La musica può essere una passione travolgente fin dai primi anni di vita. Un semplice gioco che diventa studio, passione e che poi implica anni di sacrificio, magari anche economico, per frequentare le migliori scuole: con quali risultati professionali e lavorativi?

A compiere una indagine sul futuro professionale dei musicisti è nientemeno che la Berklee College of Music di Boston, considerata come la migliore scuola di musica in America. Una fama conquistata sul campo perchè oltre a potere vantare i migliori insegnanti, in passato è stata frequentata da musicisti del calibro di John Mayer, Branford Marsalis, Howard Shore solo per citarne alcuni in ambito jazz e pop.

Eppure anche la maggior parte dei musicisti che escono dalle aule della Berklee pieni di sogni e speranze, dopo avere sborsato una retta di oltre 50 mila dollari all’anno, purtroppo non hanno un futuro così roseo. Inutile fare finta di niente, il mercato offre opportunità sempre più scarse e malgrado una rincorsa continua e precaria di concerti e sessioni di registrazione, la maggioranza dei musicisti sono destinati ad una vita da sottoccupati appena decente da un punto di vista economico secondo i canoni americani.

I risultati sono relativi al 2012 e basati su un campione di 5371 musicisti e compositori, ma certamente in questi anni la situazione non è migliorata. Indicano che il 40 per cento dei musicisti non si occupa di musica per più di 36 ore a settimana e solo il 42 per cento lavora esclusivamente con la musica mentre il restante deve integrare il reddito con altre occupazioni. Il guadagno medio lordo alla fine risulta essere di 40 mila euro all’anno ma quello relativo alle sole attività musicali è di 25 mila euro.

Si tratta di risultati certamente non eclatanti se paragonati ad altri professionisti laureati – l’80% degli intervistati che hanno partecipato alla ricerca ha una laurea in musica – raggiunti dopo anni di sacrifici anche sotto il profilo economico. La situazione purtroppo nel corso degli ultimi cinque anni è ulteriormente peggiorata per una congiuntura economica negativa che non riguarda solo gli Stati uniti e il mondo della musica.

Ciò che è certo è che in campo artistico, forse più che altri settori professionali, passione e talento non bastano se non supportati da una grande volontà, tenacia e preparazione anche in materie extra musicali. Più che musicisti oramai servono manager capaci di conoscere anche le leggi del mercato per perseguire concreti risultati professionali.