street art
Banksy - Follow your dreams (2010)

La street art è una forma d’arte contemporanea che parte da lontano giocando sulle dinamiche sociali del luogo dove viene prodotta. L’artista di strada dialoga con i luoghi e la gente, si confronta con il sistema e ne denuncia le ingiustizie. Le opere hanno un impatto visivo immediato, il cui scopo è scuotere il cittadino distratto generando dubbi, domande e una nuova consapevolezza.

La street art è un lotta pacifica e colorata che vuole sensibilizzare e unire le persone. Sarà per via delle crisi economiche ma negli ultimi anni c’è stata una vera e propria esplosione di opere e murales in ogni luogo del mondo. Non ci sono più solo i writers che colorano in forma anonima i muri delle metropolitane, ma sono le stesse istituzioni cittadine a sfruttare la forza comunicativa delle opere coinvolgendo gli artisti in programmi per combattere il degrado delle periferie.

Indice

Origine della street art

Andando molto in là nel tempo non si può che fare risalire la street art all’arte preistorica dei graffiti. Pensando al presente, è dalla fine del ‘900 che l’arte di strada è uscita dalla clandestinità imponendosi come vera e propria espressione artistica. Le prime opere furono disegnate da bande di giovani armati di bobolette spray su vagoni di treni e muri di New York negli anni ’20 e ’30, mentre oggi include murales, installazioni, performance e video arte.

Inizialmente la street art era una attività illegale e sovversiva, mentre oggi, pur rimanendo un movimento libero e autonomo impossibile da catalogare, è stata inglobata dalla cultura popolare dei mass media. Gli artisti di strada che si esibiscono sui muri abbandonati dei quartieri cittadini hanno trasformato le periferie americane in vere e proprie mete turistiche. A San Francisco ci sono ancora oggi 776 opere da ammirare. Alcuni murales creati negli anni settanta e firmati da artisti oramai famosi in tutto il mondo, sono resistiti alle intemperie e visitati dai turisti come mostre a cielo aperto fuori dai circuiti turistici.

Lo stesso Keith Haring elogiava i muri dellle città con luogo prediletto per esprimere l’arte. Non a caso la suo ultimo lavoro prima di morire è stato Tuttomondo, un murales realizzato nel 1989, che occupa 180 metri quadrati della parete esterna della canonica della chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa. Se un tempo era difficile non perderle, oggi attraverso la fotografia e i social è più facile catalogare e diffondere opere destinate a scomparire con il tempo. Alcune applicazioni per smartphone offrono percorsi guidati nelle città per gli amanti del genere.

Cos’è la street art?

Street art, muralismo e arte urbana fanno parte di un ecosistema che utilizza l’arte per protestare, esprimere concetti e migliorare le cose, ma l’arte di strada non ha ancora una precisa definizione in ambito artistico. Gli stessi artisti se lo domandano: si tratta di un movimento o di una vera forma d’arte contemporanea? E’ difficile circoscrivere un movimento in continua evoluzione e poi è la natura stessa della stessa street art ad andare contro il sistema e i limiti imposti, non senza contraddizioni.

Nelle sale del potere si prendono decisioni che riguardano l’umanità, mentre fuori, sui muri delle strade periferiche, ci sono artisti che esprimono la propria creatività nelle forme più diverse contro un sistema che cerca di omologare tutti dal punto di vista culturale ed economico. Se anche al mondo dell’arte è sempre stato impossibile sfuggire dalle dinamiche economiche, non deve stupire che alcune di queste opere oramai sono tra le più quotate al mondo.

La street art può essere anche altro: forse un modo per riqualificare le zone periferiche e attrarre turismo? Fanno parte dell’arte di strada anche i cosiddetti movimenti spontanei di Guerrilla gardening nati dalla necessità di rendere più vivibile la propria città che organizzano azioni mirate per creare aree verdi. C’è anche chi decora panchine, pali della luce e qualsiasi oggetto all’uncinetto (Guerrilla Knitting) e nello stesso tempo pone all’attenzione problematiche sociali (Pothole Knitting) come la necessità di riparare buche e crepe sulle strade cittadine.

Arte di strada in Italia

Quando si parla di street art le polemiche non mancano, specie in Italia: legale o illegale, fuori o dentro il mercato, lontano da ogni definizione. Di certo è un fenomeno in continua evoluzione. Non resta che osservare i lavori dei maggiori esponenti italiani come Blu, Ericalcane, Ozmo, Alice Pasquini, Pao e  Millo solo per citarne alcuni. Le loro opere riempono muri di città come Milano, Torino, Padova, Bologna, Genova, Firenze, Roma fino a Bari e Palermo, ma anche quelle di piccoli paesi sconosciuti.

Il progetto di Assemini, comune della città metropolitana di Cagliari, ad esempio si è voluto dare un nuovo look affidandosi alla cura di artisti locali liberi di esprimere la propria arte sui muri. Le tecniche utilizzate sono le più disparate. Stencil, pray, sticker, muralismo, poster spesso si mescolano tra loro adattandosi all’ambiente e alla tematica che l’artista vuole esprimere. Il tutto anche come volano turistico dato che è possibile assistere a performance dal vivo partecipando a Festival di street art organizzate in paesi dimenticati e periferie di grandi città.

Street art in Europa e mondo

Volendo rimanere in Europa, Berlino è tra le capitali all’avanguardia nella street art. Custodisce il più grande murale al mondo fatto su un edificio abitato. Come vedete qui sopra si tratta di 22mila metri quadri di affresco distribuito su tre palazzi in maniera continuativa. Ma altri esempi eccezionali sono presenti sul territorio. Non a caso proprio a Berlino nasce il primo museo dedicato alla street art. Si chiama Urban Nation museum ed è un luogo privilegiato per la ricerca, tra esposizioni e programmi educativi.

Bristol in Gran Bretagna si difende bene. Qui è facile trovarsi di fronte a un murales d’autore e gallerie d’arte. La firma è quella di Banksy tra i più famosi writers al mondo all’opera nella sua città natale. E non è il solo. A partire dagli anni 90 sono accorsi artisti da tutto il mondo pronti ad esprimersi. Interi quartieri si sono trasformati in cattedrali artistiche. Arte decorativa e di denuncia politica, tutto è concesso. Esiste la possibilità di seguire un percorso organizzato alla scoperta della street art.

Uscendo dall’Europa a Dubai negli Emirati Arabi la street art rende più attraenti grattacieli, centri commerciali e palazzi di lusso. Un museo alla luce del sole dedicato alla street art proprio nel quartiere centrale. Diversi sono gli artisti di fama internazionale che hanno partecipato al progetto decorativo con disegni di splendida fattura. Tecniche più disparate si confondono tra questioni sociali e politiche senza dimenticare mondi fantastici. Blek Le Rat, Aiko e Nick Walker sono solo alcuni dei nomi più importanti artisti emergenti sulla scena internazionale.

Movimenti di design partecipativo

Non esiste solo la street art per migliorare le periferie delle grandi città. Di Guerrilla gardening si è sentito parlare per la prima volta nel 1973, quando un gruppo di ambientalisti trasformò un terreno abbandonato in una zona di New York in un giardino. Da allora la parola è diventata sinonimo di consapevolezza per le tematiche ambientali, con attacchi a base si semi di fiori e piante applicate principalmente in contesti cittadini, magari degradati, fino a diffondersi e trasformarsi in movimenti internazionali.

Un esempio è il Guerrilla Knitting nato in America nel 2004 da mani sapienti, decise a dare un tocco di colore a panchine, pali, staccionate e cancelli. Si avvicina al Yarn Bombing (bombardamento di filati) detto anche Fabric Graffiti Movement ideato da due ex writers di Minneapolis. E cosa dire del Pothole Knitting? Si tratta di una deviazione del Guerrilla Knitting, più centrato su un rapporto con la strada e in particolare sui buchi e le crepe nell’asfalto pericolose soprattutto per i ciclisti. Meglio coprirle con maglieria e uncinetto colorato per enfatizzare il problema e sensibilizzare così l’opinione pubblica.

Se invece si pensa di piantare una piantina o un tulipano in strada, ecco che si passa al cosiddetto Guerrilla Gardening e Design Partecipativo in cui i giovani attivisti si trovano letteralmente a tappare buchi nell’asfalto con piantine e tulipani o a riutilizzare vecchie cabine del telefono come serre per coltivare piantine di vario genere. Tutto nasce e funziona grazie al coinvolgimento degli abitanti della zona.

Gli esempi di design partecipativo si moltiplicano anche in Italia grazie ai social street delle città, ma idee e progetti firmati da veri e propri artisti si sono fatti strada in questa insolita forma d’arte in tutto il mondo. Un esempio è Agata Olek che nel 2002 ha ricoperto il toro di bronzo di Wall Street con un maglione rosa e blu mentre Juliana Santacruz è impegnata nel ‘mettere in evidenza’ buche e crepe nell’asfalto di Parigi.