Strumenti antica Grecia

Oggi la musica si fa con computer, tablet e perfino smartphone. Ma vi siete mai chiesti qualche millennio fa come suonassero gli strumenti dell’antica Grecia? Il suono dell’Epigonion svelato dalla tecnolgia

Il nostro sguardo spesso è proiettato al domani e mentre probabilmente tutti hanno imparato i segreti dello streaming e si interessano alle tecnologie della musica del futuro, certamente pochi si chiedono quale sia il tortuoso percorso tra scienza e arte che ha permesso di sviluppare gli strumenti e la musica che oggi tutti conosciamo.

Questa affascinante sfida invece non manca di interessare alcuni gruppi di studiosi come quelli che tempo fa hanno partecipato al progetto Astra (Ancient Instruments Sound/Timbre Reconstruction Application) coordinato dal Conservatorio di Salerno e dal Cern di Ginevra. Lo scopo era ricostruire il suono di uno strumento dell’antica Grecia: l’Epigonion.

Com’è possibile ricostruire il timbro di uno strumento antico? La tecnica utilizzata richiede sofisticati software e potenti computer e prende il nome di physical modeling (sintesi per modelli fisici). In pratica, a partire resti di scavi archeologici, si usano equazioni matematiche ed algoritmi che simulino non solo il comportamento fisico dello strumento, ma anche la reazione.

Cos’è e come suona l’Epigonion

L’Epigonion è uno strumento di legno a corde di cui finora si erano avute notizie solo attraverso la letteratura o l’archeologia, nei ritrovamenti di opere pittoriche o nelle descrizioni che ne facevano i poeti dell’antichità. Come molti strumenti dell’antica Grecia era suonato in due diversi modi: pizzicando le corde o percuotendole con un martelletto. Proprio come molti millenni dopo avverrà con l’arpa o il pianoforte.

In effetti il suono dell’Epigonion è molto simile a quello di strumenti musicali moderni come l’arpa e il clavicembalo. Per ricostruirlo, i ricercatori hanno utilizzato un procedimento chiamato «sintesi per modelli fisici» utilizzando equazioni matematiche e algoritmi che descrivono virtualmente le forme dello strumento, i materiali, le tecniche costruttive e il modo in cui veniva suonato.

Poichè nell’antica Grecia non si suonava musica scritta, ma i brani si conoscevano a memoria e si tramandavano oralmente, i ricercatori hanno riprodotto con l’Epigonion virtuale le note di uno spartito medievale: “L’idea era quella di suonare uno strumento antico con brani che rispetto a esso si possono definire recenti”, spiega Domenico Vicinanza, ideatore del progetto.

Il risultato è certamente interessante e permette di ascoltare le melodie del passato utilizzando dati certi senza affidarsi alle semplice supposizioni di copie realizzate in scala. E buffo è pensare che sono proprio le nuove tecnologie, quelle che rendono la vita semplice e forse un pò più superficiale anche nel campo della musica, a permettere di trasformare in realtà la voglia di conoscenza.