tastiera musicale

L’evoluzione delle tastiere musicali inizia dal clavicembalo per arrivare ai moderni synth virtuali. E’ importante sottolinearlo perchè la storia della musica non è fatta solo di grandi compositori, ma anche di strumenti costruiti da geniali liutai che hanno permesso che melodie e armonie arrivassero alle nostre orecchie. Solo più tardi sono arrivati gli amplificatori e gli strumenti elettronici costruiti da ingegneri o elaborati dai programmatori.

Che le tastiere musicali e i cosiddetti sintetizzatori facciano parte della storia della musica non c’è dubbio, dato che alcune sonorità e suoni generati in modo elettronico sono parte integrante degli arrangiamenti delle canzoni di successo del rock, dai Beatles in poi. Anche i non musicisti sanno cosa sono i synth per averli visti suonare nei concerti o ascoltati nei dischi. Ma come sono nati e qual è il loro futuro?

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Musica e tecnologia

Oggi si parla di streaming e tecnologia ma il progresso tecnologico è sempre stato tra i protagonisti della storia della musica già molto prima dell’invenzione del grammofono e degli altri supporti musicali. Quando l’elettronica e l’informatica non esistevano, è stata la meccanica a decidere l’evoluzione degli strumenti musica acustici, da quelli antichi suonati dai greci, ai violini Stradivari della liuteria artigianale del settecento, fino ai migliori pianoforti Steinway del ‘900.

Molto tempo prima delle tastiere musicali elettroniche, il progresso ha permesso di realizzare strumenti acustici sempre migliori. Da Leonardo in poi geniali inventori musicisti hanno costruito strumenti originali o dal suono particolare. La stessa cosa è successa a metà del ‘900, quando le cosidette pianole elettriche sono apparse sul mercato, prima sotto forma di sintetizzatori dai suoni originali, poi come pianoforti digitali o strumenti virtuali.

Negli anni ’70 l’uscita di nuove tastiere elettroniche è coincisa con il periodo d’oro del rock. I suoni dei sintetizzatori hanno definito gli stessi stili musicali dei maggiori successi discografici. Musicisti, tastieristi e produttori musicali hanno sempre avuto necessità di disporre di library di suoni il più ampie possibili da gestire in modo semplice, sia per registrare dischi in studio che per suonare dal vivo.

Tutta la storia della musica pop e leggera è corsa parallela all’evoluzione della tecnologia. Le tastiere musicali hanno cominciato a diffondersi negli anni ’60 insieme a tv, lavatrici e a tutta un’altra serie di apparecchi elettronici per il consumo di massa. Fino a quel momento si suonavano strumenti acustici di corde e legno, eventualmente amplificati, come erano anche le prime chitarre Gibson o Fender elettrificate.

Storia tastiere musicali

Il precursore dei sintetizzatori elettronici è il Dynamophone, detto anche Telharmonium, inventato a fine ‘800. Costruito utilizzando 12 generatori elettromagnetici a vapore, pesava 200 tonnellate. Inutile dire che non ebbe molto successo. Più fortuna ebbe il Theremin nel 1919 e poi negli anni ’30 arrivò uno strumento chiamato Trautonium che produceva suoni in modo continuo, utilizzato da Alfred Hitchcock per la colonna sonora del film “Gli Uccelli”.

Per arrivare a qualcosa di simile alle moderne tastiere musicali elettroniche bisogna arrivare al 1956 quando nasce l’Electronic Music Synthesizer Mark sviluppato dagli ingegneri americani Harry F. Olson e Herbert Belar nei laboratori della RCA. Il nome ‘sintetizzatore’ è ancora comunemente usato per definire strumenti musicali dalle sonorità elettroniche. Se i primi synth funzionavano con meccanismi elettromagnetici, poi sono arrivati i transistor e infine i circuiti integrati, sostituiti oggi da software per computer nei cosiddetti synth vituali.

La vera svolta delle tastiere elettroniche arrivò negli anni ’60 con il Moog, piccola tastiera dal suono e dall’aspetto inconfondibile, diventato sinonimo di sintetizzatore per qualche decennio. Le decine di manopole utilizzate dal primo sintetizzatore prr modificare il suono, lo facevano assomigliare più ad una astronave che a uno strumento musicale. Ne sono rimasti affascinati musicisti di ogni genere e parte del mondo, con sonorità che hanno segnato tutta la musica rock degli anni ’60 con un fascino vintage che continua ai giorni nostri.

Sintetizzatori: il Moog

Il Moog fu creato in una bottega di New York nel 1964. Robert Moog, ingegnere e inventore di origine tedesca, già a 19 anni nel suo laboratorio si dilettava nella costruzione di Theremin, ma la sua curiosità lo fece andare oltre. Fu Raymond Scott, pioniere della musica elettronica, ad offrirgli lo spunto per creare un nuovo strumento che nacque quasi per caso. “Non sapevo nemmeno cosa diavolo stessi facendo” disse, avvalorando la tesi che le invenzioni migliori nascono grazie ad un mix di talento, fantasia, creatività e fortuna.

Inizialmente il suono del nuovo sintetizzatore conquistò i musicisti d’avanguardia e i produttori di film di fantascienza. Solo successivamente, dalla fine degli anni ’60 e con la nascita del movimento rock psichedelico, fu adottato praticamente da tutte le più importanti band di musica rock, pop, funky e soul del mondo. Ne furono realizzate varie versioni, come il famoso Mini Moog portatile. Chi ha superato la soglia dei 30 anni lo avrà apprezzato in molti dischi dei Doors, Rolling Stones, Emerson Lake and Palmer, piuttosto che in qualche vecchio vinile della nostrana PFM.

La fortuna del Moog durò fino agli anni ’70, quando venne soppiantato da tastiere musicali sempre più sofisticate ed economiche, che riproducevano suoni sintetizzati in modo semplice. Il mercato si era sviluppato e avevano fatto il loro ingresso colossi giapponesi come Yamaha e tante altre marche di tastiere musicali ancora oggi all’avanguardia del settore. Dopo tanto successo il signor Robert Moog fece la fine della drogheria sotto casa quando aprirono i centri commerciali: fu costretto a vendere tutto e chiuse bottega.

Negli studi di registrazione di tutto il mondo nel frattempo spopolavano synth virtuali installati sui computer con pochi euro o craccati, che riproducevano suoni simili all’originale. Ad oltre 70 anni di età Robert Moog riuscì a riappropriarsi del suo marchio dedicandosi alla tecnologia digitale. Grazie ad una partnership con Arturia, società che crea software musicali, le sue sonorirà ancora oggi suonano sui computer grazie a strumenti virtuali capaci di imitare in tutto e per tutto il suono della sua creatura.

Il suono del Moog é ancora oggi tra i più usati per produrre musica di vari generi, dalla techno fino all’hip-hop per arrivare al jazz. Musicisti e arrangiatori fanno a gara nel riscoprire le sue tipiche sonorità analogiche vintage sempre di moda. Certo era un po’ diverso suonarlo girando le manopole della versione originale, un aggeggio a valvole e transistor pesante 50 kg, piuttosto che usare il mouse sullo schermo di un computer, ma il mondo oramai è digitale. Anche Google ha dedicato un Doodle al Moog facendolo scoprire il alle nuove generazioni di musicisti e tastieristi sparse nel mondo.

Dal Midi ai synth modulari

Parlando del Moog abbiamo già visto come anche per le tastiere musicali l’avanzare della tecnologia abbia accelerato il fenomeno della miniaturizzazione e dematerializzazione. Un passo importante in questa evoluzione é arrivato dall’introduzione del Midi (musical instruments digital interface). Il sistema inventato nel 1983 consente di collegare in modo semplice moduli sonori, synth virtuali e software di generazione sonora con tastiere o altri dispositivi che fungono da semplici controller. Una tastiera Midi priva di suoni collegata ad un modulo audio separato può disporre di una infinita gamma di suoni.

I moduli audio controllati via Midi si possono usare sia in studio di registrazione che dal vivo come apparecchi separati per ampliare i timbri a disposizione dei musicisti. Fanno parte dei moduli sonori anche dispositivi da programmare per creare ritmi e accompagnamenti che funzionano in modo autonomo. L’avvento di computer sempre più veloci e potenti e con grande memoria ha poi permesso di trasformare questi dispositivi in software e plugin definiti “strumenti virtuali”.

Nella musica digitale moderna le scatole hanno lasciato il posto ai bip rendendo il processo di creazione musicale molto libero. Con i synth modulari la scelta dei musicisti è infinita. Tutti possono creare strumenti che si adattino alle esigenze miscelando suoni ed effetti con un semplice click del mouse. Alcuni sistemi modulari possono prendere l’input da strumenti analogici, come ad esempio la chitarra, elaborandone il segnale per modificarne il timbro fino a trovare nuovi suoni per infinite sperimentazioni.

Plugin di synth virtuali

Gli strumenti virtuali sono plugin che funzionano come sintetizzatori o campionatori. possono emulare vecchie tastiere vintage, dai moog agli hammond al DX7 di Yamaha, strumenti elettrici come l’organo Hammond, oppure funzionare come campionatori di suoni analogici e digitali. I timbri sonori creati da programmatori che possono essere ulteriormente modificati sul monitor attraverso il mouse del pc.

I campionatori virtuali possono suonare samples di librerie di strumenti acustici che si trovano in commercio con suoni campionati che possono venire installati direttamente nell’hard disk del computer. Una volta installati i plugin degli strumenti virtuali offrono una gamma infinita di suoni ed effetti per produrre musica. Basta una tastiera Midi e un pc per prendere il posto delle molte tastiere che si vedevano nei concerti degli anni ’70 con grande risparmio di spazio e denaro. Di seguito una raccolta dei maggiori produttori di virtual synth, suoni e software per produrre musica.

Native Instruments Azienda specializzata nella creazione di synth da gestire su pc senza dovere utilizzare moduli esterni. L’architettura di sintesi ibrida dei suoi prodotti e un sofisticato sistema di modulazione degli effetti fornisce una gamma illimitata di suoni. Battery è dedicato ai suoni di batteria, Kontact serve per la gestione dei samples, Reaktor offre più di 70 sintetizzatori, mentre Vintage Organ offre l’emulazione dello storico Hammond su pc

Steinberg Una gamma di strumenti e campionatori virtuali che comprende i campionatori Halion per gestire qualsiasi tipo si sampes e strumento, i pianoforti di The Grand e la Symphony orchestra capace di emulare una vera orchestra sinfonica oltre ad una serie di straumenti e tastiere vintage

Reason Non è solo un synth virtuale ma un completo sistema di registrazione musicale integrato in uno studio di produzione con un numero illimitato di tracce audio, e una collezione enorme di suoni

8Dio Azienda specializzata nello sviluppo strumenti virtuali orchestrali di alta fascia per la produzione di colonne sonore, con librerie di samples disponibili in pacchetti scaricabili tra cui violini, violoncelli, percussioni, voci, pianoforti, cori e molto altro.

Kvr Audio Effetti e plugin di synth virtuali, applicazioni mobile per iOS e Android ma anche hardware e prodotti correlatiper la produzione di musica digitale

Synthogy E’ specializzata nei suoni di pianoforte e produce Ivory, una suite di software interamente dedicati al piano a coda con librerie di suoni campionati di classe mondiale

Spectrasonic Leader nel campo dei software di strumenti virtuale e plug-in, realizza synth virtuali utilizzati dai migliori artisti della registrazione, produttori, remixer e compositori cinematografici per suoni di sintetizzatore, orchestra, pianoforte

Toontrack Sviluppa prodotti per fare musica con una gamma di suoni molto ampia che va dalle batterie virtuali ai cori, fino ai pianoforti e alle tastiere

Marche di tastiere musicali

Se il Moog é stata la prima tastiera monofonica , in grado di suonare solo una nota per volta, ben prima di arrivare  ai moduli sonori Midi e agli strumenti virtuali odierni, l’evoluzione della tecnologia è passata attraverso le tastiere polifoniche che  potevano suonare accordi e più note contemporaneamente. Tra i modelli più noti ai musicisti ci sono lo Yamaha GX1 uscito nel 1975, oppure il Synclavier. Ecco un elenco di marche di tastiere elettroniche più famose.

Korg Il famoso marchio giapponese presenta le sue tastiere e workstation digitali con suoni che vanno dal pianoforte fino alla batteria

Roland Sintetizzatori a tastiera di questa importante marca nel panorama mondiale con un’ampia gamma di timbri da scegliere per suonare a casa o in concerto

Yamaha Sintetizzatori a tastiera e workstation, quasi degli studi digitali completi che uniscono suono acustico e digitale per prestazioni da studio professionale

Alesis Synth analogici con tecnologia d’avanguardia e sintetizzatori digitali potenti e facili da usare con suoni che vanno dagli strumenti classici a timbri spaziali

Kurzweil Nuova generazione di tastiere musicali con architettura di sintesi con suoni che vanno dal tradizionale al tagliente per qualsiasi tipo di musica da suonare

Novation Moduli sonori, rack e tastiere e un nuovo pad che permette di eseguire brani musicali o mix da altri artisti senza sapere la musica

Nord Una linea di prodotti che vanno per la maggiore sui palchi d tutto il mondo diventati famosi per l’emulazione del timbro di organo hammond

XE-200 La storico Hammond, l’organo inconfondibile si rinnova mantenendo fascino e famose sonorità vintage

Casio La casa giapponese produce vari modelli di tastiere musicali per uso casalingo dall’ottimo rapporto qualità prezzo, ottime per principianti

Tastiera senza tasti

Prendere spunto dal passato per guardare al futuro è una regola valida anche nella musica. Oltre 360 anni fa Bartolomeo Cristofori inventava il pianoforte per superare i limiti del clavicembalo in termini di espressività e dinamica. Le tastiere Seaboard invece sono strumenti dell’era moderna progettate da decine di ingegneri per superare i limiti delle tastiere elettroniche. Introducono un nuovo concetto di superficie continua per offrire ai musicisti un numero infinite di potenzialità espressive.

Seaboard è un piano fretless, cioè una tastiera senza tasti. Il fatto che non esista una separazione fisica tra i tasti e quindi tra le note, rende questo strumento davvero particolare e riferito ad un’era analogica in cui non si parlava di bit ma di sinusoidi. Si suona come un pianoforte ma oltre a non avere tasti separati, la sua meccanica soft-touch è sensibile alla pressione. Applicando più o meno forza in qualsiasi punto le note possono essere fatte vibrare o modulate, mentre spostando il dito verso il basso si possono ottenere altri effetti. Può essere usato come controller per suonare ogni tipo di strumento.

Lo stesso principio sfruttano le Continuum Fingerboard progettate da Lippold Haken e prodotta dalla statunitense Haken Audio. Questo strumento rivoluziona il concetto di tastiera sostituendolo con un unica superficie liscia di gomma rossa tattile e senza tasti. La tastiera Continuum si può suonare con dieci dita come un normale pianoforte, ma è anche possibile fare scivolare sulla sua superficie le dita in orizzontale e verticale moltiplicando gli effetti sonori. Come ogni altra tastiera può pilotare sintetizzatori e campionatori per avere una gamma di suoni infinita.