studiare musica fa bene

Studiare musica fa bene al cervello e stimola l’apprendimento. Oltre alla gioia di suonare uno strumento tra i benefici dei giovani musicisti c’è un migliore rendimento scolastico in tutte le materie

Tutti pensiamo alla genialità di un grande compositore o artista: ma lo stesso vale per i musicisti dilettanti? Per scoprire se chi suona è diverso negli ultimi anni sono stati fatti molti studi. Studiare musica fa bene al cervello? La risposta è affermativa. Suonare offre grandi benefici e non è solo un piacere che dura tutta la vita.

Le ricerche non servono solo svelare cosa c’è dietro la creatività e l’intelligenza dei musicisti. Capire i meccanismi che regolano la percezione del linguaggio musicale nel cervello può servire a risolvere alcune patologie e i misteri evolutivi dell’uomo. Secondo gli scienziati non solo studiare musica fa bene, le persone con una formazione musicale avrebbero migliori capacità di apprendimento di tutte le materie scolastiche e linguistiche in particolare.

Studio musica e apprendimento

Lo hanno spiegato i ricercatori all’Aaas, organizzazione internazionale non-profit che si dedica al progresso della scienza in tutto il mondo. Non ci sono misteri: il motivo sarebbe abbastanza semplice. I musicisti hanno la capacità di isolare i singoli strumenti e i suoni di una orchestra. Ciò vale anche nel linguaggio parlato. Ad esempio i ragazzi che sanno suonare distinguono meglio le parole dai rumori durante una lezione in una classe particolarmente rumorosa.

Inoltre il sistema nervoso dei musicisti risponde più velocemente agli stimoli esterni musicali e vocali. Chi approfondisce una pratica musicale è in grado di cogliere maggiori informazioni nelle sfumature utilizzate dal proprio interlocutore. Ad esempio i bambini che frequentano corsi di musica risultano maggiormente stimolati dalle variazioni di tono della voce dell’insegnante nei vari passaggi di qualsiasi lezione e sono meno soggetti a distrarsi.

Studiare musica da bambini

Quasi quotidianamente leggiamo di studi sull’importanza del fare musica per lo sviluppo del cervello dei bambini. Le differenze tra chi suona uno strumento sono risultate molto evidenti anche secondo i ricercatori del Hospital Infantil di Città del Messico. Analizzando con una scansione elettronica il cervello di bambini tra i 5 e 6 anni dopo un periodo di lezioni di 9 mesi, gli scienziati hanno rilevato un forte incremento di connessioni neuronali.

Ciò comporta evidenti miglioramenti in bambini soggetti da autismo, deficit di attenzione e iperattività. Studiare musica fa bene perchè suonando uno strumento un bambino deve necessariamente mettere in moto capacità uditive, cognitive, emozionali e spaziali.

Studiare musica fa bene a scuola

Ma se suonare uno strumento fa così bene, com’è l’educazione musicale nelle scuole in Italia? Inutile fare finta di niente: la situazione è pessima. Nessuna lezione alle elementari, poca cosa alle medie. Certo viviamo tempi molto complicati da un punto di vista economico e sociale. La lista dei problemi è infinita e ogni giorno sembra aumentare: guerre, disuguaglianze, immigrazione, povertà, ambiente.

In un contesto simile ci si può battere per una migliore e più seria educazione musicale nella scuola dell’obbligo? Di sicuro c’è chi considera questa battaglia come un vezzo di chi non sa come occupare il proprio tempo. E’ il modo migliore per autorizzare gli studenti a considerare la già misera ora di musica come il momento giusto per far baldoria in classe. Niente di più sbagliato. E come vedete qui sotto non lo dicono solo gli scienziati.

“Fra le arti la musica ha un posto preminente, essa non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente la personalità dei futuri cittadini temperandone le passioni”.

Di chi è questo pensiero? Ci piacerebbe fosse una affermazione del politico di turno al Tg1. Invece sono parole di Platone, filosofo greco antico considerato da molti come il padre della filosofia occidentale. In realtà anche la politica sarebbe l’arte di governare le società. Ovvero la vita di tutti i giorni. Che comprende lo spirito, la cultura, l’intelligenza, il lavoro e tutto il resto. Ma anche rimanendo con i piedi per terra è impossibile ignorare che tutto parte da lontano: anche dai voti in pagella.