Spreco di cibo buttato

Lo spreco di cibo in Italia e nel mondo è un problema che riguarda famiglie, grande distribuzione, ristoranti e mense. Come ridurre il problema per risparmiare denaro e salvare il pianeta? Le nuove norme danno i primi frutti

Lo spreco di cibo in Italia e nel mondo è un problema che va combattuto non solo per risparmiare sulla spesa delle famiglie, ma anche per salvare l’ambiente e la vita delle persone. Acquistare prodotti inutili da buttare nella spazzatura è quanto di peggio si possa fare per consumare risorse inutili della terra. Alle strategie per favorire un consumo consapevole deve corrispondere un nuovo atteggiamento da parte delle persone. A che punto siamo?

In Italia siamo ancora lontani dall’avere una coscienza anti spreco di cibo. Ancora oggi siamo reticenti a chiede il doggy bag al ristorante, così come ci imbarazza l’eventualità di portare via una bottiglia di vino avanzata. Ma qualche primo risultato sembra arrivare dopo le recenti norme sulla conservazione degli alimenti. Per abituarsi alle nuove tendenze sostenibili ci vorrà del tempo, ma prima o poi tutto diventerà normale e necessario.

Spreco di cibo nel mondo

Per fortuna sempre più persone sono consapevoli della necessità di cucinare con gli avanzi senza riempire il frigorifero di casa, ma non basta. L’Europa è un continente sciupone che nel suo totale butta quasi 100 milioni di tonnellate di prodotti della filiera alimentare. La Fao indica in 1,3 miliardi di tonnellate il cibo sprecato nel mondo per un valore di 750 miliardi di euro. Considerato l’impatto economico dovuto allo smaltimento degli scarti, si sale a 2,6 trilioni di dollari.

L’altra faccia dello spreco di cibo è la fame nel mondo. Perchè davanti a queste cifre è impossibile anche non pensare ai 200 milioni di bambini che nel mondo soffrono la fame e che fanno crescere le disuguaglianze. Secondo i dati di savethechildren 6,9 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di malnutrizione o problemi collegati e 819 milioni sono persone con gravi carenze nutrizionali. Se famiglie dei paesi poveri spendono tra il 50% e l’80% del loro reddito per sfamare i figli, quelle italiane il 14.4%, mentre in america per i prodotti alimentari si spendono il 5.5% delle risorse economiche delle famiglie.

Spreco di cibo in Italia

Lo spreco di cibo in Italia è ancora molto presente: 17 tonnellate di cibo buttato inutilmente per 11 miliardi di valore persi. Secondo un recente sondaggio dell’Osservatorio internazionale dell’Università di Bologna, ogni anno gli italiani buttano il 25% della spesa alimentare acquistata. E’ come se ogni famiglia italiana buttasse 145 kg di cibo con una spesa dai 350 ai 450 euro all’anno. Una bella cifra, anche perchè l’Italia che spreca 8 miliardi all’anno è in testa in Europa.

Cause principali dello spreco di cibo secondo alcuni studi sono l’ignoranza, il troppo benessere e la pigrizia di fondo delle persone. Serve quindi più informazione, campagne, istruzioni e consapevolezza. Riducendo lo spreco in cucina c’è un risparmio economico che comincia dal portafoglio di ogni singolo cittadino e finisce in una maggiore sostenibilità delle risorse a livello globale. Ovviamente tutto ciò ha avuto delle ricadute sulla percezione del problema anche nell’opinione pubblica.

Dove si spreca più cibo in Italia? In testa i supermercati (36%), poi i ristoranti (18%), le famiglie (15%), le mense scolastiche (12%), gli ospedali (11%) e le mense di lavoro (8%). Sono le donne ad avere una maggiore consapevolezza del problema ma non basta anche se l’Italia è al quarto posto del food sustainability index realizzato dalla Fondazione Barilla. Si tratta di un indice che mostra l’impegno in sostenibilità alimentare della filiera alimentare industriale che riguarda anche il packaging con cui sono confezionati gli alimenti.

Legge contro spreco alimentare

La legge contro lo spreco alimentare in Italia ha favorito una maggiore valorizzazione del riciclo degli alimenti in eccedenza ancora commestibili e dei farmaci validi. Al contrario della Francia dove la legge antispreco è supportata da sanzioni importanti per negozi e supermercati che non la rispettano, in Italia sono previsti solo incentivi. Per ridurre ulteriormente lo spreco e favorire l’ambiente, oltre alle norme serve una nuova mentalità anche da parte della popolazione.

Secondo i dati della Coldiretti lo spreco alimentare prima della legge era valutato in 12,5 miliardi all’anno. Più del 50% concentrato nel privato, il 20% nella ristorazione, il 15% riguarda i supermercati per finire con l’8% riservato al settore agricolo. Il cibo salvato dalla spazzatura è aumentato del 20%, da 3 milioni e 400 mila chili fino ad oltre 4 milioni di chili. Tutto semplicemente grazie ad una riduzione della burocrazia con nuove linee guida per agevolare agricoltori, ristoratori, supermercati e soprattutto servizi no profit interessati a riciclare e riutilizzare gli alimenti scartati.

Per raggiungere questi risultati è bastato inoltre prevedere sconti sulla tassa dei rifiuti nei comuni interessati, da calcolare in base alla percentuale di cibo donato. Al nord l’aumento è del 17,4% che diventa del 50,6% al centro e del 125,7% al sud. Oltre ai privati è in particolare la grande distribuzione ad avere trovato sbocco a varie iniziative anche umanitarie per donare il cibo ancora buona ai più bisognosi. La stessa cosa vale per le navi da crociera che ora possono destinare gli avanzi ad associazioni come la Caritas.

Ridurre lo spreco di cibo

Per ridurre lo spreco di cibo in realtà servirebbero pochi accorgimenti per non fare finire cibi scaduti, verdure e frutta andati a male nel cassonetto. Come fare? In Francia una legge obbliga i supermercati a donare alle onlus il cibo invenduto. In Italia qualcosa è stato fatto, ma i maggiori spreconi ovunque nel mondo ricco sono i cittadini. Come visto finiscono nel cassonetto 100 milioni di tonnellate all’anno di alimenti solo in Europa, in pratica lo 0,5% del Pil, e 1,3 miliardi di tonnellate nel mondo.

Francia, Germania e Spagna sono i paesi più virtuosi, l’Italia arriva subito dopo. Ma ora alcune iniziative popolari spingono l’europarlamento ad intervenire direttamente sull’argomento con leggi condivise dalle varie nazioni. Ma a parte le sanzioni che puniscono lo spreco alimentare nella grande distribuzione, ci sono da diminuire i 76 Kg di cibo ancora intatto buttato da ogni famiglia italiana ogni anno, che alcune ricerche stimano addirittura nel doppio.

Ci sono nazioni come la Danimarca dove la pratica ecologica contro lo spreco alimentare è una cultura ormai radicata nella popolazione. Lo dimostra anche il successo del nuovo supermercato WeFood a Copenhagen in cui si vende solo cibo prossimo alla scadenza raccolto da volontari. I prezzi dei prodotti scontati fino al 50% fanno il resto: al tema del risparmio siamo tutti sensibili.

Rispettare la data di scadenza?

Esistono prodotti che anche dopo la data di scadenza non fanno male ma perdono solo un pò di proprietà organolettiche. Il termine entro cui è possibile consumare un alimento integro e soprattutto non dannoso alla salute è diverso dalla dicitura, che suona come un consiglio ‘da consumarsi preferibilmente entro’. In questo ultimo caso esiste la possibilità di dilatare il periodo fino a 30 giorni dalla data indicata.

Spesso molti cibi ancora commestibili vengono buttati. Ci sono ancora troppi alimenti da vagliare prima di gettarli definitivamente nella spazzatura, anche e soprattutto nel quotidiano. Un poco di buon senso e di osservazione, sempre nel rispetto delle istruzioni di conservazione primaria e non deterioramento evidente, come valutare l’odore e il colore, possono favorire un utilizzo alternativo di alimenti freschi parzialmente scaduti.

Latte, yogurt e formaggi a pasta molle sono i cibi che finiscono più spesso nell’immondizia senza ragione. Il latte fresco è ancora commestibile fino a due giorni dalla data di scadenza. Quello a lunga conservazione si arriva fino al limite di un mese. Lo yogurt può essere consumato anche a distanza da una settimana; non è così per mozzarella e ricotta facilmente deteriorabili eventualmente da utilizzare per condire pasta, pizza e preparare dolci. Poche le controindicazioni per pasta, riso, biscotti, olio e scatolame vario a patto che si presentino in confezioni integre.

Come non sprecare cibo

Per ridurre lo spreco di cibo prima di tutto c’è da cambiare una mentalità che in generale vede nel consumo l’unica forma di benessere. Alcune iniziative come quella del Food Sustainability mirano proprio a sensibilizzare l’opinione pubblica offrendo tra l’altro un vademecum con alcuni consigli per imparare a riciclare gli alimenti. Risparmiare soldi e guadagnare in salute è semplice, basta osservare alcuni suggerimenti dato che tutto inizia dal carrello della spesa.

  • Programmare i menu nei giorni pensando a cosa si vuole cucinare aiuta ad immaginare cosa serve davvero
  • Acquistare ciò che serve di cui si ha davvero bisogno controllando prima di uscire la dispensa e il frigorifero
  • Acquista prodotti freschi una volta alla settimana solo se si consumano prima che perdano le loro caratteristiche
  • Prodotti surgelati possono essere tenuti di scorta, così come il pane. Spesso possono costare meno e addirittura essere più nutrienti di quelli freschi
  • Cucinare con gli avanzi ancora buoni con ricette tradizionali. Basta vedere il menu dei nostri nonni per scoprire come fare
  • Unire gli ingredienti utilizzandoli in ricette combinate serve a risparmiare soldi, tempo e a non buttare nulla nella spazzatura.

App anti spreco social market

Per ridurre lo spreco di cibo c’è anche chi utilizza delle apposite app di social market. Un nuovo di fare la spesa che favorisce il recupero di prodotti freschi non venduti che rischiano di finire nel cassonetto, utile sia ai piccoli negozianti, che possono vendere le eccedenze, sia ai clienti che acquistano in sconto merce fresca vicino a casa.

Lo spreco alimentare riguarda sia la grande distribuzione che i piccoli negozi alimentari, circa 340.000 in tutta Italia. Pescherie, gastronomie e banchi del mercato, tutti con lo stesso problema: come smaltire il prodotto fresco invenduto o in scadenza? L’applicazione ‘Last Minute sotto casa‘ coinvolge direttamente il cliente e cerca di venire incontro alle esigenze di tutti, anche all’economia del nostro pianeta. Basta registrarsi sul portale e specificare il luogo in cui si vive e il tipo di prodotti ricercati. Successivamente una mail che informa dove e a quale prezzo gli alimenti indagati sono disponibili.

In tutta Italia questo e altri sistemi di Last Minute Market su larga scala sono già attivi da molti anni. Il progetto ha preso vita dall’Università Bologna per arrivare a coinvolgere organizzazioni no profit impegnate nel coordinare il recupero di prodotti alimentari e oggetti di vario genere, in un’ottica di risparmio in loco, a chilometro zero. Ipermercati, supermercati, mercati, mense scolastiche e aziendali, ospedali sono i diretti interessati insieme ad aziende private e pubbliche. Non solo alimenti ma nella logica anti spreco ci sono anche che offrono libri, mobili, elettrodomestici e tanti altri prodotti utili per un discorso di prevenzione rifiuti da estendere su tutto il territorio italiano.

Frigorifero solidale

Se cucinare gli avanzi è una vera e propria arte e un modo per ridurre gli sprechi per la salvaguardia del pianeta, non buttare gli avanzi in cucina è anche un modo per fare solidarietà. L’idea di un frigorifero solidale, nata in Spagna nel 2015 e diffusasi in Brasile, India e Argentina, prima di arrivare in Europa, consiste nel mettere a disposizione dei più bisognosi, nei pressi di supermercati, ristoranti e bar, un frigorifero che contiene alimenti avanzati o a breve scadenza.

Negozi o privati cittadini possono riporre nel frigorifero solidale alimenti avanzati che altrimenti finirebbero nella spazzatura. Esperimenti contro lo spreco di cibo avanzato sono stati fatti anche in Italia a Bari e Caltanisetta e sembra che Milano sia interessata a finanziare alcuni esercizi commerciali affinchè le persone in difficoltà economiche possano utilizzare questi alimenti ancora pienamente commestibili.