Giovani ad un colloquio per trovare lavoro

Trovare lavoro in Italia non è semplice: circa il 30% dei giovani è disoccupato. Il classico pezzo di carta non basta più ed è sempre più importante fin dall’inizio scegliere un percorso scolastico e laurearsi nei settori che offrono più sbocchi occupazionali. Molti giovani disoccupati dopo l’invio dei curriculum rimangono in attesa di una chiamata mischiando speranza a delusione. É a questo punto che immancabilmente spunta la fatidica frase: ‘Bisognerebbe conoscere qualcuno’.

Trovare lavoro è una questione di merito, professionalità e talento, o contano solo le raccomandazioni? Al di là della crisi economica, i canali d’ingresso nel mondo del lavoro in Italia sono spesso informali, ovvero basati sulla classica spintarella. Fino a che punto il mondo delle professioni, l’economia e quindi la società italiana è bloccata e fondata sul nepotismo familiare piuttosto che sulla meritocrazia?

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Come trovare lavoro in Italia

Secondo i dati Istat il 50% del mercato del lavoro tra i 15 e i 34 anni in italia si basa sulla spintarella. Il rapporto Methods used for seeking work di Eurostat del 2015, dice che l’importanza di curriculum, colloqui e centri di impiego per trovare lavoro contano ma fino ad un certo punto. Non succede solo in Italia: il 76,9% dei giovani ricorre alla raccomandazione di parenti e amici contro una media europea del 68,9%.

Anche nel resto d’Europa conoscere qualcuno è importante, ma nelle nazioni con più mobilità sociale, dignità e rispetto del valore delle persone, la percentuale dei raccomandati scende moltissimo. Il fenomeno riguarda il 34,8% degli occupati in Finlandia, il 36,8% in Belgio e il 40,2% in Germania. Peggio dell’Italia in Europa fanno Irlanda, Spagna e Grecia, in cui addirittura il 92,2% delle persone si affida alla raccomandazione. In compenso per i centri pubblici di impiego siamo penultimi, appena prima di Cipro.

Preparazione e professionalità in Italia sarebbero riconosciute nel 63,9% dei casi, contro una media europea del 71,5%. Contemporaneamente, rispetto agli altri paesi europei, per trovare lavoro gli italiani utilizzano meno il web e le offerte online. Il problema non riguarda solo l’ingresso nel mondo delle professioni, anche le opportunità di fare carriera sono poco basate sul curriculum, ovvero sulle reali capacità.

Se la situazione della disoccupazione è drammatica, i giovani per trovare lavoro senza raccomandazione o hanno idee innovative e forza per svilupparle da soli, o devono espatriare. Oltre il 38% degli italiani sogna il posto fisso, e per averlo metà dei giovani è pronta a cambiare regione e più del 30% a cambiare paese. Diventano lavoratori autonomi il 12% dei giovani, specialmente residenti nel sud, magari tornando a fare antichi lavori artigiani.

Titolo di studio per lavorare

Le possibilità di trovare lavoro sarebbero più indipendenti dalle conoscenze di parenti e amici solo dopo i 35 anni, specie per lavori più specialistici. In questo caso è molto importante avere titoli di studio avanzati, lauree e master, ma può aiutare anche la frequanza di stage e periodi di tirocinio presso le aziende o la segnalazione diretta delle università.

Chi ha studiato ha più possibilità di trovare lavoro, ma purtroppo l’Italia primeggia nelle classifiche negative per quanto riguarda la scolarizzazione. Non solo il 14% dei giovani tra 18 e 24 anni lascia lo studio contro un 11,5% della media europea, ma l’Italia ha un numero di laureati e diplomati inferiore rispetto all’Unione Europea. E’ laureato solo il 20,1% della popolazione tra 25 e 64 anni, contro il 32% degli europei; diplomato il 62,7% contro il 79% dell’Ue27.

La lauree in discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono le più richieste ma specie in Italia soffrono di un divario di genere importante. Inoltre manca la collaborazione tra mondo del lavoro e scuola per l’orientamento. Senza giusta formazione non è solo difficile trovare un lavoro, ma anche mantenerlo dato che le migliori aziende hanno programmi di sviluppo dove creatività e innovazione corrono paralleli.

Selezione personale con IA

Il sistema produttivo sta cambiando molto rapidamente con la rivoluzione digitale. L’intelligenza artificiale, già presente in molti ambiti industriali, richiede nuove competenze e capacità di adattamento. Gli algoritmi vengono utilizzati anche per assumere lavoratori, data la possibilità di vagliare in modo automatico migliaia di curriculum ed incrociarli con determinate caratteristiche risparmiando tempo e denaro.

Il mercato della selezione del personale che usa l’intelligenza artificiale già nel 2019 valeva 580 milioni di dollari. Un algoritmo può essere programmato per valutare un curriculum attraverso parole chiave, e anche nei successivi colloqui in modo automatico si possono monitorare le parole usate, il tono della voce e le espressioni facciali. C’è chi ritiene che delegare all’intelligenza artificiale la valutazione di un candidato possa ridurre pareri soggettivi e pregiudizi. Ma é così davvero?

Essendo gli algoritmi di selezione automatica basati sull’apprendimento automatico che valuta comportamenti umani precedenti, non è escluso che la selezione automatica possa essere ancora più discriminatoria. Gli stessi programmatori scelgono modelli del passato dove donne e minoranze certo non sono mai state favorite dal mercato del lavoro.

Automatizzare i processi di selezione del personale per le aziende significa risparmiare tempo e denaro. Il rischio è che l’intelligenza artificiale non sia solo discriminatoria sul piano etico e razziale, ma possa scartare automaticamente anche potenziali talenti e persone non conformi con gli standard fisici, psicologici e comportamentali, ma che potrebbero rappresentare un enorme valore aggiunto per la collettività. Usa ed Europa stanno studiando l’introduzione di norme per contrastare questi problemi.

Trovare lavoro perchè si è belli

Un preconcetto difficile da smentire, perchè basato sui fatti, ad esempio è quello che per trovare lavoro ritiene importante essere di bell’aspetto. Inutile dire quanto in questa società parole come benessere e bellezza siano utilizzate per far levitare carisma, posizione sociale e anche il conto in banca. A confermarlo c’è una ricerca del professore di economia Daniel Hamermesh, autore del libro ‘Beauty Pays.

La ricerca sostiene come nel lavoro i modelli estetici spesso superino quelli valoriali. Analizzando alcune carriere professionali nell’arco di 20 anni, l’economista ha concluso che normalmente le persone attraenti da un punto di vista fisico, non sono solo più ricercate nei ruoli dove aspetto e primo impatto sono importanti, come tra i venditori, ma in generale guadagnino rispetto ai colleghi normali dal 4% fino al 13% in più.

La concorrenza sleale dei belli non riguarderebbe solo le donne, ma anche gli uomini. Puntare su istruzione, esperienza, conoscenza, piuttosto che su bellezza, abbigliamento, charms, potrebbe non bastare. In ogni caso i professionisti che si affidano alla chirurgia estetica per guadagnare di più non fanno un grosso affare. Secondo Hamermesh per ogni dollaro speso in ritocchi estetici, solo 4 centesimi si trasformano in benefici economici.

Trovare lavoro dopo i 50 anni

I cinquant’anni di età hanno sempre rappresentano una soglia particolare a livello psicologico e anche nel lavoro. Il confine tra l’essere troppo giovani o troppo vecchi è un vero mistero: l’età giusta sembra sempre sfuggire. Proprio mentre l’Italia invecchia e già il 20% della popolazione ha oltre 65 anni, chi ha superato la fatidica soglia dei cinquanta come può trovare lavoro senza raccomandazione?

Uno studio condotto dall’Università di Haifa su oltre 500 manager ha riscontrato come il massimo della vita professionale si abbia a 57 anni. Secondo l’Eurostat nel decennio 2000-2010 gli occupati tra 55 e 59 anni sono aumentati del 10,6%, passando dal 50,3% al 60,9%. Ma anche negli Usa l’occupazione tra gli over 55 è cresciuta del 12% proprio negli ultimi anni segnati da una profonda crisi economica. A cosa si deve la nuova vita dei cinquant’enni?

Chi ha superato la soglia dei 50 anni si tiene stretta la propria occupazione spaventato dalle difficoltà economiche, ma non solo. Sono le aziende a cercare personale con esperienza e già formato, in grado di affrontare tutte le problematiche presenti nel mondo del lavoro moderno. Inoltre nei paesi più sviluppati la percezione della vecchiaia si è spostata molto più avanti, dai 71 anni in poi, mentre la mezza età comincia a 49 anni. Insomma una volta tanto invecchiare potrebbe avere anche aspetti positivi, almeno per chi cerca lavoro.

Lavori alternativi o artigiani

Se per trovare lavoro è necessario sapersi ingegnare, mai come oggi tornano in auge gli antichi mestieri artigiani. L’Italia é sempre stata una incredibile fucina di giovani talenti con l’arte di saper costruire, modellare, aggiustare tramandata di padre in figlio. Se le botteghe sparse in tutte le regioni nel recente passato si sono ridotte di numero, é perché i giovani avevano abbandonato le professioni più tradizionali per correre a laurearsi sperando in un futuro migliore.

Meglio stare tutto il giorno chiusi in un ufficio a combattere con colleghi e capi insopportabile o curare la propria bottega e quindi la propria passione? Oggi c’è una netta inversione di tendenza, anche perchè il mercato chiama. Molte famiglie possono riprendersi dallo choc economico per ritrovare un pò di dignità e passione riscoprendo la bellezza di lavorare con le proprie mani lontani da un computer.

Servono panettieri, pasticceri, falegnami, ma anche macellai e calzolai e così la ruota del tempo sembra tornare un pò indietro. Con meno soldi al posto di sostituire l’apparecchio rotto, lo si giusta favorendo il riciclo. Avete provato ad entrare da un ciclista per aggiustare un buco nella camera d’aria? La richiesta di artigiani è sempre più alta e alcune amministrazioni e province si adeguano istituendo corsi per antichi mestieri aperti a giovani e meno giovani.