spotify taylor swift

Non è solo la società ad essere sempre più divisa tra ricchi e poveri, ma anche il mondo della musica. Da una parte Taylor Swift, U2 e i big. Dall’altra artisti minori che arrancano in un mercato non economicamente sostenibile

Degli U2 che hanno regalato la propria musica su iTunes abbiamo già parlato e visto le conseguenze a breve e lungo termine. A breve è che quasi 100 milioni di persone hanno ascoltato il disco e una percentuale correrà ai loro concerti mantenendo alto il loro brand. A lungo termine è che l’idea ha generato molte perplessità in chi, non potendosi permettere una simile operazione pubblicitari a, non può che constatare come la musica gratis sia un fenomeno oramai accettato e imposto anche dall’alto con tutte le conseguenze del caso per gli artisti più ‘poveri’ che con la vendita di musica campano ancora senza venire sponsorizzati direttamente dalla Apple.

Taylor Swift lascia Spotify Sempre parlando di musicisti ricchi, la notizia è che Taylor Swift ha abbandonato Spotify rimuovendo l’intero suo catalogo sostenendo che le piattaforme di streaming sono responsabili del continuo declino finanziaria dell’industria musicale. Una mossa che come prima conseguenza ha avuto un incremento dei fans che sono corsi a comprare il suo album, che è anche forse condivisibile se pensiamo ai guadagni esigui che gli artisti percepiscono su Spotify rispetto ad esempio al download con iTunes o ai cd, ma che non tiene conto dell’evoluzione del mercato.

Lo streaming ha avuto il merito di rendere inutile il peer to peer che dai tempi di Napster (parliamo del 2000) è stata la vera catastrofe per chi produce musica e che infatti tra il 2005 e il 2012 è calato del 50%.

Ritorno al passato

Taylor Swift decide di tornare al passato affidandosi a supporti in declino rapido (-14% di album venduti nel 2014) con un mercato che dalle vendite incassa meno di 4 miliardi dai 13 miliardi del 2000. La colpa è di Spotify o è solo un modo per fare cassa? I giovani da molto tempo ascoltano musica gratis su YouTube (+ 42% di visitatori anche nel 2014) che non a casa si appresta ad offrire il servizio di streaming Music Key in abbonamento, mentre gli artisti devono passare il loro tempo tra Facebook e Twitter a proporre brani gratis della loro musica sperando che con la condivisione il loro nome entri nella testa dei fans, almeno per vederseli entrare ai concerti.

Differenza tra grandi e piccoli artisti

La verità è che vendere dischi nel’era del digitale è sempre più difficile, ma mentre le ricche star come U2 e Taylor Swift – un patrimonio stimato da Forbes in 230 milioni di dollari e artista più ricca del 2013 – possono sempre inventarsi qualcosa, al limite un profumo o una linea di moda per monetizzare i milioni di followers sui social, sono i piccoli e medi artisti a soffrire di più dovendo inseguire gli ascoltatori ovunque si trovino, Spotify compreso, pena la sparizione e l’anonimato.

Mondo diviso in due

Spotify sta facendo di tutto per convincere Taylor Swift a cambiare idea e ha promosso una campagna di social media tra i suoi fans delusi. La cantante più che commuoversi davanti a tanto interesse e affetto, vorrà probabilmente ricevere in cambio più soldi a click. Vedremo se Spotify saprà accontentarla, magari riorganizzando il proprio modello di business anche a vantaggio degli altri artisti. Evidentemente non è solo il mondo reale a dovere riflettere sul suo futuro tra grandi che si mangiano i piccoli diventando sempre più ricchi: nella musica le cose vanno anche peggio.