Tutti sanno che la musica può trasmettere emozioni, così come è provato dalla scienza che ascoltare un certo tipo di musica può far bene a chi è di cattivo umore o soffre di depressione. Nessuno però aveva mai approfondito la relazione tra musica e tristezza, tra tono della voce e un intervallo musicale come quello di terza minore.

Se suonate qualche strumento probabilmente sapete già di cosa stiamo parlando. Per chi invece non lo sapesse, la terza minore è un intervallo musicale (distanza tra due note di una scala) costituito da 3 semitoni, ovvero un tono e mezzo. Per esempio, la terza minore di Do è il Mi bemolle. Semplificando potremmo appunto dire che la terza minore costituisce gli accordi delle canzoni ‘tristi’. Su questo sono tutti d’accordo.

Ad esempio se, banalizzando, vi chiedessimo quale tipo di emozione vi ispira una canzone come ‘Margherita’ di Riccardo Cocciante, dovendo scegliere tra felicità, tristezza, rabbia o paura, tutti sceglierebbero ‘tristezza’. Ugualmente con un brano come ‘Happy Birthday’ rispondereste ‘gioia’. Badate bene, diciamo ‘tutti’ perchè il risultato sarebbe indipendente dai gusti musicali, dalla cultura e dalla esperienza o preparazione musicale individuale.

I compositori hanno iniziato ad associare l’idea di trasmettere emozioni tendenti al dolente mediante la terza minore a cominciare dal 17esimo secolo. Si potrebbe insomma pensare ad una scelta di stile. In realtà uno studio del Cognition Lab della Tufts University ha mostrato che la terza minore non è solo utilizzata nella comunicazione musicale, ma è un sistema che utilizziamo nel trasmettere tristezza anche quando parliamo di dolore.

Analizzando gli intervalli di frequenze (e quindi di note) utilizzati da un gruppo di attori a cui sono state fatte recitare frasi con due parole tipo “Let’s go”, con intonazioni emotive diverse (rabbia, felicità, piacevolezza e tristezza), si è scoperto che gli attori quando parlano utilizzano costantemente la terza minore per esprimere tristezza. Gli aspetti della musica che ci permettono di identificare se un brano è triste, sono quindi presenti anche nel linguaggio verbale.

Per i ricercatori ciò potrebbe dimostrare che musica e parola condividono uno stesso processo evolutivo. In realtà non è ancora chiaro se l’utilizzo della terza minore nel linguaggio sia comune a tutte le culture e lingue. Altri recenti studi su musica e linguaggio hanno però già confermato che persone provenienti da culture diverse, che non utilizzano il nostro sistema tonale, interpretano correttamente il contenuto emotivo della nostra musica.