Cuffia per ascoltare tante canzoni

L’industria musicale insiste molto sui vantaggi offerti dalla musica in streaming: milioni di brani, tante canzoni da ascoltare in cambio di pochi euro al mese… Peccato che il 95% dei cataloghi siano costituiti da brani ‘irrilevanti’. Perchè la gente dovrebbe pagarli?

Sul significato di ‘irrilevante’ nell’ambito della musica in realtà ci sarebbe molto da dire, ma questa volta l’analisi di MIDiA Research non vuole concentrarsi sui contenuti artistici e nemmeno sui 4 milioni di brani mai ascoltati una volta. In pratica per lo studio l’irrilevanza di una canzone consiste nell’essere poco ascoltata, cosa che capita al 95% dei brani presenti nei cataloghi dei servizi in streaming.

Spotify ha 20 milioni di abbonati paganti, contro 55 milioni che ascoltano musica a gratis in cambio di pubblicità. Secondo la ricerca difficilmente gli utenti free potranno essere attirati dai milioni di brani disponibili, semplicemente perché non li ascolteranno mai. Perchè quindi dovrebbero spendere 9,99 euro al mese per un servizio che in larga parte non usano?

Se solo il 5% dei cataloghi in streaming è regolarmente ascoltato, un modo per attirare nuovi utenti premium potrebbe essere abbassare drasticamente i prezzi a 3 o 4 euro al mese, offrendo una tariffa che comprenda solo qualche decina di artisti o di album, magari di nicchia. Alla fine probabilmente sarebbero in molti ad abbonarsi e la perdita di valore verrebbe immediatamente compensata dai nuovi abbonamenti.

La ricerca sottolinea come l’obiettivo dell’industria musicale dovrebbe essere espandere il più possibile il mercato, mentre al momento l’ingresso di nuovi servizi come Apple Music mira a solo rubare utenti, che già pagano un abbonamento mensile, ai rivali come Spotify. Questo grafico di Midia Research riassume bene la situazione.

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