cuffie con filo

Può reggersi un mercato se prodotto e promozione sono la stessa cosa? E’ ciò che sta succedendo nell’era dello streaming musicale. Vediamo di capire perchè e con quali conseguenze.

Chi ha studiato economia saprà che nel marketing esiste la legge delle 4P: Product (Prodotto), Price (Prezzo), Place (Punto Vendita), Promotion (Promozione). Dov’è il prodotto? Basti pensare agli utenti che visitano YouTube, la piattaforma più usata per trovare musica… e per ascoltarla. Punto e stop. Per la maggior parte di chi naviga online YouTube è la meta, non è il viaggio per arrivare a qualcos’altro. E così è lo streaming: promozione, scoperta e ascolto tutto insieme, e a gratis. Cosa c’è di troppo? Indovinate: il prodotto. E infatti a chi pensate interessi acquistare musica in questo contesto? Abbonamenti come prodotto? Nell’era dello streaming le persone non vogliono scaricare nulla, non hanno bisogno di un supporto fisico e non soprattutto non devono pagare nulla. Un discorso che non fa una piega. Se non fosse che in qualche modo le case discografiche e gli artisti devono campare. Ed ecco la trovata degli abbonamenti.

La sfida impossibile Fare in modo che gli appassionati ascoltino un brano o la musica di un artista e ne vengano talmente coinvolti da desiderare di poterne disporre quando e come vogliono, magari pagando un abbonamento, è la sfida più difficile. Secondo degli studi questa capacità di attrazione effettivamente è tre volte maggiore ascoltando un brano nei servizi di streaming che non alla radio. Streaming vs Radio Insomma per quanto riguarda la promozione streaming batte radio 3-0. Peccato che quando si tratta di trasformare questo interesse in soldoni solo il 7% dei consumatori dicono che sarebbero disposti a pagare un servizio in abbonamento di YouTube Key senza pubblicità e contenuti extra.