Primo pianoforte della storia

Qual è la storia del pianoforte e chi lo ha inventato? Alla scoperta dell’origine tutta italiana dello strumento musicale più completo ed affascinante dell’arte della musica che è arrivato con gloria fino ai giorni nostri

Il pianoforte ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella storia della musica e nell’immaginario dei musicisti e del pubblico. A stupire il suono con la sua versatilità e gamma dinamica, melodica e armonica. Ma rispetto agli altri strumenti giocano a favore l’immediatezza della visualizzazione delle note e infine il prestigio della sua forma e la mole imponente.

Per questi motivi nella storia della musica il pianoforte è sempre stato considerato lo strumento principe da professionisti e dilettanti. Da Mozart in poi, virtuosi e compositori di musica classica e successivamente i pianisti jazz, hanno sviluppato un enorme repertorio per piano solo, da camera o orchestra. Dalla fine del ‘900 è divenuto anche un simbolo nelle case delle famiglie borghesi europee o del Nord America. Nell’era di internet, malgrado televisori da mille pollici e smartphone siano diventati i nuovi totem delle case, molti eroici genitori fanno studiare pianoforte ai figli in mezzo a mille distrazioni, ben sapendo i benefici che ne deriveranno.

Primo pianoforte: l’arpicembalo

Ma chi ha inventato il pianoforte? Tutto ha origine con Bartolomeo Cristofori, liutaio cembalaro, che visse tra il 1655 e il 1731. Assunto al servizio del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, si limitò alla semplice manutenzione della collezione di clavicembali e strumenti musicali, ma piuttosto volle inventare nuovi strumenti. Le carte già dal 1700 parlano del suo Arpicembalo, uno strumento a tastiera che, contrariamente al clavicembalo, poteva colpire le corde e lasciarle risuonare grazie ad un meccanismo a scappamento.

L’Arpicembalo, vero precursore del pianoforte, era molto complesso e costoso e i suoi progetti furono elaborati in Europa nei decenni successivi. Cinque esemplari furono acquistati in Spagna dalla regina Maria Barbara de Braganza. Le prime composizioni dedicate al nuovo strumento furono scritte da Lodovico Giustini (1685-1743), dedicate a Don Antonio del Portogallo, zio di Maria Barbara e studente di Scarlatti.

Evoluzione pianoforte di Cristofori

Successivamente la storia del pianoforte prosegue in Germania per mano dell’organista di corte Gottfried Silbermann (1683-1753), che incominciò a costruirli nel 1730. Un primo modello, dato in prova a Johann Sebastian Bach (1685-1750), fu scartato perchè il meccanismo dei tasti era troppo duro per suonare gli abbellimenti utilizzati nelle sue composizioni. I successivi miglioramenti operati dal Silbermann e dallo stesso Cristofori ebbero più successo. I loro pianoforti furono acquistati da Federico il Grande, re di Prussia (1740-1786) e lo stesso Bach divenne un agente di vendita estendendo l’utilizzo nell’Europa centrale dopo la morte del liutaio padovano.

Del primo pianoforte inventato da Cristofori ne esistono ancora tre esemplari. Al Metropolitan Museum of Art di New York City, al Museo di Strumenti Musicali di Roma e al Musikinstrumenten dell’Università di Lipsia. Il pianoforte del Metropolitan, costruito nel 1720, è il più antico pianoforte sopravvissuto. Esteriormente simile a un clavicembalo, ha 54 tasti al posto degli attuali 88, una sola tastiera, senza possibilità di smorzare le vibrazioni, e un suono molto diverso dai pianoforti a coda moderni. Una sorta di clavicembalo con un suono più forte e più brillante ma senza le capacità espressive dinamiche attuali, adatto ad accompagnare solisti o piccoli ensemble piuttosto che essere utilizzato in grandi orchestre.

Viola organista di Leonardo

Nella storia del pianoforte può essere utile citare anche la viola organista di Leonardo da Vinci. La sua viola organista in realtà riassume le caratteristiche di tre strumenti: il clavicembalo, l’organo e la viola da gamba. Non ha martelletti che picchiano sulle corde come il pianoforte, ma quattro ruote avvolte di crine di cavallo, come gli archi di violino, che premono su corde di metallo quando si schiacciano i tasti dello strumento. Questo strumento si presenta quindi come un pianoforte a coda, ma il suono è un mix tra violoncello, organo e fisarmonica.

Una copia della viola organista è stata realizzata da Slawomir Zubrzycki, un pianista di Cracovia che ha realizzato un mezzo miracolo di musica e arte meccanica in molti anni di lavoro e passione. Per costruirlo ha seguito gli schizzi di Leonardo contenuti nel Codice Atlantico, raccolta di invenzioni e opere realizzate tra il 1489 e 1492. Ha anche preso in considerazione uno strumento chiamato Geigenwerk costruito nel 1575 dal tedesco Hans Haiden sempre ispirato a quello dell’artista. Con la ‘viola organista’ è necessario suonare un repertorio particolare che sfrutti appieno le sue sonorità.