Ragazzo che suona la chitarra

Suonare la chitarra è stata il sogno e l’ambizione di molte generazioni di ragazzi che ascoltavano musica rock. Negli anni ’60 e nei decenni successivi il mercato discografico ha prodotto una serie di idoli che hanno alimentato una vera e propria cultura della chitarra. Mentre i cantautori si accompagnavano a suon di accordi, chitarristi come BBKing, Jimi Hendrix, Clapton, Santana facevano impazzire le folle diventando eroi da imitare.

Il successo della chitarra è dovuto alla sua economicità, ma per forma e suono le chitarre sono state anche simboli di una mascolinità esibita sul palco fino a diventare alabarda contro il potere. Finita l’era della contestazione è arrivata la musica elettronica a stravolgere le regole della produzione e dell’ascolto. In un mondo dominato da internet la sei corde ha faticato a trovare una dimensione propria. Ora l’ha ritrovata?

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Chitarra come cultura

Negli anni ’70 chi voleva imparare a suonare la chitarra ad accordi per cantare le canzoni in spiaggia aveva molti miti a cui ispirarsi. Bob Dylan, Bruce Springsteen ma anche De Andrè o Guccini ad esempio. Chi voleva spingersi più in là con la tecnica rock, fusion o jazz, nel chitarrismo moderno trovava innumerevoli talenti che negli anni sono nati per imitazione fin dall’invenzione delle prime chitarre elettrificate.

Da Charlie Christian in poi è stato tutto un susseguirsi di chitarristi che in qualche modo si sono ispirati a tecnica e fraseggio dei predecessori. Come succede nell’arte, ogni musicista ha aggiunto qualcosa di nuovo nella tecnica o nel suono, facendo nascere stili anche profondamente diversi e innovativi. I nomi di musicisti visionari nella storia del jazz o del rock si contano sulle dita: Jimi Hendrix oppure B.B. King, Pat Metheny o forse John Scofield nel jazz.

Come succede in tutti movimenti artistici, ad un certo punto la spinta propulsiva però svanisce. Nella musica è successo quando i giovani hanno iniziato ad avere altri riferimenti culturali e identitari nella comunicazione e nel consumo. Internet, videogiochi, smartphone, social sono tutte attività alternative al suonare e all’ascoltare. Contemporaneamente l’avvento dell’era digitale negli anni 2000 ha modificato completamente le modalità di produzione musicale.

Crisi della chitarra

Per comprendere come la tecnologia ha influito sull’utilizzo della chitarra in sala d’incisione, basti pensare che i primi due dischi dei Beatles sono stati realizzati con un registratore a due piste sostituito solo nel 1968 con un otto tracce. Le sovraincisioni su voce, chitarra, basso e batteria erano molto limitate e questo influenzava anche il modo di comporre ed arrangiare musica. Nell’era digitale invece con qualsiasi studio domestico è possibile registrare un numero infinito di tracce Audio o Midi. La chitarra da accompagnamento o solista ha perso il ruolo da protagonista sostituita da elettronica e tastiere.

Non è un caso se parallelamente all’evoluzione tecnologica i chitarristi fossero quasi scomparsi da generi musicali primi in classifica, come il rap o la trap, in cui le chitarre distorte rock venivano sostituite da loop e samples. In un contesto dove per fare dischi non serviva neppure sapere suonare, era difficile prevedere un futuro roseo per la chitarra. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale e strumenti ancora più facili da suonare che non facevano prevedere nulla di buono per i chitarristi.

Lo dimostrano le statistiche sulla vendita di chitarre elettriche nel decennio 2007-2017 che mostrano un calo di circa il 30% tale da mettere in grande diffcoltà anche marchi storici come Fender e Gibson. Ad un certo punto sembrava quasi che suonare la chitarra fosse una passione fagocitata dal conformismo senza assoli dei social network che tutto amplificano seguendo la legge dei grandi numeri.

In quel momento i produttori di chitarre hanno iniziato a cercare un sistema per uscire dalla crisi. E’ vero che nel mercato discografico i chitarristi erano stati sostituiti dai Dj, ma per quale motivo? La risposta è stata ovvia: suonare la chitarra non è semplice come giocare con uno smartphone o mettere insieme tre loop con Garage Band, richiede mesi o anni di esercizio quotidiano. All’inizio è perfino impossibile schiacciare una corda.

Chitarre tecnologiche

Nel tentativo di avvicinare i giovani alla chitarra l’industria degli strumenti musicali si è messa al lavoro producendo nuove chitarre piccole, colorate, elettriche, acustiche e digitali e cominciando a proporre anche strumenti alternativi più facili da suonare. Sul mercato ad esempio sono comparsi modelli come la digital guitar della Magic Instrument, interamente in plastica, alimentata a batteria e dalle forme uguali a quella di una chitarra tradizionale elettrica.

Per suonare la chitarra tecnologica era sufficiente pigiare dei pulsanti sul manico che riproducevano sequenze di accordi di canzoni opportunamente programmate con uno smartphone via Bluetooth. Esistevano poi altre funzioni a livello hardware e software per divertirsi o imparare. Oltre alle manopole e al jack per il collegamento all’amplificatore, utile nel caso non si utilizzasse l’altoparlante interno, era incorporata una uscita per le cuffie e una MIDI per trasformarla in controller da collegare a software o sequencer per comporre musica in studio.

Un’altra idea di chitarra tecnologica è quella di Kurv Guitar, uno speciale strumento gestuale che consente anche ai meno dotati dal punto di vista musicale di fare bella figura sullo sconfinato palco virtuale. Grazie a due sensori che si stringono tra le mani, da una parte si pigia con le dita una specie di mouse con qualche tasto per riprodurre dei suoni o degli accordi di chitarra campionati. Dall’altra, tenendo in mano una specie di plettro gigante, si finge la pennata nell’aria producendo il suono.

Le chitarre si vendono ancora

Il successo delle chitarre tecnologiche non è stato travolgente ma è bastato per avvicinare nuovamente i giovani allo strumento a sei corde troppo presto considerato desueto. Per conquistare i giovani nel 2007 il più importante marchio al mondo ha lanciato la App Fender Play ad oggi scaricata da un milione di utenti. Nello stesso tempo è nata Yousician, una applicazione per imparare a suonare chitarra, basso, piano, ukulele che vanta 20 milioni di utenti attivi al mese.

In breve il mercato delle chitarre si è ripreso specialmente con i modelli acustici ed elettrici di fascia economica per principianti di prezzo inferiore ai 500 dollari, spinti anche da sconti ed offerte di negozi online come l’americano Sweetwater. Non sono solo le chitarre nuove ad essere vendute, ma anche il mercato degli strumenti usati ha subito una vera impennata. Infatti i musicisti hanno spesso la necessità di cambiare strumento quando migliorano la tecnica e le pretese stilistiche.

Essere chitarristi per finta

Se volete imparare a suonare la chitarra ma non avete tempo o voglia e trovate le chitarre tecnologiche ancora un pò complicate, non resta che affidarsi alla finzione. Innegabile che una certa dose di teatralità faccia parte del bagaglio di ogni buon chitarrista, ma che la sola finzione potesse diventare uno spettacolo potevate immaginarlo? Invece nell’air guitar la sfida è far finta di suonare frullando le mani nell’aria. Cosa c’è di tanto divertente?

Chi ama l’air guitar non lo ritiene un gioco da ragazzini che studiano le mosse allo specchio, ma un modo per abbandonarsi alla musica. E che la cosa sia seria lo dimostra l’annuale Air Guitar World Championships, un vero e proprio campionato mondiale in cui i concorrenti imitano vari chitarristi heavy metal come Eddie Van Halen, Pete Townshend degli Who, Chuck Berry o Angus Young degli Ac/Dc ed il loro il caratteristico sbattere la testa a ritmo.

In alcuni locali di New York e Los Angeles esistono apposite giurie che applicano criteri comuni per la valutazione dei concorrenti. Ad esempio viene votata la capacità tecnica, che non significa sapere suonare la chirra, ma se la mano si muove come se lo sapesse fare, è meglio. La sorpresa migliore però è il premio: una vera Fender da esporre in casa come trofeo, magari aspettando che arrivi la voglia di studiare un pò di musica.