Mamma e figlio che suonano il pianoforte

Lo dicono gli scienziati che studiano i segreti della creatività e nell’intelligenza dell’uomo. Tra gli ingredienti necessari a costruire una sana e forte architettura cerebrale c’è la musica.  Suonare uno strumento fa bene al cervello, contribuisce allo sviluppo neurologico e ha molti benefici a livello di salute mentale e benessere generale. A che età è meglio iniziare e qual è il modo migliore per studiare musica?

Quando si parla di suonare uno strumento tutti più o meno hanno in mente esempi di amici che si accompagnano alla chitarra, o suonano il pianoforte in modo più o meno accurato. In realtà questi sono piccoli esempi di come la musica possa essere centrale in un percorso di formazione e crescita di bambini e adulti. Ma davvero chi suona è diverso e l’educazione musicale può aiutare a trovare sè stessi?

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Suonare fin da neonati

Molti studi hanno constatato come il godimento della musica nei bambini inizi già nel grembo materno, quando diventa movimento stimolando poi la capacità di linguaggio e attenzione. I benefici del suonare uno strumento sono chiari ancora prima che i bambini sappiano parlare e camminare. Laurel Trainer direttrice del McMaster (Institute for Music and the Mind) ha condotto una ricerca durata sei mesi confrontando gruppi di piccoli coinvolti attivamente nel fare musica con altri sottoposti solo ad ascolto passivo.

Bambini con meno di un anno possono già sviluppare la capacità di percepire l’altezza dei toni musicali necessaria ad un ascolto consapevole. Chi impara a suonare strumenti a percussione e alcune canzoncine migliora a livello comportamentale e si dimostra più tranquillo e comunicativo, diminuiscono capricci, pianti e sono più facili da consolare, più sorridenti e meno a disagio in situazioni sconosciute.

Crescere con la musica serve a costruire la personalità e la capacità di interagire con il mondo. Lo sostenevano anche i filosofi greci, ma suonare uno strumento non più così diffuso dato che nel tempo libero la musica compete con mille attività e distrazioni come smartphone, social, videogiochi e film in streaming. Se una volta il solo avere un pianoforte in famiglia significava essere persone per bene e impegnate a migliorarsi culturalmente, oggi la musica spesso è solo un semplice sottofondo. E non solo i bambini hanno molto da perdere.

Benefici del suonare

Suonare uno strumento fin da bambini mette in moto capacità uditive, cognitive, emozionali e spaziali. Le differenze tra chi suona uno strumento risultano molto evidenti anche per i ricercatori dell’Hospital Infantil di Città del Messico. Analizzando con una scansione elettronica il cervello di bambini tra i 5 e 6 anni dopo un periodo di lezioni di 9 mesi, gli scienziati hanno rilevato un forte incremento di connessioni neuronali. Ciò comporta evidenti miglioramenti cognitivi anche in bambini affetti da autismo, deficit di attenzione e iperattività.

Secondo i risultati di una ricerca svolta su bambini di 4 o 5 anni e pubblicata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze, suonare uno strumento influenza anche le capacità verbali. Un test ha scoperto che tre lezioni a settimana di pianoforte di 45 minuti in 6 mesi aumentano considerevolmente la capacità di riconoscere parole basate su consonanti. Un risultato molto maggiore rispetto a chi nello stesso periodo aveva solo letto o non ricevuto alcun training specifico.

Insegnare musica ai bambini già dalla primissima infanzia può quindi migliorare le competenze linguistiche ancora più degli esercizi di lettura. I piccoli musicisti sviluppano una maggiore attenzione ai suoni delle parole, anche nelle conversazioni. Un miglioramento delle capacità verbali dei musicisti è stato recentemente analizzato da neurologi della Northwestern University in Illinois nella comprensione di audio o video di conversazioni tra persone.

Secondo gli studiosi chi si allena per molti anni a suonare uno strumento musicale sviluppa un sistema per elaborare stimoli sonori e visivi in una regione molto profonda del cervello, il tronco cerebrale, coinvolta anche nella comprensione del linguaggio parlato. Suonare potrebbe aiutare a risolvere disturbi del linguaggio come la dislessia, soprattutto nei bambini. Molti neurologi sostengono che per un bambino può essere più coinvolgente ed efficace studiare musica piuttosto che fare esercizi di fonetica.

Chi suona va meglio a scuola

Gli studenti e i ragazzi che suonano hanno in generale migliori capacità di apprendimento e un migliore rendimento nelle materie scolastiche, in particolare in quelle linguistiche. Suonare sviluppa l’orecchio musicale e secondo i ricercatori all’Aaas, organizzazione internazionale no-profit che si dedica al progresso della scienza in tutto il mondo, imparare a percepire ed isolare singoli strumenti e suoni di un’orchestra aiuterebbe a distingure meglio le parole del maestro, anche in una classe particolarmente rumorosa.

Dato che il sistema nervoso di chi suona uno strumento risponde più velocemente agli stimoli sonori, chi approfondisce una pratica musicale inoltre coglie anche maggiori informazioni nelle sfumature utilizzate dal proprio interlocutore. Per gli studenti il vantaggio è apprezzare le variazioni di tono della voce dell’insegnante evitando di distrarsi. Ma la musica può dare una grossa mano anche nel diminuire la correlazione tra livello sociale e performance scolastiche.

Helen Neville dell’Istituto di Neuroscienze dell’università dell’Oregon negli Stati Uniti, ha dimostrato con una ricerca sperimentale condotta su 141 bambini, che la musica può compensare anche le differenze sociali e di reddito delle famiglie. I ragazzi più grandi figli di genitori di fasce sociali svantaggiate, hanno ottenuto un netto miglioramento dei risultati scolastici migliorando l’attenzione e la capacità di interagire con i coetanei.

Famiglie che suonano

Suonare uno strumento da bambini è preferibile, ma la pratica musicale a qualsiasi età è un elisir di lunga vita. Bambini e ragazzi grazie alla pratica musicale ottengono buoni risultati a scuola, ma poi il miglioramento delle funzioni cognitive dura per sempre. Il ruolo dei genitori è come sempre fondamentale nello sviluppare passioni che hanno conseguenze durature nel corso della vita.

Solo un ambiente sonoro ricco e stimolante può stimolare l’attitudine di un bambino ai suoni. La consapevolezza dell’ascolto parte dallo studiare musica ma in Italia purtroppo l’educazione musicale è da sempre carente con conseguenze drammatiche a livello culturale e sociale. Ascoltare musica di qualità in famiglia dovrebbe essere parte della ricerca di bellezza di ogni casa, come si sceglie un appartamento in base alla luce del sole che entra nelle stanze.

I suoni di una casa andrebbero scelti con cura, così come si scelgono i mobili, l’arredamento e il colore delle pareti delle stanze. Se le case sono permeate di profumi di pietanze ricercate e la buona cucina è un vanto degli italiani, anche gli altoparlanti delle case dovrebbero diffondere qualità e non quantità. Solo dal confronto tra linguaggio verbale e linguaggio musicale emerge l’importanza dell’educazione all’ascolto già all’asilo nido.

A che età iniziare a suonare?

Per insegnare musica ai bambini esistono varie scuole di pensiero e metodi di approccio. Ciò che è certo è che non è mai troppo presto e anzi c’è un periodo di tempo cruciale in cui il cervello è più plastico. Cominciare a suonare uno strumento in età scolare o prescolare è fondamentale e produce grandi risultati. Nei primi anni di vita non solo l’apprendimento di uno strumento musicale è più facile, ma può avere un impatto maggiore sullo sviluppo del cervello anche per gli anni a venire. 

Escludendo le poche scuole a indirizzo musicale, sono le mamme e i papà a doversi impegnare con maggiore consapevolezza per fare crescere i piccoli con la gioia della musica. Iniziare dalle canzoni per bambini è sicuramente un buon modo per farli interessare al mondo delle sette note. Ma perchè ci sono bambini prodigio che a 5 anni sono già pianisti provetti e altri che non ne vogliono sapere di imparare a suonare?

Cominciare a suonare a cinque anni potrebbe essere corretto ma il linguaggio musicale può essere appreso a qualsiasi età. Se scuola e società non assecondano lo sviluppo della sensibilità musicale nei più giovani, i genitori possono fare la differenza, sempre senza esagerare. Non servono mamme e papà invadenti che vivono i propri sogni musicali attraverso i figli. Tutto dovrebbe essere naturale e divertente. Come al solito servono pazienza e buon senso e la fortuna di incontrare buoni maestri.

I bambini con papà o mamma musicisti sottoposti a continue pressioni potrebbero addirittura rifiutarsi di suonare. Se i vantaggi per chi prende lezioni di musica precocemente sono evidenti, é anche vero che solo le attività piacevoli creano cambiamenti positivi nel cervello. Un bambino costretto a suonare può aumentare la produzione di cortisolo, un ormone dello stress che certo non fa bene. Il risultato è che il bambino abbandonerà lo strumento appena possibile.

Benefici del fare musica da adulti

Suonare uno strumento è un esercizio impegnativo che affrontato con regolarità nel corso di una vita é ideale per fronteggiare l’invecchiamento. Cominciare in età avanzata non offre gli stessi benefici di iniziare da bambini ma non è il caso di disperare. Qual è il ruolo della musica quando si invecchia? Anche negli anziani la pratica e gli esercizi di apprendimento musicale creano nuove connessioni neurologiche che compensano il declino cognitivo.

Uno studio pubblicato dalla American Psychological Association ha riscontrato precisi miglioramenti cognitivi proporzionali agli anni di pratica musicale. Studi musicali prolungati migliorano la memoria visivo spaziale che ha un ruolo cruciale nell’apprendimento di tipo matematico e nella comprensione verbale. I musicisti fanno meno fatica a nominare gli oggetti e mostrano maggiore flessibilità cognitiva per adattarsi alle nuove informazioni esterne. Dopo avere suonato per una vita, smettere di suonare da anziani non peggiora i risultati.

C’è anche un altro motivo per cui suonare fa bene indipendentemente dall’età a cui si inizia: è un sistema efficace per combattere lo stress. Il Dott. Barry Bittman, direttore del Mind Body Wellness Center di Meadville (Pennsylvania) in uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista di ricerca internazionale Medical Science Monitor, ha scoperto che fare musica influisce sul genoma umano contro i meccanismi che scatenano lo stess.

Suonare è più rilassante che oziare, leggere giornali, riviste o fare altre attività, perché obbliga ad un impegno attivo non necessario altrove. Un test effettuato su 32 volontari impegnati in un complicato puzzle, ha visto modificarsi positivamente alcuni marker genomici alla base di processi molecolari biologici solo in chi era stato sottoposto ad un programma ricreativo per fare musica con una tastiera a livello amatoriale.

Suonare in orchestre amatoriali

Trasformare la passione della musica in lavoro non è certo semplice, ma abbiamo visto come suonare uno strumento e coltivare la passione, anche solo per hobby, sia una delle esperienze più affascinanti e sane che si possano fare. Tra chi si diletta a strimpellare senza pretese, c’è anche chi magari ha dedicato molti anni di studio ad uno strumento per poi intraprendere altre carriere professionali.

Avere appeso lo strumento al chiodo non significa dimenticare il bello del fare musica con altri musicisti o in una orchestra. Se le ambizioni di successo oramai sono svanite, suonare può essere utile per creare un clima migliore in ufficio. Per questo sono sempre più diffuse nelle aziende band tra dipendenti, anche di diverso livello. Dall’amministratore delegato al manager, passando da dirigenti e operai, le band aziendali sono un ottimo sistema per fare team building. Per costruire una squadra e creare dinamiche positive tra colleghi cosa c’è di meglio stare insieme in una orchestra?

Le orchestre amatoriali di ampio organico sono realtà diffuse e consolidate ovunque, mentre in Italia la Verdi per tutti è l’unico caso di orchestra amatoriale appoggiata da una importante istituzioni sinfonica. Nata alla fine del 2005 da una idea del maestro Vladimir Delman e sostenuta dalla Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, ha un organico di oltre 90 musicisti provenienti da ogni parte del mondo: italiani, giapponesi, americani, inglesi, tedeschi, francesi, ucraini con un’età compresa tra i 18 e i 70 anni.

L’orchestra amatoriale prepara tre concerti all’anno provando una volta alla settimana. Servono una quindicina di prove per preparare un concerto, spesso coadiuvate da maestri e solisti d’eccezione, per un repertorio che spazia dal settecento ad oggi. Dalla sua nascita ha realizzato oltre cinquanta concerti a Milano e in varie città italiane. Come suona l’orchestra amatoriale? Non sono i Berliner Philharmoniker ma ci sono importanti direttori che ogni volta si stupiscono della bravura dei musicisti e della loro voglia di suonare e migliorarsi.