Stream ripping

Streaming e pirateria sono davvero incompatibili? La musica on the cloud ha conquistato il mercato perchè capace di contrastare i download illegali. Ma mentre si cercano forme di monetizzazione cresce lo stream ripping

Con lo streaming che oramai ha sorpassato vendite fisiche e download, l’era della musica digitale è entrata in una nuova fase. Certo non mancano le incognite, perchè se agli ascoltatori non sembra vero potere ascoltare canzoni gratis o a basso prezzo, i musicisti non se la passano certo bene.

Da una parte ci sono investitori che scommettono miliardi di dollari in società come Spotify aiutandoli ad imporsi sul mercato. Per il pubblico si tratta di potere fruire di servizi eccellenti e poco importa se dietro ci sono logiche veicolate da operazioni squisitamente finanziarie. Dall’altra ci sono musicisti, artisti, produttori, creatori di contenuti ed etichette, per i quali sembra che investire in talento e creatività non sia più sufficiente o del tutto inutile. Il motivo è noto ma forse conviene ripeterlo: per ottenere lo stesso guadagno di 1 download servono 1000 ascolti in streaming.

Ma lo streaming, pur retribuendo poco o nulla gli artisti nel disinteresse generale, è sempre stato considerato il male minore. L’unica alternativa alla musica piratata si pensava fosse offrire al pubblico la possibilità di ascoltare legalmente musica gratis o quasi. In questo modo la pirateria non avrebbe più avuto ragione di esistere. Ma ciò è realmente avvenuto?

Streaming e pirateria musicale

Ci sono nazioni come la Svezia, dove Spotify è nato, in cui effettivamente la pirateria è diminuita costantemente nel corso degli anni. Ma non è stato così nel Nord America, il più grande mercato musicale al mondo e in molti altre nazioni, come la nostra. Secondo una recente indagine di Cisco, il file-sharing negli Usa dal 2008 è aumentato del 44%. Alcuni report di MusicWatch dicono che gli americani che frequentano siti pirata sono 57 milioni, il 20% della popolazione. La previsione è che in futuro aumenteranno ancora.

Pochi ne parlano, ma l’abitudine di scaricare musica e film senza pagare nulla non diminuisce, anzi aumenta. Malgrado tutte le battaglie legali e non fatte in questi ultimi anni contro la pirateria, crescono i BitTorrent e le tante altre piattaforme e sistemi dove ci si scambia file gratis. Inoltre oggi gli utenti sono sempre più scaltri. Non utilizzano solo un mezzo per ascoltare o scaricare musica, ma adottano una vera strategia per trovare la fonte migliore. L’importante è che evidentemente tutto si possa trovare gratis, sia che si tratti di download o streaming.

Cos’è lo stream ripping

Tra questi nuovi metodi di diffusa di pirateria musicale ai tempi dello streaming c’è lo stream ripping. Di cosa si tratta e come funziona? In pratica c’è chi ha trovato dei sistemi per salvare illegalmente musica durante l’ascolto in streaming. Rippare canzoni da YouTube, Spotify, Pandora, Apple Music o dagli altri servizi, come si vede in questo grafico, sembra essere una pratica molto diffusa a tutte le età. Ci sono siti, software e app che consentono di salvare le canzoni che si stanno ascoltando in modo molto semplice e incontrollabile.

pirateria musicale ad ogni età

Il valore della musica

In fenomeno dello stream ripping è in aumento e spaventa non poco le case discografiche come ampiamente documentato dall’IFPI. Ma se lo streaming è davvero l’alternativa legale alla pirateria, perchè moltissimi giovani e non continuano a desiderare di ascoltare musica gratis illegalmente? Certo Napster ha cambiato la mentalità del pubblico, ma inseguire al ribasso le esigenze della gente offrendo musica gratis, oltre a uccidere il download a pagamento e il lavoro degli artisti, potrebbe non essere stata una buona idea.

In realtà, sia che si tratti stream ripping o di pirateria tradizionale basata su sistemi di file sharing o peer to peer, il vero problema è la scomparsa della percezione del valore della musica. E mentre i giganti del web costruiscono piattaforme sempre più accattivanti per attrarre abbonati poco sensibili alle lamentele degli artisti, gli unici veri vincitori della rivoluzione digitale potrebbero essere proprio i pirati. Non solo godono di ottima salute, specie nella generazione dei 18 – 34 enni, ma oramai non si nominano più nemmeno. Nessuno ne parla più, ma i loro click fanno gola a tutti.