uomo e musica con la chitarra

La capacità di distinguere i suoni ha avuto un importante ruolo evolutivo. Tra uomo e musica tutto comincia nel cervello: esistono meccanismi neurali che rispondono in modo selettivo solo agli stimoli musicali

Il rapporto tra uomo e musica oggi coinvolge molti aspetti della vita e della società. Per chi ascolta è un linguaggio autonomo capace di comunicare emozioni, per i compositori un mezzo che stimola fantasia e creatività. Ma può essere un importante mezzo di coesione sociale e di identità personale, piuttosto che un veicolo di marketing. Ma è sempre più importante anche la consapevolezza del ruolo della musica sul benessere fisico e psicologico dell’uomo e oggi sono sempre più studiati i suoi effetti sulle funzioni cognitive.

Cause ed effetti tra uomo e musica sono così numerosi che gli scienziati si sono sempre chiesti se tutto ciò sia frutto di un adattamento del cervello all’evoluzione del mondo dei suoni, o se questa particolare sensibilità, che confondiamo anche con l’orecchio musicale, sia già ben presente nel cervello dell’uomo sottoforma di meccanismi neurali specifici dedicati alla percezione della musica. I neuroscienziati del MIT research sono arrivati alla conclusione che nella corteccia uditiva umana esistono davvero funzioni dedicate solo ai suoni organizzati, che si differenziano da quelle usate per elaborare la voce umana o i rumori ambientali.

Cervello distingue suono e rumori

La risposta definitiva nel rapporto tra uomo e musica è stata ottenuta scansionando con la risonanza magnetica funzionale il cervello di 10 persone. Il sistema uditivo del cervello è particolarmente difficile da mappare e il “voxel”, la più piccola unità di misura della risonanza, misura la reazione di centinaia di migliaia o milioni di neuroni. Ma con una particolare tecnica gli studiosi sono riusciti a identificare e isolare la risposta di sei popolazioni neuronali.

Tra i 165 suoni dell’esperimento c’erano brani musicali, voce umana e suoni ambientali come passi, motori di automobili, suonerie di telefono, canto degli uccelli e altri rumori ancora. Si è così verificato che ogni suono o rumore corrisponde ad un unico modello di risposta neuronale, di cui uno ben chiaramente dedicato alla musica.

La scoperta conferma l’ipotesi evolutiva nel rapporto uomo musica che molti scienziati hanno sempre considerato, e apre nuove interessante prospettive di studio. Ora si tratta di capire se e quali aree del cervello sono coinvolte nella trasformazione della musica in emozioni, piuttosto che nella comprensione di armonia, melodia e ritmo. Inoltre in futuro si cercherà di definire con esattezza se l’esperienza musicale sia innata o frutto di una esperienza soggettiva alla musica e all’ascolto.

Emissione sonora influisce su ascolto?

Un altro aspetto da considerare nel rapporto tra uomo e musica è come le modalità di ascolto possono modificare la percezione dei suoni. Le radio inizialmente avevano un solo altoparlante, la musica proveniva da un unico punto che quasi si poteva identificare visivamente. Poi arrivò la stereofonia con gli impianti hi-fi. C’erano due casse e qualche volta ci si poteva accorgere che la chitarra era su un canale e il piano dall’altra. Se ci si metteva in mezzo alle casse, si percepiva il suono un pò più naturale e profondo.

Oggi la musica è tuttta in stereo, eppure il suono digitale è diverso rispetto a quella analogico. Ma la tecnologia in futuro potrà riservare ulteriori sorprese. Dopo il mono e lo stereo, tra qualche anno forse le nuove tendenze audio passeranno attraverso l’Olofonia, un sistema sperimentale per immergersi nei suoni che permette di registrare e riprodurre il suono in modo che sia percepito come tridimensionale. Il tutto avviene mediante uno speciale microfono che simula il funzionamento dell’orecchio, tenendo conto di come avviene la decodifica dei suoni a livello cerebrale.

Olofonia con suono in 3d

Per registrare con la tecnica Olofonica la casa costruttrice Neumann ha realizzato un microfono stereo binaurale che assomiglia ad una testa umana e ha due capsule di microfono incorporate nelle orecchie. Ascoltando la musica o i rumori d’ambiente tramite cuffie di alta qualità si ha l’illusione di essere direttamente sulla scena. Per ascoltare l’Olofonia serve una cuffia, anche se il suo effetto può essere ascoltato anche con altoparlanti stereo a 2 canali.

Il suono olofonico è quello che si può ascoltare con microfoni stereo convenzionali ma ha una qualità superiore in termini di profondità spaziale. Poichè l’Olofonia consente di fornire riferimenti diversi nello spazio acustico, viene utilizzata anche in ambito medico nella musicoterapia da alcuni ricercatori alla ricerca di nuovi approcci basati sulla stimolazione uditiva. Sembra che buoni risultati si possano ad esempio ottenere nel recupero di bambini affetti da difficoltà di apprendimento e sordità.