Bambino intento a suonare il pianoforte

Suonare fa bene ma è meglio iniziare da bambini per avere benefici per tutta la vita e inalterati nel tempo. Gli anziani che suonano uno strumento musicale hanno minori rischi di ammalarsi di decadimento cerebrale

Suonare fa bene sotto molti punti di vista, ma quali benefici ha chi suona uno strumento fin dalla più tenera età? Se molti studi sottolineano che chi suona è diverso, iniziare la pratica strumentale fin da bambini consente di sviluppare pienamente le funzioni cognitive con benefici per tutta la vita. D’altronde tutti possono capire quanto leggere uno spartito e coordinare i movimenti sia un esercizio impegnativo per il cervello.

Iniziare a suonare fa bene a tutte le età, ma meglio farlo il prima possibile, anche per una questione di prevenzione a livello di benessere e salute. Anni di pratica e di apprendimento sviluppano la creazione di nuove connessioni neurologiche che possono compensare il declino cognitivo degli anziani. Un inizio precoce degli studi musicali non offre solo dei vantaggi immediati nello sviluppo cognitivo dei piccoli uomini. L’attività musicale è un esercizio impegnativo che se affrontato con regolarità nel corso di una vita è utile per le sfide dell’invecchiamento.

Perchè suonare fa bene

Un nuovo studio pubblicato dalla American Psychological Association ha preso in considerazione 70 adulti sani di età compresa tra i 60 e gli 83 anni, divisi in gruppi in base alla loro esperienza musicale. C’era chi sapeva suonare a vari livelli e chi non aveva mai suonato. Tra chi suonava è stata considerata l’età di inizio e il numero di anni dedicati allo studio della musica. La maggioranza aveva iniziato a suonare uno strumento a circa 10 anni di età, più della metà suonava il pianoforte, circa un quarto strumenti a fiato come flauto o clarinetto. Infine c’era chi suonava strumenti a corda come violino o chitarra e poi percussioni e ottoni.

I test cognitivi di vario genere hanno dato risultati migliori sempre da individui che avevano studiato musica o iniziato a suonare uno strumento, con una precisa tendenza statistica in riferimento agli anni di pratica musicale. Le persone che hanno affrontato studi musicali prolungati hanno avuto migliori risultati nei test cognitivi relativi alla memoria visivo-spaziale che ha un ruolo cruciale nell’apprendimento di tipo matematico e nella comprensione verbale. Sono stati più virtuosi nei test relativi alla denominazione degli oggetti. Inoltre hanno mostrato maggiore flessibilità cognitiva, ovvero il loro cervello è stato più capace di adattarsi alle nuove informazioni esterne.

Chi suona invecchia meglio

Iniziare a suonare da bambini non significa solo andare meglio a scuola o sviluppare una passione che tiene la mente occupata, magari allontanando i ragazzi da eventuali pericoli. I bambini che suonano quando cresceranno e diventeranno anziani avranno una mente più lucida e attiva rispetto a chi non ha mai toccato uno strumento.

Metà delle persone sottoposte al test si dilettava ancora a suonare uno strumento, altri avevano smesso, ma ciò non ha influito sui risultati. Questo suggerisce che dedicarsi alla musica in età avanzata non offre gli stessi benefici iniziare a suonare da bambini. C’è un periodo di tempo cruciale in cui il cervello è più plastico. Nei primi anni di vita non solo l’apprendimento di uno strumento musicale è più facile, ma può avere un impatto maggiore sullo sviluppo del cervello anche per gli anni a venire. Ma qual’è l’età migliore a cui dedicarsi allo studio della musica?

Quando iniziare a suonare?

Suonare fa bene ma alcuni bambini sembrano fare fatica. Ci sono bambini prodigio che a 5 anni sono già pianisti provetti e altri che avvicinati ad uno strumento piangono e non ne vogliono sapere. Solitamente questa età potrebbe essere la più indicata ma il linguaggio della musica può essere appreso a qualsiasi età. Tutto sta al clima che si instaura in famiglia. Se la scuola e la società non assecondano lo sviluppo di una sensibilità musicale nei più giovani, forse sono più facilitati nell’iniziare a suonare bambini con un genitore che suona? Non è detto.

Se anche papà o mamma sono musicisti, insistere potrebbe portare effetti opposti. E’ vero che esistono notevoli vantaggi per chi prende lezioni di musica precocemente, ma è anche vero che sono le attività piacevoli a creare cambiamenti positivi nel cervello. Quindi se un bambino non ama studiare musica e lo si costringe, è addirittura possibile che aumenti la produzione di cortisolo, ormone dello stress che certo non fa bene. Il risultato è che il bambino mollerà lo strumento appena possibile. Insomma come al solito servono pazienza e buon senso anche nel seguire i consigli dei buoni maestri.

Suonare fa bene allo stress

Ma c’è anche un ulteriore motivo per cui suonare fa bene, indipendentemente dall’età a cui si inizia: è un sistema efficace per combattere lo stress. Il Dott. Barry Bittman, direttore del Mind Body Wellness Center di Meadville (Pennsylvania) in uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista di ricerca internazionale Medical Science Monitor, sostiene che fare musica possa influire sul genoma umano contro i meccanismi che scatenano lo stess.

Dopo avere indotto stress per mezzo di un complicato puzzle, un test effettuato su 32 volontari ha visto modificarsi positivamente alcuni marker genomici, riconosciuti alla base di processi molecolari biologici, solo in chi è stato sottoposto ad un programma ricreativo per fare musica a livello amatoriale mediante una tastiera. Suonare fa molto meglio che rilassarsi oziando o leggendo giornali e riviste. Secondo il Dott. Bittman, è possibile che la pratica strumentale imponga un più benefico impegno attivo, non necessario in altre pratiche. Ovviamente anche in questo caso è meglio non esagerare come insegna la cartella clinica di alcuni musicisti famosi.