Credevate che almeno i pianoforti Steinway tra legni pregiati e costruzione fatta di passione e precisione fossero immuni da parole come crisi, affari e finanza? Vi sbagliavate. Anche i pianisti piangono…

Lo status symbol del lusso e della qualità delle sale da concerto e delle case di prestigio da oltre un secolo prima è stato messo in vendita al fondo di private equity Kohlberg & co con un’operazione da 438 milioni di dollari e poi ha ricevuto una proposta di 477 milioni di dollari da un gruppo di investitori che dovrebbero garantire la prosecuzione dell’attività malgrado la recessione che ha drasticamente ridotto vendite dei suoi famosi pianoforti a coda. Intanto Steinway ha chiuso il suo showroom monomarca a Manhattan dove intere generazioni di pianisti hanno toccato i suoi tasti e provato il suo suono che in questo momento nulla può contro gli oltre 50mila dollari che come minimo servono per portarselo a casa.

Steinway & Sons fu fondata nel 1853 dal tedesco immigrato Henry Engelhard Steinway in un loft nel West Side di Manhattan e nel corso dei decenni insieme ai suoi figli sviluppò il pianoforte moderno, così come lo conosciamo per semplici appassionati facoltosi ma sopratutto per i grandi interpreti del XIX e del XX secolo classico, da Franz Listz a Maurizio Pollini fino a jazzisti da Gershwin ed Ellington a Keith Jarrett e Brad Meldhau. Ma ancora oggi più di 1.300 concertisti al mondo lo suonano nelle sale da concerto facendo vibrare le 12.000 parti singole che lo compongono.

Se nel 1988 Stenway aveva venduto il suo pianoforte numero 500 mila, negli ultimi anni in periodo di crisi economica globale le cose non andavano certo bene tanto che tra il 2008 e il 2009 erano stati lasciati a casa il 30% degli impiegati nella fabbrica di New York. Ora questo salvataggio che sa tanto di finanza e poco di musica non può che lasciare un pò di tristezza e amaro in bocca per un sogno che dalle mani sta svanendo nei portafogli sempre più vuoti.