Bambino intento a studiare musica al pianoforte

Studiare musica fa bene al cervello e stimola l’apprendimento dei bambini a scuola. Oltre alla gioia di suonare uno strumento, tra i benefici dei giovani musicisti c’è un migliore rendimento scolastico in tutte le materie

Studiare musica fa bene al cervello oramai è risaputo. Suonare offre grandi benefici alla mente e se si comincia da bambini è un piacere che dura tutta la vita. Che poi i grandi compositori o artisti siano geniali, non ci sono dubbi: ma lo stesso vale per i musicisti dilettanti? Per scoprire se davvero chi suona è diverso indipendentemente dal livello raggiunto, negli ultimi anni sono stati fatti molti studi.

Chiedersi perchè studiare musica fa bene al cervello non è solo un fatto di curiosità. I meccanismi che regolano la percezione del linguaggio musicale nell’uomo servono agli scienziati anche per risolvere varie patologie e scoprire misteri evolutivi. In questo modo i ricercatori svelano i segreti della creatività e dell’intelligenza e non solo. Chi studia il cervello vuole anche scoprire come sia possibile costruire una sana e forte architettura cerebrale nei bambini.

Studiare musica fa bene al cervello e sviluppa le capacità cognitive indipendentemente dall’età. E’ possibile che una solida base per la crescita e lo sviluppo si possa ritrovare nei suoni? Gli studiosi sono infatti concordi nell’affermare che Studenti e persone con una formazione musicale hanno in generale migliori capacità di apprendimento. Per i giovani il rendimento scolastico aumenta in tutte le materie, in particolare in quelle linguistiche. Ma la capacità della musica di sviluppare il cervello dei bimbi comincia dai primi giorni di vita.

Neonati che suonano

I benefici di una formazione musicale esiste addirittura nei neonati prima che sappiano parlare e camminare. Laurel Trainer direttrice del McMaster Institute for Music and the Mind ha svolto una ricerca che ha coinvolto dei bambini con meno di un anno e i genitori. Per un periodo di sei mesi hanno lavorato insieme seguendo due percorsi musicali distinti. Il primo prevedeva che i bambini fossero coinvolti attivamente dai genitori nel fare musica, imparando a suonare strumenti a percussione e alcune canzoncine. Nel secondo caso invece i bambini sono stati coinvolti in azioni di gioco non musicale in presenza di un sottofondo di musica.

Dopo 6 mesi gli studiosi hanno verificato i comportamenti delle due classi: i bambini sottoposti a corsi di musica attiva avevano sviluppato una capacità molto maggiore di percepire l’altezza dei toni musicali. Una consapevolezza che consentiva di scegliere e preferire versioni di pezzi per pianoforte intonati e armonici. Inoltre, a parità di capacità iniziale di comunicazione e sviluppo sociale, i bambini che avevano partecipato alle lezioni di musica interattive con i loro genitori erano più tranquilli e comunicativi, facili da consolare, sorridenti e meno a disagio in situazioni sconosciute.

Studiare musica fa bene a tutti

Se già i neonati che suonano possono reagire meglio agli stimoli, Helen Neville, dell’Istituto di Neuroscienze dell’università dell’Oregon negli Stati Uniti, ha dimostrato che studiare musica può migliorare l’apprendimento anche nei bambini più grandi che provengono da famiglie con un livello socio economico basso. Se esiste una correlazione diretta tra livello sociale delle famiglie e performance scolastiche dei bambini, la musica può dare una grossa mano nel diminuire le differenze.

Nei suoi studi la ricercatrice ha più volte constatato come il godimento della musica e del ritmo inizi già nel grembo materno, con la musica che diventa movimento stimolando poi la capacità di linguaggio e attenzione. Se ciò vale per tutti i bambini, è vero in particolare per figli di genitori che appartengono a fasce sociali svantaggiate. Le sue affermazioni si basano su una ricerca sperimentale condotta su 141 bambini di famiglie a basso livello socio economico. E’ bastato un semplice training sull’ascolto della musica per migliorare l’attenzione e la capacità di interagire dei bimbi con tranquillità.

Studiare musica fa bene a scuola

Un altro motivo per cui studiare musica fa bene al rendimento scolastico lo hanno spiegato i ricercatori all’Aaas, organizzazione internazionale no-profit che si dedica al progresso della scienza in tutto il mondo. I musicisti hanno un buon orecchio e la capacità di isolare singoli strumenti e suoni di un’orchestra. Tradotto nel linguaggio parlato significa che i ragazzi che sanno suonare distinguono meglio le parole del maestro, anche in una classe particolarmente rumorosa.

Bambini e ragazzi che suonano non si fanno confondere dai rumori durante le lezioni e imparano di più. Inoltre il sistema nervoso dei musicisti risponde più velocemente agli stimoli esterni musicali e vocali. Chi approfondisce una pratica musicale è in grado di cogliere maggiori informazioni nelle sfumature utilizzate dal proprio interlocutore. Così i bambini che frequentano corsi di musica risultano maggiormente stimolati dalle variazioni di tono della voce dell’insegnante durante la lezione e sono meno soggetti a distrarsi.

Studiare musica fa bene al cervello dei bambini perchè mette in moto capacità uditive, cognitive, emozionali e spaziali. Le differenze tra chi suona uno strumento sono risultate molto evidenti anche per i ricercatori dell’Hospital Infantil di Città del Messico. Analizzando con una scansione elettronica il cervello di bambini tra i 5 e 6 anni dopo un periodo di lezioni di 9 mesi, gli scienziati hanno rilevato un forte incremento di connessioni neuronali. Ciò comporta evidenti miglioramenti in bambini soggetti da autismo, deficit di attenzione e iperattività.

Crescere con la musica fa bene

Se studiare musica fa bene al cervello, crescere con la musica sarebbe necessario, oltre che doveroso. Alla fine anche i genitori potrebbero stressarsi di meno imparando a relazionarsi meglio con i figli. Il futuro parte da lontano, anche dai voti in pagella. Per questo i genitori farebbero benissimo ad avvicinare i figli alla musica, cominciando dal cantare canzoni insieme ai figli quando sono piccoli. Ogni occasione è buona: in macchina, al momento della nanna e della pappa.

Dato che la musica a scuola in Italia si riduce ad un piffero di plastica, è necessario arrangiarsi da soli fin dall’inizio. Verrebbe da chiedersi perchè l’educazione musicale nelle scuole italiane è praticamente assente. Inutile fare finta di niente: la situazione è insufficiente alle scuole elementari e medie. Certo sono tempi complicati da un punto di vista economico e sociale. Guerre, disuguaglianze, immigrazione, povertà, ambiente: la lista di problemi è infinita. In un simile contesto si può pretendere dalla scuola statale dell’obbligo una migliore e più seria educazione musicale?

Qualcuno potrebbe considerare questa battaglia un vezzo inutile di chi non sa come occupare il proprio tempo. Il modo migliore per svilire la già misera ora di musica in classe, trasformandola nel momento giusto per fare baldoria. Ma che sia vero esattamente l’opposto non lo dicono solo gli scienziati, lo diceva Platone oltre 2000 anni fa: “Fra le arti la musica ha un posto preminente, essa non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente la personalità dei futuri cittadini temperandone le passioni”.

Incentivare studio della musica

Purtroppo lo svilimento del valore della musica è un problema mondiale e non solo italiano, riguarda l’economia ma ha risvolti culturali e sociali. L’industria discografica tenta di uscire dalla crisi sfruttando i nuovi canali online e il diffondersi di sistemi come lo streaming per inondare il mondo di canzoni e sviluppare il mercato. Questo sembra l’unico modo per favorire studio, ricerca e investimenti in nuovi talenti. Ma il problema parte più da lontano.

In tutto il mondo i finanziamenti per attività musicali nelle scuole scarseggiano. Ma mentre da noi si ode solo qualche isolato lamento di musicisti e maestri, inascoltato da una classe politica presa in tutt’altre faccende, altrove si cerca di fare qualcosa. In America c’è ad esempio la fondazione no profit Save the music che promuove campagne di sensibilizzazione e organizza eventi. Dal 1997 raccoglie fondi per acquistare nuovi strumenti musicali da donare alle scuole e ripristinare così l’insegnamento musicale laddove rischia di essere eliminato a causa dei tagli ai bilanci.

Salviamo la musica ha già donato strumenti musicali per 47 milioni di dollari a 1.750 scuole pubbliche in 100 città, influenzando la vita di oltre 1,6 milioni di bambini. Negli ultimi anni si sono mosse star della musica come Alicia Keyes, Donna Summer, Rod Stewart, Joss Stone e molti altri big, unendo i loro appelli in concerti realizzati proprio per stimolare nella gente comune la consapevolezza dell’importanza che la musica ha per i più giovani.