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Il tanto auspicato sorpasso dello streaming nei confronti del download di mp3 e della musica fisica alla fine si è puntualmente verificato. Lo dicono le ultime analisi di mercato provenienti dall’America che aprono però nuovi interrogativi tutti da risolvere per il futuro del settore

C’è una grande novità negli ultimi dati che la Riia ha rilasciato in questi giorni relativamente al mercato discografico Americano: lo streaming è la principale fonte di introiti della musica registrata. Questo fatto sancisce ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, la fine dell’era del supporto fisico, o almeno l’entrata in un futuro dove la musica non sarà più necessario possederla ma sarà sufficiente ascoltarla. Ovvio che il processo non durerà un giorno, ma questi dati provengono dal più grande mercato discografico del mondo e c’è da scommettere che in futuro queste tendenze coinvolgeranno i paesi di tutto il mondo.

C’è da dire che il sorpasso dello streaming nei confronto delle altre modalità di ascolto avviene, più che per merito, per demerito dei concorrenti. Vero è che secondo la Recording Industry Association of America i ricavi relativi allo streaming l’anno scorso sono aumentati di un 29%, ma Spotify e compagnia non sarebbero sul gradino più alto del podio se nel frattempo i download di mp3 non fossero calati del 9,6% e le vendite fisiche dei cd del 10,1%. In ogni caso lo streaming, all’interno di una torta complessiva di 7.016 miliardi di dollari della musica registrata, ora rappresenta il 34,3% delle entrate, mentre i download sono al 34% e la musica fisica è al 28,8%.

La buona notizia è che crescita dei flussi riesce a compensare le perdite degli altri sistemi di ascolto, e alla fine il totale segna un +0,09% che di questi tempi non è male. La cattiva notizia è che malgrado gli utenti ascoltino centinaia di miliardi di canzoni attraverso servizi digitali on-demand e ad-supported, gli artisti guadagnano sempre meno – 17 milioni di vinile venduti superano il fatturato dello streaming – e soprattutto in un sistema che per sua natura necessita di grandi numeri per essere sostenibile, c’è sempre meno spazio per le piccole realtà imprenditoriali indipendenti nel campo musicale e quindi per i nuovi talenti emergenti che si muovono al di fuori delle grandi major.

La stessa Riia definisce il gap tra ascolti ed introiti come frutto di una ‘disparità allarmante’ mentre Spotify festeggia il traguardo dei 30 milioni di abbonati paganti. Un successo per la grande finanza che ha investito centinaia di milioni nel progetto, un pò meno per i musicisti che dovranno inventarsi un nuovo modo, ancora tutto da scoprire, per vivere di musica.

sorpasso streaming
Percentuale introiti streaming sul mercato discografico complessivo – Dati Riia relativi all’America