Altro che strumenti tradizionali come chitarra o pianoforte, il futuro del fare musica sembra già segnato in nome di una nuova rivoluzione tecnologica. Quale? Quella degli strumenti gestuali: suonare sarà come giocare. Semplice e alla portata di tutti.

Immaginare un mondo dove i protagonisti della musica non siano più gli strumenti tradizionali, è ovviamente una provocazione un pò forte, ma conviene comunque cercare di capire cosa sono, questi fantomatici strumenti gestuali del futuro. Pieter Jan Pieters è un loro inventore e ha fondato la OWOW, una startup olandese che mischia musica con design, tecnologia, ingegneria e progettazione.

Studiare design al posto di musica svela molto del mondo moderno: i giovani sono a caccia di novità. Semplici e immediate, magari belle da vedere e anche se si tratta di fare musica si cerca il modo di suonare subito, meglio senza fatica.

Probabilmente nemmeno avere un papà che suona la chitarra e ti racconta chi erano i Beatles o una mamma che suona Bach al pianoforte potrebbe bastare a convincere un figlio o una figlia ad imbracciare uno strumento tradizionale.

D’altronde con gli smartphone su Facebook e Instagram tutti già credono di essere diventati fotografi e su YouTube tutti si sentono registi… ecco manca qualcosa che trasformi l’ultimo degli stonati in musicista in modo che anche nella musica l’eventuale nullità di turno possa avere qualche minuto di celebrità. Come dite? Gangnam Style? Certo è già così, ma almeno questi personaggi virali hanno precise strategie di marketing.

Invece di andare a scuola di musica, ho studiato design

Il fare musica alla portata di tutti invece nasconde un altro problema: se oggi tutti scrivono e nessuno legge, tutti mostrano e nessuno guarda, domani in questo radioso futuro musical tecnolgico tutti suoneranno e nessuno ascolterà. A dire il vero ci siamo già arrivati: è sempre più difficile che qualcuno ci stia ad ascoltare mentre parliamo senza sormontarci con le sue parole. Ma questo è un altro discorso.

Se la si vuole vedere in modo positivo, suonare in modo intuitivo, senza la necessità di teoria dell’apprendimento, ovviamente apre sconfinate praterie anche alla creatività. Se vuoi fare un suono ondulato, fai movimenti ondulati. Se tocchi il dito sul tavolo, produci un suono. Se pieghi il dito, pieghi un suono. Non è nemmeno necessario imparare nuovi movimenti, sono quelli che facciamo tutti i giorni migliaia di volte. Ma servono per suonare.

Bastano piccole scatolette o circuiti stampati poco più grandi di carte di credito, per giunta economiche. Non sarà nemmeno necessario avere qualcosa da dire: l’arte che diventa happening è anche questo, il contenitore che diventa contenuto. Piuttosto sarà sempre più difficile trovare qualcuno disposto ad ascoltare, non più solo le nostre parole, ma anche la nostra musica, gestuale o non.

Peccato, non per i tanti pseudo nuovi artisti musicisti tecnologi che non vedranno coronati i loro sforzi creativi e torneranno a mettere su Facebook le foto delle vacanze, ma perchè l’unica cosa ad andarci di mezzo alla fine sarà il vecchio e buon silenzio.