Donna misura taglie dei vestiti

Come misurare le taglie dei vestiti da uomo e donna e perchè non esistono misure precise nell’abbigliamento? Tutto cambia a seconda del paese di produzione e della azienda produttrice, anche per la vanità di chi fa shopping

Non sapete più come misurare le taglie dei vestiti che sembrano cambiare in continuazione? Allargare le dimensioni dei vestiti senza aumentare il numero di taglia è la decisione presa da molte aziende di abbigliamento dopo attenti studi di psicologia e marketing. Rinfacciare ai potenziali acquirenti di essere fuori peso forma potrebbe essere controproducente per la vendita dei loro prodotti. Meglio adottare taglie decisamente più grandi rispetto al passato senza farlo sapere.

Tutti sono confortati dall’esibire una taglia più piccola, donne fiere di una taglia 44 e maschietti ben orgogliosi di una 48: ma siamo sicuri che siano misure reali? Se il segreto delle vendite si chiama ‘vanity sizing’ è perchè le persone fanno di tutto per sembrare in forma tra palestre e diete massacrati. Il risultato è che dagli anni ’70 ad oggi la misura della taglia 48 da donna dei pantaloni è cresciuta di circa 10 centimetri sulla vita. Sui fianchi la misura è aumentata di oltre otto centimetri arrivando ad assomigliare alla vecchia taglia 52, e così per tutte le altre misure. I nostri nonni erano sicuramente più magri e vestivano una taglia minore rispetto ad oggi. Ma quali sono le giuste misure?

Taglie dei vestiti corrette

Non esiste una classificazione univoca. Le misure sui cartellini rimangono sempre e comunque indicative: ogni brand ha propria vestibilità e ogni persona si adatta in modo diverso alle misure. Esistono delle misure standard adottate come valide nei diversi Paesi del mondo che regolano le taglie dei vestiti in base alle dimensione del corpo. Con l’avvento dello shopping online conoscere i parametri di misurazione è diventato fondamentale. Il problema è che non sempre corrispondono nella realtà.

A livello europeo troviamo il modello EN 13402 messo a punto a partire dal 1996 dal Comitato Europeo di Normazione CEN/TC 248/WG 10 da cui è possibile conoscere i parametri di misurazione per definire le taglie. Ma non è così semplice. Tra Italia, Spagna e Francia ci sono delle differenze da calcolare. In media si tratta di togliere 4 punti alla taglia originale per avere la corrispondente spagnola o francese. La taglia 46 in Italia corrisponde alla 42 in Francia.

In Inghilterra esiste una misurazione ancora differente. Qui bisogna togliere 32 unità alla taglia di partenza: la 46 corrisponde alla 14 inglese. Il confronto con le taglie unisex americane invece è abbastanza semplice. Basta acquistare una taglia in meno per le magliette: la M in Italia corrisponde alla S in America. Mentre per i vestiti e cappotti bisogna togliere 10 unità e la 46 diventa 36. Meno 16 ai jeans (la 46 diventa 30) e per le camicie invece basta sottrarre 30.

Misurare taglia senza sbagliare

Per misurare le taglie esistono tabelle di conversioni che su internet consentono di trovare tutte le indicazioni specifiche. Il consiglio generale per i jeans è di verificare anche la lunghezza, spesso esiste la possibilità di acquistare modelli più o meno lunghi di gamba. Per gli acquisti online le grandi aziende di abbigliamento cercano soluzioni valide per risolvere il problema e incentivare gli acquisti.

L’utilizzo di body scanner digitali capaci di ottenere una lettura più accurata della forma e delle dimensioni della persona sembra essere il traguardo da perseguire. L’esempio è il sistema Zozosuit creato dall’azienda giapponese Zozo, leader nella vendita di abbigliamento per giovani e all’avanguardia per la tecnologia. Si tratta di una applicazione che riesce a trasformare in 3D il corpo e le misurazioni che lo interessano.

Con la moda curvy la misurazione è ancora diversa da quella classica. La distinzione è tra taglie calibrate, che si avvicinano a quelle tradizionali ma più grandi e conformate. Queste ultime sono create per aderire alle forme del corpo, dipende dalla tipologia della persona. Sono le così dette taglie forti o taglie comode che aziende specifiche del settore hanno adottato per soddisfare chi ha misure più ampie e vuole esaltare i propri pregi.

Rivincita delle taglie curvy

E se dopo tutta questa fatica per rimanere in forma o fingere una taglia che non abbiamo, la soluzione fosse non preoccuparsi? Complice una alimentazione squilibrata che favorisce il sovrappeso, in America il marketing della moda punta sempre più sulle form curvy. D’altronde è inutile rappresentare nelle pubblicità modelle scheletriche, con foto magari modificate da photoshop, che nessuna donna della terra sarà mai in grado di imitare.

D’altronde che la magrezza sia sinonimo di bellezza ed eleganza è solo un fatto recente imposto dalla moda. Basta tornare indietro qualche decennio per capire che la taglia 50 è una realtà che nessuna ‘vanity sizing’ può cancellare. In America è nata anche la startup Universal Standard dedicata alle donne che non si preoccupano della taglia ma vogliono essere libere di scegliere come vivere il loro fisico senza rinunciare agli acquisti. Altrimenti per non sbagliare taglia l’unica alternativa è confezionare dei vestiti fai da te ed imparare a cucire: una passione coinvolgente che mette in primo piano i propri gusti e le giuste forme.