E’ diventato il metodo predominante di fruizione della musica nel mondo odierno. Ma quali sono le reali opportunità e i benefici dello streaming per i musicisti? Andiamo oltre gli aspetti economici per capire quali sono le strategie da adottare per la carriera di un artista

L’evoluzione dei supporti musicali è avvenuta a scadenze regolari nella storia della musica, e oggi lo streaming si pone come un punto fermo per chi vuole ascoltare musica. I vantaggi per gli utenti li conosciamo tutti: infinità disponibilità di brani da ascoltare ovunque con semplicità e prezzi bassi. Ma la rivoluzione dello streaming per i musicisti quali benefici ha portato? Certamente non quelli di tipo economico.

In questo articolo cercheremo di capire se e come lo streaming per i musicisti possa essere usato comunque con profitto, come parte di una strategia più ampia. Se i guadagni sono modesti per molti artisti, c’è la possibilità senza precedenti di essere visibili a livello globale, di connettersi con i fans ricevendo feedback immediati, fino a potere analizzare i dati di ascolto per identificare trend e pianificare strategie future.

Indice

Streaming per musicisti: i guadagni

Le piattaforme di streaming consentono di ascoltare musica da qualunque dispositivo anche con una qualità ottima. Con un abbonamento mensile tra i 10 e i 15 euro, scontato per gli studenti, o anche gratis in cambio di pubblicità, gli appassionati hanno a disposizione una scelta di brani infinita. Cataloghi da 50 milioni di canzoni, più i 100 mila nuovi brani che ogni giorno vengono caricati da artisti di ogni genere.

Tutto questo ben di Dio ha un limite: i guadagni dello streaming per i musicisti sono molto scarsi. Spotify e le altre piattaforme, pagano ogni ascolto, definito anche “stream”, ovvero “flusso”, circa 0,003 dollari. Per guadagnare 1 euro servono circa 300 flussi, che per essere valutati devono venire riprodotti per almeno 30 secondi. Il costo annuale, simile a quello per acquistare 5-10 cd, gli utenti possono ascoltare tutto ciò che vogliono.

Con lo streaming per i musicisti é impossibile guadagnarsi da vivere. Solo i grandi artisti con decine di milioni di stream ci riescono. I detrattori ritengono che il sistema non sia sostenibile e che il decadimento del valore economico si ripercuota negativamente anche sul ruolo della musica culturale e sociale. Certo la facilità con cui oramai è possibile produrre musica automaticamente con l’intelligenza artificiale aumenta i rischi. L’offerta è inversamente proporziale al valore, ed è destinata ad aumentare a dismisura.

Usare lo streaming per promozione

La verità è che tutto il mercato della cultura digitale oggi funziona con le logiche dello streaming, che prevedono l’accesso senza possesso. Sia che si tratti di canzoni, film, libri, software, videogiochi, non c’è più un prodotto fisico da acquistare e possedere, nè qualcosa di virtuale da avere, come era nel caso degli mp3. Bisogna quindi inventarsi nuove forme di remunerazione per cercare di utilizzare i sistemi esistenti a proprio favore.

Lo streaming ai musicisti cosa serve? Innanzitutto a fare promozione. Sulle piattaforme piccoli e grandi artisti possono connettersi ad un pubblico globale senza investire in costose campagne di marketing. Oltre alle proprie canzoni, possono inserire testi, presentazioni, biografie e tutto il resto. Maggiore è la presenza di un artista online, più alta sarà la possibilità di espandere la base di fans interessata ad acquistare mp3, cd, vinile, merchandising o biglietti di concerti.

Per attrarre utenti si possono anche pubblicare podcast in cui presentare canzoni, album, concerti o parlare di qualcosa che ispira la propria visione artistica, potendo contare con un feedback con i fan. Ciò può riguardare i commenti sui brani, le condivisioni e le playlist degli utenti. Informazioni che possono essere preziose per gli artisti che desiderano comprendere meglio il loro pubblico e adattare la propria musica di conseguenza.

L’importanza di essere nelle playlist

Nell’era dello streaming per i musicisti non è tanto importante il successo di un intero album o singolo, ma gli ascolti di una canzone o più canzoni, non necessariamente scelte dall’utente. I flussi sono il nuovo petrolio e il modo migliore per essere ascoltati è finire in una playlist. Sulle piattaforme il 70% delle playlist vengono proposte automaticamente in base ai comportamento di ascolto, il 30% hanno dei curatori umani o sono create dagli utenti.

Una delle conseguenze della dittatura delle playlist, è che più brani vengono pubblicati e più c’è la possibilità di venire ascoltati e guadagnare soldi. Gli effetti sono paradossali, come nel caso dell’artista giapponese Michiru che pubblica un album completo ogni giorno composto da otto tracce. Lo svedese Giovanni Rohr, lanciando oltre 650 progetti con diverso nome d’arte, invece è diventato l’artista più ascoltato di Spotify, raggiungendo 62 milioni di follower.

Giovanni Rohr viaggia a 15 miliardi di stream all’anno con guadagni di oltre 6 milioni di euro. Si tratta di musica ambient, ovvero di sottofondi adatti a cenare o fare sport. Certo probabilmente la musica prodotta in catena di montaggio non ha nulla a che vedere con l’arte. In questo contesto, dove conta solo la quantità e i click, l’intelligenza artificiale, che rende possibile creare canzoni in pochi attimi, diventa un problema non trascurabile.

Come entrare nelle playlist?

Catene di montaggio a parte, per la maggior parte dei musicisti non famosi entrare nelle liste di riproduzione è l’unico modo per ottenere flussi significativi e guadagnare dei soldi. Esistono playlist funzionali (musica per la cena, suoni per lo sport e il fitness) e quelle relative a stati d’animo specifici (malinconia, allegria, celebrazioni). Come ci si entra? Il primo passo è descrivere i brani nel modo più dettagliato possibile.

Per farsi ascoltare sui servizi di streaming i musicisti possono anche provare a creare autonomamente playlist basate su stati d’animo inserendo i propri brani o quelli degli amici. Un altro modo è proporsi ai curatori attraverso servizi come Push, Indiemono, Pitch List e SubmitHub. Questi siti richiedono un abbonamento mensile per ottenere feedback da curatori che decidono le canzoni adatte.

Proporsi ai curatori per entrare nelle playlist può funzionare ma ha un costo notevole rispetto ai risultati che promette. Esistono anche gruppi su Facebook che offrono più o meno lo stesso servizio. La verità è che il panorama dello streaming per i musicisti è talmente ampio e incerto, che ognuna delle iniziative potrebbe fallire miseramente o andare a buon fine. Fondamentale è che gli artisti abbiano una strategia più ampia per proporre la propria musica.

Analisi delle statistiche di ascolto

Un altro beneficio dello streaming per i musicisti è potere accedere alle analisi dei dati che possono aiutare a comprendere meglio il comportamento dei fan, identificare trend e pianificare strategie future. E’ possibile avere informazioni molto dettagliate su quali canzoni hanno più successo, da dove provengono i fan, che età hanno e molto altro ancora, per adattare le produzioni a questi gusti.

Ad esempio se si scopre che i brani di maggior successo sono di un determinato genere, o più ritmate o allegri, un artista potrebbe tenerne conto per le uscite successive. Allo stesso modo individuare la località da cui provengono gli ascoltatori potrebbe suggerire di creare canzoni in una determinata lingua. L’analisi dei dati potrebbe consentire di sfruttare anche determinate playlist in cui si ricevono più flussi.

Infine i dati consentono di pianificare con precisione il miglior periodo per fare uscire i nuovi abum. Alcuni distributori consentono di decidere la data di uscita sulle principali piattaforme di streaming. Progettando per tempo il lavoro di comunicazione e promozione con l’uscita di musica e video, si può studiare una migliore comunicazione per incrementare i fans.

Ci sono alternative allo streaming?

In questo articolo abbiamo parlato quasi esclusivamente di strategie di comunicazione più che di musica, intesa come arte sensibile. Il motivo è semplice: nello streaming prodotto e promozione sono la stessa cosa. Il fatto che nessuno sappia bene come funzionano gli algoritmi di classificazione nelle piattaforme, al pari del posizionamento sui motori di ricerca, rende le cose per i musicisti ancora più difficili.

La differenza tra l’arrendersi e cambiare lavoro o dedicarsi ad un’altra passione e cercare di sfruttare i benefici dello streaming, per i musicisti può essere sottile. In realtà gli artisti, da quando esiste l’arte, non hanno mai avuto vita facile. Oggi internet e lo streaming offrono almeno una tela bianca su cui dipingere, ovvero uno spazio in cui depositare le proprie opere. Se poi qualcuno le ascolti o meno, è un’altra faccenda.

La notizia è che, volentieri o nolenti, non si può fare a meno dello streaming, così per fare soldi con la musica è necessario combinare più fonti di reddito. Artisti e band con una buona base di fans possono ad esempio farsi finanziare da piattaforme di crowdfunding come Kickstarter, Indiegogo o Patreon. Se streaming e i social media funzionano da promozione, merchandising e spettacoli dal vivo devono generare la maggior parte delle entrate.


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Autore: Fulvio Binetti
Fulvio Binetti è un editore online, fondatore di Bintmusic.it, musicista, produttore e esperto di comunicazione digitale. Da oltre tre decenni collabora con le principali realtà del campo audiovisivo, discografico ed editoriale, dove si è distinto nella produzione di canzoni e colonne sonore per tv, radio, moda, web ed eventi. In qualità di blogger, condivide approfondimenti su musica, cultura e lifestyle. Per saperne di più leggi la biografia o segui i suoi profili social.