utenti a fare zapping compulsivamente saltando tra un brano all’altro. L’industria della musica ha delle responsabilità e come può favorire la qualità dei contenuti?

Quando si parla di valore economico della musica non ci sono solo di mezzo i soldi. Da che mondo è mondo nessuna industria si è mai preoccupata di qualità del consumo piuttosto che di quantità, ma in questo caso la sfida è diversa. Anche al music business converrebbe trasformare la quantità (gratis) in consapevolezza (a pagamento). Insomma non tutto è perso, i contenuti offerti dagli artisti, ovvero le loro canzoni, potranno giocare in futuro ancora un ruolo fondamentale. Siamo sicuri che il pubblico sia pronto a comprendere questa trasformazione?