Bambino intento a suonare il pianoforte

Suonare fa bene a bambini, giovani e adulti: conoscere il mondo dei suoni fin da neonati offre benefici per tutta la vita. Crescere con la musica migliora i risultati scolastici e sviluppa una sana architettura cerebrale utile da anziani

Suonare fa bene sotto molti punti di vista, ma quali benefici ha chi suona uno strumento fin dalla più tenera età? In questo articolo scopriremo perchè chi suona è diverso e come mai iniziare la pratica strumentale fin da bambini consente di sviluppare pienamente le funzioni cognitive e di avere vantaggi per tutta la vita. Iniziare a suonare uno strumento musicale offre benefici ad ogni età su neonati, bambini e ragazzi che possono avere anche migliori risultati scolastici. Infine ci sono gli adulti, che possono sfruttare la compagnia di uno strumento musicale per invecchiare meglio.

Se suonare fa bene a tutte le età, vedremo anche perchè è meglio iniziare a studiare musica prima possibile, anche per una questione di prevenzione a livello di benessere e salute. Un inizio precoce degli studi musicali non offre quindi solo vantaggi immediati nello sviluppo cognitivo: l’attività musicale è un esercizio impegnativo che se affrontato con regolarità nel corso di una vita è utile per fronteggiare l’invecchiamento. D’altronde tutti possono capire quanto leggere uno spartito e coordinare i movimenti sia un esercizio impegnativo per il cervello. Anni di pratica e di apprendimento sviluppano la creazione di nuove connessioni neurologiche che possono compensare il declino cognitivo degli anziani.

Chiedersi perchè suonare fa bene al cervello quindi non è solo un fatto di curiosità. I meccanismi che regolano la percezione del linguaggio musicale vengono studiati dagli scienziati anche per risolvere patologie e scoprire i misteri evolutivi dell’uomo. Capire il linguaggio dei suoni permette ai ricercatori di comprendere i segreti della creatività e dell’intelligenza e non solo. Chi studia il cervello vuole anche scoprire come sia possibile costruire una sana e forte architettura cerebrale nei bambini.

Importanza musica per bambini

Parleremo in seguito dell’importanza della musica per i bambini anche se spesso l’argomento viene trascurato in un mondo bombardato da stimoli sensoriali. Viviamo immersi in una bulimia di informazioni che spesso coinvolge anche il mondo dei suoni trasformando il silenzio in rumore e l’ascolto in consumo. Eppure quello che ascoltiamo rimane importante ancor di più per i piccoli che utilizzano suoni e rumori per migliorare lo sviluppo cognitivo e sensoriale. La musica non è solo divertimento e piacere: il senso del ritmo sembra essere già presente nei neonati.

Studiare musica e suonare fa bene al cervello e sviluppa le capacità cognitive indipendentemente dall’età, ma una solida base musicale è importante per la crescita e lo sviluppo dei bambini. Gli studiosi sono concordi nell’affermare che studenti e persone con una formazione musicale hanno in generale migliori capacità di apprendimento. Per i giovani il rendimento scolastico aumenta in tutte le materie, in particolare in quelle linguistiche.

L’importanza dei suoni comincia nel feto nella pancia della mamma e la passione per la musica stimola creatività, fantasia, linguaggio e intelligenza con ovvie ripercussioni sui risultati scolastici e sul percorso di vita. La capacità della musica di sviluppare il cervello dei bimbi comincia dai primi giorni di vita ed è importante fare ascoltare musica nel grembo materno. Ma qual è il modo giusto per far crescere i bambini con la musica a cominciare dai primi anni di vita?

Ruolo della musica in famiglia

I genitori giocano un ruolo importante nelle scelte musicali dei bambini con conseguenze durature nel corso della vita. Per questo la buona musica dovrebbe far parte della ricerca di bellezza di ogni casa, come i mobili o l’arredamento. Oltre a capire l’importanza del silenzio, i suoni che si ascoltano andrebbero scelti con cura, così come si sceglie un appartamento in base alla luce del sole che entra nelle stanze, o come si presta attenzione al design di mobili e al colore delle pareti. Ciò purtroppo non succede quasi mai.

Oggi contrariamente a qualche decennio fa le famiglie italiane preferiscono investire le proprie finanze nello sport o in altre attività o giochi. Invece avere uno strumento in casa e imparare a suonare è parte integrante della costruzione della personalità del futuro adulto e della sua capacità di interagire con il mondo. Anche se suonare non fa status come un tempo, quando avere un pianoforte in famiglia significava essere persone per bene e colte, la musica è sempre l’aria che si ascolta. Questioni culturali, sociali ed economiche l’hanno trasformata in semplice sottofondo a cui spesso si da poca importanza.

Eppure solo un ambiente sonoro ricco e stimolante può influenzare lo sviluppo delle attitudini musicali del bambino. D’altronde le case sono permeate di buoni profumi di ciò che si mangia. Se la buona cucina è un vanto degli italiani, anche la buona musica dovrebbe essere questione di qualità e non quantità, perché solo dal confronto tra linguaggio verbale e linguaggio musicale può emergere l’importanza dell’educazione all’ascolto già nell’asilo nido.

Benefici musica per i neonati

I benefici di una formazione musicale partono fin nei neonati ancora prima che i bimbi sappiano parlare e camminare. Laurel Trainer direttrice del McMaster Institute for Music and the Mind ha svolto una ricerca che ha coinvolto dei bambini con meno di un anno e i genitori. Per un periodo di sei mesi hanno lavorato insieme seguendo due percorsi musicali distinti. Il primo prevedeva che i bambini fossero coinvolti attivamente dai genitori nel fare musica, imparando a suonare strumenti a percussione e alcune canzoncine. Nel secondo caso invece i bambini sono stati coinvolti in azioni di gioco non musicale in presenza di un sottofondo di musica.

Dopo 6 mesi gli studiosi hanno verificato i comportamenti delle due classi: i bambini sottoposti a corsi di musica attiva avevano sviluppato una capacità molto maggiore di percepire l’altezza dei toni musicali. Una consapevolezza che consentiva di scegliere e preferire versioni di pezzi per pianoforte intonati e armonici. Inoltre, a parità di capacità iniziale di comunicazione e sviluppo sociale, i bambini che avevano partecipato alle lezioni di musica interattive con i loro genitori erano più tranquilli e comunicativi, facili da consolare, sorridenti e meno a disagio in situazioni sconosciute.

Suonare migliora capacità verbali

I ricercatori sono convinti che la musica possa influenzare le capacità verbali, già a cominciare dalla primissima infanzia, tanto che sempre più neuropsichiatri sostengono come i suoni e la musica abbiano anche avuto un ruolo importante nell’evoluzione dell’uomo. I risultati di una nuova ricerca, svolta su bambini di 4 o 5 anni e pubblicata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze, non lasciano dubbi. L’insegnamento musicale ai bambini è fondamentale non solo per migliorare le funzioni cognitive, ma soprattutto suonare fa bene perchè migliora le competenze linguistiche dei bambini ancora più che semplici esercizi di lettura.

L’esperimento ha preso in esame un gruppo di circa 80 bambini per un periodo di 6 mesi, divisi in tre gruppi. Alcuni sottoposti all’insegnamento del pianoforte con tre lezioni a settimana di 45 minuti, altri ad esercizi di lettura ed altri lasciati senza alcun training specifico. Alla fine dei 6 mesi, un test ha analizzato le capacità cognitive dei tre gruppi. Ciò che è maggiormente cambiato nei bambini, è la capacità di riconoscere parole basate sulle consonanti in chi aveva studiato pianoforte. Sullo sviluppo del linguaggio le lezioni di pianoforte hanno avuto effetti ancora più positivi che il training basato sulla lettura. Risultati simili sono stati riscontrati anche in altri studi con persone di età differente.

Parlare significa ascoltare

I piccoli musicisti sviluppano una maggiore attenzione ai suoni delle parole, anche nelle conversazioni, per cui spesso gli studenti che suonano hanno migliori risultati a scuola. Suonare aiuta a riconoscere le parole dei maestri e il significato di frasi con intonazioni diverse, anche in classi rumorose. Lo sviluppo delle capacità verbali dei musicisti è stato recentemente analizzato da alcuni esperti neurologi presso la Northwestern University in Illinois. Ciò significa anche una maggiore attenzione all’ascolto di brani in formato audio o video, o della voce di persone che parlano.

La ricerca ha confrontato le differenti reazioni neurologiche di musicisti e persone che non avevano mai studiato musica. Secondo gli studiosi chi si allena per molti anni studiando uno strumento musicale sviluppa un sistema per elaborare stimoli sonori e visivi in una regione molto profonda del cervello, il tronco cerebrale, decisiva anche nella comprensione del linguaggio parlato. Un prezioso suggerimento è indirizzato a risolvere i disturbi del linguaggio come la dislessia, soprattutto nei bambini. Molti neurologi sostengono che per un bambino potrebbe essere molto più coinvolgente ed efficace studiare musica piuttosto che fare esercizi di fonetica.

Rendimento scolastico musicisti

Il motivo per cui suonare fa bene al rendimento scolastico lo hanno spiegato anche i ricercatori all’Aaas, organizzazione internazionale no-profit che si dedica al progresso della scienza in tutto il mondo. I musicisti hanno un buon orecchio e la capacità di isolare singoli strumenti e suoni di un’orchestra. Tradotto nel linguaggio parlato significa che i ragazzi che sanno suonare distinguono meglio le parole del maestro, anche in una classe particolarmente rumorosa.

Bambini e ragazzi che suonano non si fanno confondere dai rumori durante le lezioni e imparano di più. Inoltre il sistema nervoso dei musicisti risponde più velocemente agli stimoli esterni musicali e vocali. Chi approfondisce una pratica musicale è in grado di cogliere maggiori informazioni nelle sfumature utilizzate dal proprio interlocutore. Così i bambini che frequentano corsi di musica risultano maggiormente stimolati dalle variazioni di tono della voce dell’insegnante durante la lezione e sono meno soggetti a distrarsi.

Studiare musica fa bene al cervello dei bambini perchè mette in moto capacità uditive, cognitive, emozionali e spaziali. Le differenze tra chi suona uno strumento sono risultate molto evidenti anche per i ricercatori dell’Hospital Infantil di Città del Messico. Analizzando con una scansione elettronica il cervello di bambini tra i 5 e 6 anni dopo un periodo di lezioni di 9 mesi, gli scienziati hanno rilevato un forte incremento di connessioni neuronali. Ciò comporta evidenti miglioramenti in bambini soggetti da autismo, deficit di attenzione e iperattività.

Studiare musica in età scolare

Se già i neonati che suonano possono reagire meglio agli stimoli, Helen Neville, dell’Istituto di Neuroscienze dell’università dell’Oregon negli Stati Uniti, ha dimostrato che studiare musica può migliorare l’apprendimento anche nei bambini più grandi che provengono da famiglie con un livello socio economico basso. Se esiste una correlazione diretta tra livello sociale delle famiglie e performance scolastiche dei bambini, la musica può dare una grossa mano nel diminuire le differenze.

Nei suoi studi la ricercatrice ha più volte constatato come il godimento della musica e del ritmo inizi già nel grembo materno, con la musica che diventa movimento stimolando poi la capacità di linguaggio e attenzione. Se ciò vale per tutti i bambini, è vero in particolare per figli di genitori che appartengono a fasce sociali svantaggiate. Le sue affermazioni si basano su una ricerca sperimentale condotta su 141 bambini di famiglie a basso livello socio economico. E’ bastato un semplice training sull’ascolto della musica per migliorare l’attenzione e la capacità di interagire dei bimbi con tranquillità.

L’impostazione didattica in età scolare è quindi fondamentale e produce risultati in tutte le materie, ma purtroppo la scuola italiana in questo ambito paga un ritardo enorme. Spesso è esclusiva responsabilità di mamme e papà impegnarsi con maggiore consapevolezza nell’appassionante missione di far crescere i piccoli con la gioia della musica. Iniziare dalle canzoni dei bambini è quindi sicuramente un buon modo per incoraggiarli ad interessarsi del mondo delle sette note.

Quando iniziare a suonare?

Suonare fa bene ma alcuni bambini sembrano faticare alle prese con la musica. Perchè ci sono bambini prodigio che a 5 anni sono già pianisti provetti e altri che avvicinati ad uno strumento piangono e non ne vogliono sapere? Solitamente questa è la giusta età per comincire, ma il linguaggio della musica può essere appreso a qualsiasi età. Tutto sta al clima che si instaura in famiglia. La scuola e la società certo non assecondano lo sviluppo di una sensibilità musicale nei più giovani: sono più facilitati nell’iniziare a suonare bambini con un genitore che suona? Non è detto.

I bambini con papà o mamma musicisti sottoposti a continue pressioni potrebbero rifiutarsi di suonare. Certo esistono notevoli vantaggi per chi prende lezioni di musica precocemente, ma è anche vero che sono le attività piacevoli a creare cambiamenti positivi nel cervello. Quindi se un bambino non ama studiare musica e lo si costringe, è addirittura possibile che aumenti la produzione di cortisolo, ormone dello stress che certo non fa bene. Il risultato è che il bambino mollerà lo strumento appena possibile. Come al solito servono pazienza e buon senso e la fortuna di incontrare buoni maestri. In particolare esistono vari didatti che hanno sviluppato un approccio alla musica per i più piccoli.

Crescere con la musica

Se studiare musica fa bene al cervello, crescere con la musica sarebbe necessario, oltre che doveroso. Alla fine anche i genitori potrebbero stressarsi di meno imparando a relazionarsi meglio con i figli. Il futuro parte da lontano, anche dai voti in pagella. Per questo i genitori farebbero benissimo ad avvicinare i figli alla musica, cominciando dal cantare canzoni insieme ai figli quando sono piccoli. Ogni occasione è buona: in macchina, al momento della nanna e della pappa.

Dato che la musica a scuola in Italia si riduce ad un piffero di plastica, è necessario arrangiarsi da soli fin dall’inizio. Verrebbe da chiedersi perchè l’educazione musicale nelle scuole italiane è praticamente assente. Inutile fare finta di niente: la situazione è insufficiente alle scuole elementari e medie. Certo sono tempi complicati da un punto di vista economico e sociale. Guerre, disuguaglianze, immigrazione, povertà, ambiente: la lista di problemi è infinita. In un simile contesto si può pretendere dalla scuola statale dell’obbligo una migliore e più seria educazione musicale?

Qualcuno potrebbe considerare questa battaglia un vezzo inutile di chi non sa come occupare il proprio tempo. Il modo migliore per svilire la già misera ora di musica in classe, trasformandola nel momento giusto per fare baldoria. Ma che sia vero esattamente l’opposto non lo dicono solo gli scienziati, lo diceva Platone oltre 2000 anni fa: “Fra le arti la musica ha un posto preminente, essa non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente la personalità dei futuri cittadini temperandone le passioni”.

Incentivare studio della musica

Purtroppo lo svilimento del valore della musica è un problema mondiale e non solo italiano, riguarda l’economia ma ha risvolti culturali e sociali. L’industria discografica tenta di uscire dalla crisi sfruttando i nuovi canali online e il diffondersi di sistemi come lo streaming per inondare il mondo di canzoni e sviluppare il mercato. Questo sembra l’unico modo per favorire studio, ricerca e investimenti in nuovi talenti. Ma il problema parte più da lontano.

In tutto il mondo i finanziamenti per attività musicali nelle scuole scarseggiano. Ma mentre da noi si ode solo qualche isolato lamento di musicisti e maestri, inascoltato da una classe politica presa in tutt’altre faccende, altrove si cerca di fare qualcosa. In America c’è ad esempio la fondazione no profit Save the music che promuove campagne di sensibilizzazione e organizza eventi. Dal 1997 raccoglie fondi per acquistare nuovi strumenti musicali da donare alle scuole e ripristinare così l’insegnamento musicale laddove rischia di essere eliminato a causa dei tagli ai bilanci.

Salviamo la musica ha già donato strumenti musicali per 47 milioni di dollari a 1.750 scuole pubbliche in 100 città, influenzando la vita di oltre 1,6 milioni di bambini. Negli ultimi anni si sono mosse star della musica come Alicia Keyes, Donna Summer, Rod Stewart, Joss Stone e molti altri big, unendo i loro appelli in concerti realizzati proprio per stimolare nella gente comune la consapevolezza del fatto che suonare fa bene soprattutto ai più giovani.

Metodo Suzuki

Shinichi Suzuki è un musicista e didatta giapponese scomparso nel 1998 all’età di 99 anni. Il suo nome è legato a un metodo educativo diffuso in tutto il mondo per insegnare il violino, il pianoforte, il violoncello, l’arpa, la chitarra e il flauto a bambini di 3 o 4 anni e anche più piccoli. Secondo le sue teorie ogni bambino non solo può suonare, ma opportunamente stimolato ha le potenzialità per trasformarsi in un vero talento.

Suzuki ritiene fondamentale l’ambiente di riferimento non solo per suonare uno strumento ma anche per raggiungere straordinari livelli di abilità. Individua nell’imitazione la base del processo di apprendimento umano. Ogni bambino può imparare la musica così come impara a parlare. Il requisito fondamentale è l’amore e il rispetto, valori incarnati dalle figure di genitori consapevoli e insegnanti capaci di indirizzare il bambino. Fin dalla più tenera età devono educare all’ascolto e alla ripetizione di un frammenti musicali, melodie, un ritmo.

La musica deve entrare a far parte naturalmente nella vita del bambino e dell’intera famiglia con evidenti e immediati benefici che si protraggono per tutta la vita. Per Suzuki ascoltare e suonare buona musica aiuta i bambini a diventare persone migliori, capaci di sviluppare una sensibilità particolare nei rapporti con se stessi e gli altri. Cosa c’è di più formativo che i corsi collettivi di ritmica e orchestra per imparare a concepire il proprio ruolo all’interno di un gruppo, senza rinunciare al proprio stile ed arrivare ad essere davvero se stessi senza paura?

Apprendimento linguaggio musicale

Quello di Suzuki è insomma un vero e proprio metodo di vita valido per tutti. In Italia la tradizione nell’insegnamento della musica ai giovanissimi è ancora da venire e il metodo Suzuki è poco conosciuto. L’associazione l’Istituto Suzuki Italiano rappresenta il metodo in Italia e ha il compito di diffondere le sue idee attraverso corsi di formazione insegnanti, pubblicazioni, seminari e concerti.

Un’altra testimonianza sull’importanza della musica per i bambini è contenuta nel libro Il bambino e la musica di Silvia Biferale (Curci Editore), realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale che vanta un’intensa attività educativa con 7000 bambini in oltre 80 città italiane presso asili nido e scuole d’infanzia. Il libro raccoglie i contributi di esperti docenti e specialisti che si ispirano alla Music Learning Theory di Edwin E. Gordon, un ricercatore, insegnante, autore, editore e docente nel campo dell’educazione musicale.

In 40 anni di approfondite ricerche nelle università americane lo studioso ha dato un grande contributo allo studio delle attitudini musicali nei neonati e nei bambini piccoli. Secondo la Music Learning Theory il rapporto tra bambini e musica segue gli stessi meccanismi di apprendimento della lingua materna a partire dalla primissima infanzia secondo potenzialità, modalità e tempi unici in ogni bimbo. L’ambiente musicale circostante nei primi anni di vita incide profondamente sulle capacità di capire ed apprendere la musica in futuro, così come la presenza della mamma influisce sulla capacità del bimbo di prendere consapevolezza del mondo che lo circonda.

Suonare fa bene agli adulti

Se suonare fa bene ai bambini, qual è il ruolo della musica con l’avanzare dell’età? Uno studio pubblicato dalla American Psychological Association ha preso in considerazione 70 adulti sani di età compresa tra i 60 e gli 83 anni, divisi in gruppi in base alla loro esperienza musicale. C’era chi sapeva suonare a vari livelli e chi non aveva mai suonato. Tra chi suonava è stata considerata l’età di inizio e il numero di anni dedicati allo studio della musica. La maggioranza aveva iniziato a suonare uno strumento a circa 10 anni di età, più della metà suonava il pianoforte, circa un quarto strumenti a fiato come flauto o clarinetto. Infine c’era chi suonava strumenti a corda come violino o chitarra e poi percussioni e ottoni.

I test cognitivi di vario genere hanno dato risultati migliori sempre da individui che avevano studiato musica o iniziato a suonare uno strumento, con una precisa tendenza statistica in riferimento agli anni di pratica musicale. Le persone che hanno affrontato studi musicali prolungati hanno avuto migliori risultati nei test cognitivi relativi alla memoria visivo-spaziale che ha un ruolo cruciale nell’apprendimento di tipo matematico e nella comprensione verbale. Sono stati più virtuosi nei test relativi alla denominazione degli oggetti. Inoltre hanno mostrato maggiore flessibilità cognitiva, ovvero il loro cervello è stato più capace di adattarsi alle nuove informazioni esterne.

Metà delle persone sottoposte al test si dilettava ancora a suonare uno strumento, altri avevano smesso, ma ciò non ha influito sui risultati. Questo suggerisce che dedicarsi alla musica in età avanzata non offre gli stessi benefici iniziare a suonare da bambini. C’è un periodo di tempo cruciale in cui il cervello è più plastico. Nei primi anni di vita non solo l’apprendimento di uno strumento musicale è più facile, ma può avere un impatto maggiore sullo sviluppo del cervello anche per gli anni a venire. Ma qual’è l’età migliore a cui dedicarsi allo studio della musica?

Suonare fa bene allo stress

Ma c’è anche un ulteriore motivo per cui suonare fa bene indipendentemente dall’età a cui si inizia: è un sistema efficace per combattere lo stress. Il Dott. Barry Bittman, direttore del Mind Body Wellness Center di Meadville (Pennsylvania) in uno studio pubblicato qualche tempo fa sulla rivista di ricerca internazionale Medical Science Monitor, sostiene che fare musica possa influire sul genoma umano contro i meccanismi che scatenano lo stess.

Dopo avere indotto stress per mezzo di un complicato puzzle, un test effettuato su 32 volontari ha visto modificarsi positivamente alcuni marker genomici, riconosciuti alla base di processi molecolari biologici, solo in chi è stato sottoposto ad un programma ricreativo per fare musica a livello amatoriale mediante una tastiera. Suonare fa molto meglio che rilassarsi oziando o leggendo giornali e riviste. Secondo il Dott. Bittman, è possibile che la pratica strumentale imponga un più benefico impegno attivo, non necessario in altre pratiche.

La gioia di suonare insieme

Oggi nel campo musicale non è certo facile trasformare la passione in lavoro, ma abbiamo visto come suonare uno strumento e coltivare la passione della musica, anche solo per hobby, rimanga una delle esperienze più affascinanti e sane che si possano fare. Tra chi si diletta a suonare uno strumento senza pretese, c’è anche chi magari ha dedicato molti anni di studio alla musica per poi intraprendere altre carriere professionali. Ma appendere lo strumento al chiodo può non essere sufficiente a dimenticare, il bello di suonare con altri musicisti o in una orchestra.

Al contrario di altri paesi europei dove le orchestre amatoriali di ampio organico sono realtà diffuse e consolidate, in Italia la Verdi per tutti è l’unico caso di orchestra amatoriale appoggiata da una importante istituzioni sinfonica. Nata alla fine del 2005 da una idea del maestro Vladimir Delman e sostenuta dalla Fondazione Giuseppe Verdi di Milano, ha un organico di oltre 90 musicisti provenienti da ogni parte del mondo: italiani, giapponesi, americani, inglesi, tedeschi, francesi, ucraini con un’età compresa tra i 18 e i 70 anni.

L’orchestra amatoriale prepara tre concerti all’anno provando una volta alla settimana. Servono una quindicina di prove per preparare un concerto, spesso coadiuvate da maestri e solisti d’eccezione, per un repertorio che spazia dal Settecento ad oggi. Dalla sua nascita ha realizzato oltre cinquanta concerti a Milano e in varie città italiane. Come suona l’orchestra amatoriale? Non sono i Berliner Philharmoniker ma ci sono importanti direttori che ogni volta si stupiscono di quanti siano bravi questi musicisti e di quanta voglia abbiano di suonare, capire e migliorare.