tendenze moda virtuale

Gli stilisti creano le tendenze della moda ma oltre ad essere promotori del nuovo stile, devono stare anche molto attenti nel decifrare i desideri dei loro clienti. Questo concetto riguarda il fashion e tutti i settori dove si producano beni, prodotti, servizi sul mercato, ma anche contenuti come musica o arte. I produttori determinano nuovi stili influenzati dal sentire comune.

Sia che si tratti di vendere automobili, smartphone o viaggi, gli strateghi del marketing oggi sono molto più attenti agli aspetti emotivi del prodotto. La nuova moda sostenibile ad esempio interpreta una sensibilità sempre più diffusa attenta al rispetto ambientale, per un nuovo consumo consapevole emotivamente coinvolgente ma etico. Poi c’è tutto il settore della tecnologia virtuale che spinge i marchi a nuovi investimenti.

Tendenze moda e consumatori

Nel periodo della pandemia la chiusura dei negozi e la diminuizione dei turisti nelle vie dello shopping ha incrementato le vendite online: il digitale è il futuro della moda? Certamente c’è stat una accelerazione, non solo nei siti di e-commerce ma anche nella customer experience digitale. Da una comunicazione personalizzata fino alle consegne veloci, internet da terra della contraffazione è diventato un mondo di opportunità.

Se è normale che una società basata sul consumo metta i consumatori al centro di tutto, è anche vero che le persone vogliono sentirsi sempre più protagoniste dei loro acquisti. Ed in effetti è ciò che sta succedendo grazie all’avvento di internet e delle nuove tecnologie. I social network stanno dando un grande potere alle masse nel definire le tendenze della moda in termini qualitativi ma soprattutto quantitativi.

Ogni giorno scorrono sul web milioni di parole, immagini, video di influencer o ragazzi e ragazze, vero e proprio carburante usato dall’intelligenza artificiale per predire le nuove tendenze. Gli algoritmi sono in grado di analizzare centinaia di milioni di immagini pubblicate su Instagram per scoprire con estrema precisione colori, forme e materiali dei capi indossati dalla gente ovunque nel mondo. Sono stili che i marchi devono considerare e a cui è facile che si adeguino. Ma allora chi lancia i trend: i produttori o i consumatori?

Tendenze moda e algoritmi

Come in tutti i settori di mercato anche nel fashion i dati personali sono il nuovo petrolio del millennio. Si tratta di un cambiamento epocale che oltre a diminuire i costi per la ricerca, nasconde il rischio di rendere un pò tutto uguale. Il risultato è che più che guardare le passerelle degli stilisti, o discutere su riviste specializzate di eleganza, buon gusto e fascino, basta collegarsi a servizi come Tag walk. É un motore di ricerca della moda che consente di scoprire rapidamente cosa sta andando in un preciso momento.

La disintermediazione dei contenuti non riguarda solo la moda, è un fenomeno comune nell’era dei social. Come nel caso di musica, film o notizie, anche il mondo dell’abbigliamento produce sempre più tendenze dal basso, rendendo il lavoro dei creativi diverso dal passato e molto soggetto al marketing. Se l’importanza dei click e il comportamento dei consumatori cresce, lo spazio per l’invenzione pura viene necessariamente ridotto. Ma c’è di più.

L’intelligenza artificiale non può capire quando è la combinazione tra vestito e persona a fare la differenza. Gli algoritmi non si occupano di sensibilità ma di numeri, non conoscono il contesto culturale in cui può svilupparsi una tendenza. Eppure l’evoluzione della moda ha sempre avuto a che fare con la personalità sul piano oggettivo o soggettivo. Basti pensare al rapporto tra moda e musica o al fatto che uno stesso capo può essere elegantissimo o fuori luogo a seconda della situazione o di chi lo indossa.

Moda e tecnologia virtuale

In una società basata sul capitalismo dei dati il rischio è che il consumatore venga messo al centro, ma il gusto personale sia del tutto sopraffatto. Eppure ancora una volta i consumatori, dopo essere stati scansionati dagli algoritmi, vengono blanditi dalla tecnologia. Se l’ecommerce cresce, software di realtà aumentata sempre più sofisticati consentono di aumentare le percezioni sensoriali di chi fa acquisti online.

Non serve più uscire di casa per provarsi i vestiti. Un sistema sviluppato da Gucci consente ad esempio di provare le scarpe inquadrando i piedi con la fotocamera dello smartphone, mentre L’oréal con Signature Faces conte di truccarsi virtualmente provando i prodotti di make up. Stesso discorso riguarda il barbiere: Amazon ha lanciato Amazon Saloon, un parrucchiere virtuale per scegliere tagli e tinte semplicemente guardandosi allo schermo.

Nel caso dell’acconciatura virtuale prima o poi toccherà farsi mettere le forbici nei capelli, ma come sostiene l’indagine Try it, trust it, buy it di Accenture, l’importante prima di acquistare è provare. I consumatori sono anche propensi a spendere di più se possono provare virtualmente i vestiti con software di realtà aumentata prima di acquistarli. Insomma il futuro dello shopping online è immersivo. Poco importa se dietro ogni mossa che facciamo c’è un algoritmo di intelligenza artificiale pronto ad apprendere il nostro stile, che di personale comincia ad avere ben poco.

Lusso e intrattenimento

Il settore della realtà aumentata non è una solo tendenza della moda, riguarda ad esempio la musica e vale già decine di miliardi a livello globale. Il connubio tra lusso ed intrattenimento è sempre più forte e nel mondo del fashion gli sviluppi previsti nel futuro sono enormi. Anche se siamo solo all’inizio, ologrammi e spazi virtuali vengono già utilizzati per fare dialogare buyer, consumatori, media e influencer in ogni parte del mondo.

Quello che conta è vendere sogni e rendere il marchio più desiderabile è lo scopo dei grandi marchi. E dato che su internet ci sono tutti, può funzionare non esserci: Bottega Veneta ha abbandonato Instagram lasciando un alone di mistero e la condivisione dei prodotti ai clienti. Ma c’è anche chi come Karl Lagerfeld si inventa lezioni di yoga, meditazione o disegno online, oppure Dior che distribuisce podcast dei designer, o Chanel che chiama artisti a produrre musica e video personalizzati.

Il rapporto tra lusso ed intrattenimento, musica e moda non è una invenzione di internet, ma il peso della creatività per gli stilisti è sempre più importante per emozionare anche nel mondo virtuale portando nuovi simboli e valori. Esaurita la spinta dell’ostentazione, può esserci quella della sostenibilità, delle filosofie anti spreco che favoriscono gli abiti usati. Il marketing online ha bisogno di nuovi testimonial credibili veicolati attraverso gli strumenti della tecnologia.