Ragazzo al pc fa stream ripping

Lo stream ripping è la nuova forma di pirateria dello streaming musicale. La musica on the cloud ha conquistato il mercato riducendo i download di mp3 illegali ma deve fare i conti con un altro sistema per ascoltare musica gratis

Si chiama stream ripping ed è la nuova frontiera dei pirati e degli scrocconi sul web. In pratica si tratta di estrarre canzoni, da scaricare in formato digitale, direttamente dai video in streaming che si vedono su servizi come YouTube. Questo modo di ascoltare musica è illegale ed è stato affrontato in sede legale con la chiusura di siti come YouTube mp3 converter che però non ha risolto il problema. Altri servizi simili sono disseminati sul web.

Lo stream ripping è l’altra faccia della medaglia dello streaming, unico sistema che, offrendo canzoni gratis in cambio di spot, è sopravvissuto alla rivoluzione digitale, ora entrata in una nuova fase. Gli investitori hanno scommesso miliardi di dollari in società come Spotify aiutandole ad imporsi sul mercato e lo streaming oramai ha sorpassato vendite fisiche e download e cresce anno dopo anno. Ma non mancano le incognite, innanzitutto perchè, se agli ascoltatori non sembra vero potere ascoltare canzoni gratis o a basso prezzo, i principali attori del mercato musicale non se la passano certo bene.

Effetti della rivoluzione streaming

Abbagliati dal tutto gratis e da servizi eccellenti, gli ascoltatori se ne infischiano se dietro allo streaming ci sono logiche di mercato veicolate da operazioni squisitamente finanziarie che riducono il valore economico della musica a zero. Peccato che musicisti e artisti, produttori, creatori di contenuti ed etichette purtroppo sono sempre più convinti che investire in talento e creatività non sia più sufficiente o del tutto inutile. Il motivo è noto ma forse conviene ripeterlo: per ottenere il guadagno di 1 download di mp3 servono 1000 ascolti in streaming.

D’altronde per sconfiggere i download illegali serviva offrire al pubblico la possibilità di ascoltare legalmente musica gratis o quasi, obbligandoli ad ascoltare degli spot inframezzati alle canzoni. Lo streaming, pur retribuendo poco o nulla gli artisti nel disinteresse generale, è sempre stato considerato il male minore. In questo modo la pirateria non avrebbe più avuto ragione di esistere. Ma ciò è realmente avvenuto?

Streaming e pirateria musicale

La pirateria musicale in nazioni come la Svezia, dove Spotify è nato, effettivamente è diminuita costantemente nel corso degli anni. Ma ciò non è avvenuto nel Nord America, il più grande mercato musicale al mondo e in molti altre nazioni, come la nostra. Secondo una recente indagine di Cisco, il file sharing, sistema basato sul peer to peer per effettuare download illegali, negli Usa dal 2008 ad oggi è aumentato del 44%. Alcuni report di MusicWatch dicono che gli americani che frequentano siti pirata sono 57 milioni, il 20% della popolazione. La previsione è che in futuro aumenteranno ancora.

Scaricare musica e film senza pagare non è una abitudine dimenticata, ma è un fenomeno in aumento. Pochi ne parlano, ma malgrado tutte le battaglie legali e non fatte in questi ultimi anni contro la pirateria, crescono i BitTorrent e tante altre piattaforme e sistemi dove utenti di mezzo mondo sempre più scaltri si scambiano file gratis. Per ascoltare o scaricare musica gratis non utilizzano solo un sistema, ma adottano una vera strategia per trovare la fonte migliore. L’importante è che evidentemente tutto si possa trovare gratis, sia che si tratti di download o streaming.

Stream ripping cos’è

Tra questi nuovi metodi per ascoltare musica gratis al tempo dello streaming c’è lo stream ripping. Di cosa si tratta e come funziona? In pratica c’è chi ha trovato dei sistemi per salvare illegalmente la musica ascoltata durante l’ascolto in streaming. Rippare canzoni da YouTube, Spotify, Pandora, Apple Music o dagli altri servizi sembra essere una pratica molto diffusa a tutte le età, come si vede nel grafico seguente. Ci sono siti, software e app che consentono di salvare le canzoni che si stanno ascoltando in modo molto semplice e incontrollabile.

Quanti sono i pirati musicali? Secondo gli ultimi dati della Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry), sono illegali circa un terzo terzo degli ascolti sul web (38%). Di questi il 32% utilizza lo stream ripping, il 23% il peer to peer, ed una percentuale minore i download da altri sistemi. Il fenomeno dello stream ripping è in aumento negli ultimi anni e spaventa non poco le case discografiche. Come mai nessuno ne parla?

pirateria musicale ad ogni età

Pirateria e valore della musica

Nello streaming musicale le big company stanno investendo centinaia di milioni di dollari ed è considerata l’unica alternativa legale alla pirateria. Perchè moltissimi giovani e non continuano a desiderare di ascoltare musica gratis illegalmente? Dall’arrivo degli mp3 dopo Napster è cambiata la mentalità del pubblico in nome della gratuità. Eppure inseguire al ribasso le esigenze della gente offrendo musica gratis, oltre a uccidere il download a pagamento e il lavoro degli artisti, potrebbe non essere stata una buona idea.

Sia la pirateria tradizionale che lo stream ripping condividono un concetto di base: la scomparsa della percezione del valore della musica. E mentre i giganti del web costruiscono piattaforme sempre più accattivanti per attrarre abbonati poco sensibili alle lamentele degli artisti, i veri vincitori della rivoluzione digitale potrebbero essere i pirati. Nessuno ne parla più ma godono di ottima salute, specie nella generazione dei 18 – 34 enni. I loro click fanno gola a tutti, purché nel posto giusto, ovviamente.