fisco e tasse

Lo streaming di Spotify dilaga sui dispositivi digitali e la musica è sempre meno fisica. Come fare ad aiutare i negozi di dischi che rischiano di scomparire? Tassando smartphone, tablet, e-reader e computer

Ogni anno il Record Store Day è un successo e l’interesse dei consumatori nel sostenere luoghi dedicati alla musica non manca. Ma le notizie che arrivano sul fronte della crisi non lasciano scampo a piccole e grandi catene di negozi di dischi che sono in crisi e stanno chiudendo. In Francia Virgin Megastore ha annunciato chiuso i negozi e la Fnac naviga in acque tempestose. In Inghilterra HMV ha chiuso ad inizio anno.

La combinazione tra recessione, crescita del mercato digitale e pirateria non spaventa solo i negozi di dischi ma tutti i settori legati a cultura e intrattenimento. La Francia sembra l’unico paese a volere prendere iniziative per proteggere i lavoratori. E’ un paese all’avanguardia nel comparto culturale e non solo per quanto riguarda la dissuasione al download illegale come si è visto con la legge Hadopi.

Ma anche criticando catene online come Amazon che vendono prodotti a prezzi super scontati con strutture che prevedono pochi dipendenti e gestioni amministrative create per non pagare tasse nei paesi dove i beni sono venduti. Resta da capire se si tratta di una battaglia persa in partenza o se è opportuno ribellarsi al nuovo ordine delle cose che internet ha imposto. Ma come fare in modo di aiutare i negozi di dischi dove gli appassionati da sempre possono incontrarsi per scambiarsi idee?

Il ministro della cultura francese Aurelie Filippetti ha proposto una nuova tassa dell’1% su smartphone, tablet, e-reader e computer. Raccoglierebbe 80 milioni di euro che potrebbero andare a negozi di musica e dischi in difficoltà, librerie ma anche a rivendite di dvd, aiutando l’industria musicale e quei settori messi in crisi dall’evoluzione del mercato e dalla pirateria online.