Stockhausen

Una figura controversa e temeraria quella del compositore tedesco d’avanguardia Karlheinz Stockhausen, scomparso all’età di 79 anni dopo una vita trascorsa ad inventare suoni contrari alle regole armoniche, melodiche, ritmiche e tonali della musica.

Karlheinz Stockhausen è stato uno dei più grandi musicisti del ’900, inventore di nuovi linguaggi e notazioni musicali, dalla musica dodecafonica a quella elettronica. La sua non è solo stata solo una sfida alle leggi della tonalità, ma anche a quelle dell’estetica e delle sue categorie: musica aleatoria, musica puntuale, musica seriale. Parole che descrivono nuovi linguaggi in cui note e suoni sono eventi a sé stanti che vanno oltre la loro funzione nel contesto compositivo. Non importa se ai più il risultato sembra strano o addirittura inascoltabile.

Basti pensare alla sua “Helicopter String quartet”, uno dei suoi brani piu’ originali, concepito nel 1995: mezz’ora di quartetto d’archi con il sottofondo di quattro elicotteri. Comunque la si pensi, il suo è un macigno buttato nello stagno. Una spallata alle regole convenzionali dei generi della musica, una ricerca che ha influenzato compositori come Stravinsky, ma anche musicisti jazz come Miles Davis, Cecil Taylor, Charles Mingus, Herbie Hancock, artisti pop e rock come Frank Zappa, Brian Eno, i Beatles e molti altri.

Nato a Kerpen-Moedrath il 22 agosto 1928, ancora giovanissimo studia a Darmstadt con Theodor W. Adorno. Nel 1952 a Parigi entra in contatto con i grandi maestri della musica francese Olivier Messiaen, Pierre Boulez e Pierre Schaeffer. Tra il 1953 ed il 1998 collabora strettamente con lo “studio per la musica elettronica” della radio Westdeutscher Rundfunk di Colonia e si dedica alla musica elettroacustica.

Tra le sue composizioni più famose “Gesang der Jünglinge” (1955-1956), l’opera “Licht” (Luce) in sette parti dedicata ai giorni della settimana, dalla durata record di 29 ore (1977). Docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni di teoria della musica oltre ad essere stato attivo anche come direttore d’orchestra e manager culturale. Come ogni genio che si rispetti, Stockhausen è stato anche molto criticato a causa di comportamenti eccentrici e parole ai limiti della follia.