Giovani ad un colloquio per trovare lavoro

Come trovare lavoro senza raccomandazione e quanto conta avere contatti giusti di amici e parenti in Italia? Le difficoltà per entrare nel mondo delle professioni senza conoscenze ed esperienza e le alternative sul mercato

Come trovare lavoro oggi in Italia? Dopo l’invio dei curriculum, speranza e difficoltà si incontrano rendendo per molti giovani e non l’impresa di uscire dalla disoccupazione decisamente ardua. Oggi può non bastare il classico pezzo di carta ed è sempre più difficile definire una preparazione scolastica sufficiente se non si ha chiaro da subito quale titolo di studio offre gli sbocchi occupazionali migliori. ‘Bisognerebbe conoscere qualcuno’ è la frase che si sente ripetere più spesso. Cosa c’è di vero nella mania tutta italiana delle raccomandazione?

Non trovare lavoro è una situazione reale per molte famiglie e circa il 40% dei giovani è disoccupato. Questione di merito, professionalità e talento? Ci sono motivi che vanno al di là della crisi economica e che consentono a qualcuno di riuscire nell’impresa. I canali d’ingresso nel mondo del lavoro in Italia sono spesso informali, ovvero basati sulla classica spintarella. in questo articolo cercheremo di capire fino a che punto sia vero che il mondo delle professioni, l’economia e quindi la società italiana sia bloccata e fondata sul nepotismo familiare e sulle raccomandazioni piuttosto che sulla meritocrazia.

Chi aiuta a trovare lavoro

Per trovare lavoro secondo il rapporto Methods used for seeking work compilato da Eurostat del 2015, curriculum, colloqui e centri di impiego sono importanti, ma fino ad un certo punto. Il 76,9% dei giovani italiani ricorre alla raccomandazione di parenti e amici contro una media europea del 68,9%. Secondo una ricerca di Istat, il mercato del lavoro tra i 15 e i 34 anni in italia si basa nel 50% dei casi sulla spintarella. Dopo i 35 anni sarebbe meno influenzabile dalle conoscenze, specie per lavori più specialistici che richiedono titoli di studi come lauree e master. In questo caso stage e tirocinio presso le aziende o la segnalazione diretta delle stesse università possono fare la differenza.

Non che nel resto d’Europa le conoscenze giuste non siano importanti, ma qui da noi parenti, amici e conoscenti hanno spesso la meglio sul resto. Il punto è che nelle nazioni più sviluppate dove mobilità sociale, dignità e rispetto del valore delle persone sono più elevate, la percentuale dei raccomandati scende moltissimo. Il fenomeno riguarda il 34,8% delle persone in Finlandia, il 36,8% dei lavoratori in Belgio e del 40,2% in Germania. In Europa peggio dell’Italia fanno solo le nazioni con cui condividiamo anche problemi economici e sociali come Irlanda, Spagna e Grecia, in cui addirittura il 92,2% delle persone si affida alla raccomandazione.

Cosa serve per trovare lavoro

Nella classifica su come trovare lavoro siamo molto indietro, e per quanto riguarda i centri pubblici di impiego penultimi, prima di Cipro. Non si tratta solo di un problema di ingresso nelle professioni. Secondo questi studi purtroppo in Italia anche per fare carriera ci si basa poco o nulla sul proprio curriculum, ovvero sulle proprie reali capacità. Preparazione e professionalità sono riconosciute nel 63,9% dei casi, contro una media europea del 71,5%. Contemporaneamente, rispetto agli altri paesi europei, per trovare lavoro in Italia si utilizzano meno il web e gli annunci online (31,4%).

Proprio per questi motivi che dipingono una situazione drammatica, ai giovani che cercano un lavoro senza raccomandazione non resta che dedicarsi ad una attività in proprio o espatriare. Se la cosa più importante per oltre il 38% degli italiani rimane il posto fisso, metà dei giovani si dice pronta a cambiare regione, sono pronti ad andare a lavorare all’estero 3 laureati su 10. Diventano lavoratori autonomi il 12% dei giovani, specialmente residenti nel sud, magari tornando a fare antichi lavori artigiani.

Titolo di studio per lavorare

Chi ha studiato ha più possibilità di trovare lavoro e di scalare l’ascensore sociale, ovvero migliorare la propria situazione socio economica rispetto ai genitori, ma purtroppo l’Italia primeggia nelle classifiche negative per quanto riguarda la scolarizzazione. Il 14% dei giovani tra 18 e 24 anni lascia gli studio contro l’11,5% della media europea. Ma l’Italia rimane penultima anche nella classifica dei laureati dell’Unione Europea, il 26,2% della popolazione tra 30 e 34 anni, contro il 48% di nazioni come Francia o Regno Unito. Eppure oggi non basta più un diploma e per chi si vuole laureare bisogna riuscire ad unire talento e capacità con le richieste di mercato.

Oltre al problema della scarsa alfabetizzazione a tutti i livelli, in Italia c’è poca collaborazione tra mondo del lavoro e scuola per quanto riguarda l’orientamento. In mancanza di una giusta formazione, trovare un lavoro può anche non bastare per mantenerlo a lungo. In futuro cambierà molto rapidamente il sistema produttivo con la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale alle porte, se non già presente in molti ambiti, che richiederà nuove competenze e capacità di adattamento. Le migliori aziende del mondo hanno già programmi di sviluppo dove creatività e innovazione corrono paralleli ad un nuovo welfare aziendale per il benessere dei dipendenti.

Mercato lavoro dopo i 50 anni

I cinquant’anni di età hanno sempre rappresentano una soglia particolare sia a livello psicologico che per l’occupazione, anche se nel mondo delle professioni il confine tra l’essere troppo giovani o troppo vecchi è un vero mistero: l’età giusta sembra sempre sfuggire. Proprio mentre l’Italia invecchia e già il 20% della popolazione ha oltre 65 anni, per chi ha superato la fatidica soglia, come trovare lavoro senza raccomandazione?

L’Università di Haifa ha condotto uno studio su oltre 500 manager, in cui emerge come il massimo della vita professionale si abbia a 57 anni. Secondo l’Eurostat nel decennio 2000-2010 gli occupati tra 55 e 59 anni sono aumentati del 10,6%, passando dal 50,3% al 60,9%. Ma anche negli Usa l’occupazione tra gli over 55 è cresciuta del 12% proprio negli ultimi anni segnati da una profonda crisi economica. Perchè questa nuova vita ai cinquant’enni?

Chi ha superato la soglia dei 50 anni si tiene stretto il lavoro spaventato dalle difficoltà economiche, ma non solo. Contemporaneamente le aziende che cercano personale, lo vogliono con esperienza e già formato, in grado di affrontare tutte le problematiche presenti nel mondo del lavoro moderno. Inoltre ricerche nei paesi più sviluppati sostengono che la percezione della vecchiaia si è spostata molto più avanti, dai 71 anni in poi, mentre la mezza età comincia a 49 anni. Insomma una volta tanto invecchiare potrebbe avere anche degli aspetti positivi, almeno per chi cerca lavoro.

Lavori alternativi o artigiani

Vi siete laureati per avere maggiori opportunità professionali? Purtroppo non basta, per trovare lavoro è necessario sapersi ingegnare e mai come oggi tornano in auge gli antichi mestieri artigiani. L’Italia una volta era una incredibile fucina di giovani talenti con l’arte di saper costruire, modellare, aggiustare tramandata di padre in figlio nelle botteghe sparse in tutte le regioni. Nel recente passato qualcosa si era rotto, i giovani magari attratti da lavori socialmente più prestigiosi, avevano abbandonato le professioni più tradizionali per correre a laurearsi sperando in un futuro migliore.

Lavoro migliore economicamente e socialmente? Bisogna vedere se stare tutto il giorno chiusi in un ufficio a combattere con colleghi e un capo insopportabile sia meglio o peggio di curare la propria bottega e quindi la propria passione. Sarà per questo che ora c’è una netta inversione di tendenza, anche perchè il mercato chiama. Un modo per riprendersi dallo choc economico di molte famiglie, ma anche per ritrovare un pò di dignità e passione e riscoprire la bellezza di lavorare con le proprie mani lontani da un computer.

Servono panettieri, pasticceri, falegnami, ma anche macellai e calzolai e così la ruota del tempo sembra tornare un pò indietro. Inoltre ci sono meno soldi e al posto di buttare tutto per sostituire l’apparecchio rotto, si cerca di aggiustarlo. Avete provato ad entrare da un ciclista e stare in coda per aggiustare un buco nella camera d’aria? La richiesta di artigiani è sempre più alta e alcune amministrazioni e province si adeguano istituendo corsi per antichi mestieri aperti a giovani e meno giovani.

Trovare lavoro perchè si è belli

Abbiamo visto che per trovare lavoro possono contare più gli amici delle capacità professionali. Si parla tanto di meritocrazia, impegno, passione e volontà, ma alla fine entrare nel mondo del lavoro non è semplice e fare carriera è sempre più difficile. Non ultimo serve anche essere belli. La bellezza è una caratteristica importante e capace di far levitare non solo il carisma e la posizione sociale, ma anche il conto in banca sia dei maschi che delle femmine.

Il professore di economia Daniel Hamermesh sull’argomento ha anche scritto e pubblicato il libro ‘Beauty Pays che indaga sui meccanismi della società contemporanea sempre più alla ricerca di modelli estetici più che valoriali. Analizzando alcune carriere professionali nel corso degli ultimi 20 anni, l’economista ha concluso che in media le persone molto attraenti da un punto di vista fisico, oltre ad essere più ricercate nei ruoli tipici dove l’aspetto e il primo impatto sono importanti, come i venditori, in generale guadagnano di più rispetto ai colleghi normali.

Essere belli fa guadagnare in media dal 4% fino al 13% in più. Questa sorta di concorrenza sleale da parte dei belli non riguarderebbe solo le donne, ma anche gli uomini. Insomma puntare su istruzione, esperienza, conoscenza, piuttosto che su bellezza, abbigliamento, charms, potrebbe non bastare. Sarà per questo che molti ricorrono al bisturi ma gli interventi di chirurgia estetica non servono. Secondo Hamermesh per ogni dollaro speso in ritocchi estetici solo 4 centesimi si trasformano in benefici economici. Per trovare lavoro e fare carriera meglio basarsi sulle proprie caratteristiche migliori.