La discussione sul junk food esiste da molto tempo nei paesi di tutto il mondo e ora arriva anche in Italia: introdurre o meno una tassa sul cibo spazzatura? Forse in Italia tassa sulle bevande gassate.

Parlare di nuova tassa in un momento come questo non può certo essere molto apprezzato, specie se di mezzo c’è il cibo. Eppure anche un recente rapporto sul diritto al cibo delle Nazioni cita il fatto che il diritto all’alimentazione non può essere ridotto solo al diritto a non morire di fame. Sul rapporto si legge che gli stati hanno il dovere di tutelare il diritto ad una dieta adeguata, in particolare regolando il sistema alimentare.

Secondo la relazione sono le nazioni occidentali ad aver permesso all’industria agroalimentare di inserire nel mercato cibo spazzatura, carico di grassi e zuccheri dannosi per l’organismo, ad un prezzo basso al posto di favorire la diffusione di una distribuzione diretta dai contadini o di altri punti vendita dedicati ai prodotti freschi. Per ridimensionare il fenomeno ora auspicano una tassa del 10 per cento su bibite gassate e alimenti che contengono troppi grassi saturi, grassi, sale e zucchero. Anche l’Italia ora ci strebbe pensando. Non ad una tassa in generale sul cibo spazzatura, ma ad una tassa di tre centesimi sulle bibite gassate da 33cl: Coca-cola, Fanta, Sprite e via dicendo, che porterebbe allo stato 250 milioni di euro da spendere per la prevenzione e l’informazione. Insomma un discorso che merita approfondimenti e non solo chiacchere da bar che, come spesso è avvenuto in Italia, possono diventare più importanti di scelte politiche corrette.