storia del mercato discografico

Crisi della musica? Forse, ma non troppo. Ecco una interessante rappresentazione grafica della storia del mercato discografico negli ultimi 40 anni in America: chi si è mangiato tutta la torta?

Da molti anni siamo immersi in fenomeni di decrescita economica: è la stessa modernità che impone un aumento continuo delle vendite per essere sostenibile. Sta di fatto che anche concetti come quelli di crisi della musica sono diventati oramai familiari. Tanto familiari che forse è il caso di dare un occhio a quello che è successo in passato ed in particolare alla storia del mercato discografico negli ultimi 40 anni in America.

Quando sentiamo parlare di crisi della discografia certo si tratta di una realtà non opinabile considerando il fatturato. Eppure da sempre l’industria basata sulla vendita di musica registrata ha avuto i suoi cicli e ricicli storici e per rendersene conto basta dare un occhio all’animazione realizzata dal magazine Digital Music che trovate in fondo a questo articolo.

A partire dagli Lp che nel 1973 dominavano il mercato, negli ultimi 40 anni con l’evoluzione della tecnologia c’è stato infatti un continuo susseguirsi di supporti che si sono via via diffusi fagocitando i precedenti. Dagli lp in vinile passando dalle audio cassette fino ai cd che, come si vede dal grafico, negli ultimi 10 anni sono stati messi in difficoltà dall’arrivo di una serie di nuovi supporti digitali e online tra download e streaming.

Se osservate bene l’animazione, che arriva fino al 2014, emerge soprattutto una grande frammentazione nel modo di ascoltare musica, specie negli ultimi anni. Il problema è che ad una maggiore offerta, che potrebbe andare a tutto vantaggio degli ascoltatori, non corrisponde un maggior guadagno di artisti, etichette e distributori. Per qualcuno sarebbe tutta colpa della pirateria, anche se su questo punto ci sono alcune teorie contrastanti.

Sta di fatto che di musica non se ne è mai ascoltata tanta come oggi. Più che parlare solo di vinile e streaming, forse converrebbe allora riflettere anche sul significato di crescita economica. E non solo nel campo della musica.

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