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Qual’è il segreto del magico suono di un violino Stradivari? Oltre al legno e alla forma esiste una ricetta che riguarda la vernice che ricopre gli strumenti. Ma scoprirla per liutai e scienzati non sarà facile

Un violino Stradivari appartenuto a Rodolphe Kreutzer, virtuoso, compositore, insegnante e membro fondatore del Conservatorio di Parigi, qualche anno fa è stato valutato da Christie ad un prezzo compreso tra 7,5 e 10 milioni di dollari. Si sa, i collezionisti sono disposti a fare follie per aggiudicarsi dei pezzi unici. Ma qual’è la vera magia dei violini del liutaio cremonese vissuto a cavallo del ‘700?

Oltre all’aspetto estetico e alle finiture di qualità, musicisti, critici, esperti e appassionati sono tutti concordi nel sostenere che la qualità del suono dei violini Stradivari rimane tutt’ora senza uguali. Per spiegarne il segreto, la leggenda racconta che Stradivari utilizzasse solo alberi trentini della Val di Fiemme e che, facendo rotolare i tronchi, ne ascoltasse prima il suono per scegliere i migliori. Forse c’è dell’altro. Ricerche più recenti assicurano che il suono degli archi è una questione di curvatura, riguarda il tipo di legno usato, spessore, inclinazione, colore, ma anche la chimica.

Ancora nessuno ha davvero scoperto il segreto del suono dei violini Stradivari e quindi il mistero non smette di incuriosire scienziati desiderosi di svelare l’arcano. Dieci anni fa due ricercatori del Joseph Nagyvary della Texas A&M University, avevano compiuto un’analisi comparata tra uno Stradivari, un Guarnieri, una viola inglese e un violino francese. Da qui la conferma di ciò che da anni gli esperti cercavano invano: tutto dipende da un fenomeno chimico che combina ossidazione e idrolisi.

Suono Stradivari per la chimica

Da allora è stato chiaro che il segreto del suono non fosse solo una questione di legno o di lavorazione. Nei violini del maestro cremonese Antonio Stradivari sono stati infatti trovati sali di rame, ferro e cromo: un cocktail magico che dona allo strumento una dolcezza particolare. La composizione chimica degli altri strumenti è diversa, a dimostrazione del fatto che i maestri italiani del Seicento e del Settecento trattavano il legno in un modo del tutto sconosciuto ai loro colleghi francesi e inglesi.

Negli anni successivi qualcuno per svelare il segreto del suono dei violini Stradivari è arrivato a tirare perfino in ballo i tarli del legno, mentre recentemente gli scienziati sembrano avvalorare le teorie sulla composizione chimica, in particolare delle vernici che ricoprono lo strumento. Secondo queste teorie lo strato di vernice che ricopre gli strumenti non ha solo uno scopo estetico e di mantenimento delle caratteristiche fisiche e tecniche, ma svolge anche un ruolo determinante nella qualità complessiva del suono dello strumento.

L’importanza della vernice

Fanno parte di questa schiera i ricercatori svizzeri del laboratorio di Scienza dei Materiali e Tecnologia che nei loro studi hanno appena scoperto che oltre al tipo di legno è la vernice ad essere decisiva nel modificare le proprietà vibro-acustiche degli strumenti. Per analizzare le reazioni fisiche di quattro diverse vernici su legno di abete rosso proveniente dalla Norvegia hanno utilizzato una tomografia a raggi X. E’ risultato che lo smorzamento delle vibrazioni e le caratteristiche del suono più o meno caldo dipendono dalla composizione chimica della vernice e dalla sua capacità di penetrare nel legno.

Evidentemente però siamo ancora lontani dallo scoprire la ricetta del suono dei violini Stradivari, anche se studiosi e ingegneri hanno a disposizione mezzi e tecnologie sempre più sofisticate. A volte si coalizzano con i migliori liutai, come nel caso del progetto Strad3D, approfondendo le ricerche sul suono con studi innnovativi. Ma nessuna TAC, spettroscopia, risonanza magnetica a infrarossi nucleare, nessun modello 3d al computer e nemmeno sofisticati studi vibrazionali acustici potranno mai ripetere i gesti che faceva 300 anni fa un artista liutaio nella sua piccola bottega artigiana.