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Malgrado non sia ancora attivo in Italia, Spotify, sistema di ascolto musicale in streaming che consente l’ascolto di canzoni gratis in cambio di pubblicità o a pagamento senza spot, continua a far parlare di sè.

Questa volta è PrivCo, società di analisi finanziaria a mettere in dubbio il fatto che il modello di business legato allo streaming musicale sia sostenibile da un punto di vista economico. Secondo gli analisti anche se le entrate di Spotify nel 2011 sono aumentate del 151% a 244 milioni di dollari, ogni dollaro guadagnato va direttamente in tasca alle etichette discografiche per i pagamenti dei diritti, mentre le assunzioni di nuovi dipendenti da parte di Spotify per gestire il maggior traffico, arrivato a 10 milioni di utenti, ne minano l’esistenza mandando i conti in perdita.

Questo non sarebbe un problema solo per Spotify ma per tutti gli altri servizi di musica in streaming gratis o a pagamento che invece qualcuno sostiene siano la grande opportunità per il futuro dell’agonizzante mercato della musica. Per sopravvivere invece serve una svolta che non arrivando da una maggiore disponibilità delle case discografiche a rivedere i loro diritti, dovrà necessariamente ricadere sul pubblico, prevedendo abbonamenti per Spotify e simili più costosi.