Cibo buttato per spreco alimentare

Le nuove norme sullo spreco alimentare in Italia danno i primi frutti. Le persone sembrano finalmente fare più attenzione alla scadenza dei cibi e alle possibilità di riciclo degli avanzi in casa per risparmiare e non buttare prodotti

In Italia siamo ancora lontani da una coscienza antispreco ma a distanza di una anno dalla nuova legge contro lo spreco alimentare in Italia qualche primo risultato sembra già arrivare. Cosa è cambiato dopo l’approvazione di queste norme?

La legge contro lo spreco alimentare in Italia ha favorito una maggiore valorizzazione del riciclo degli alimenti in eccedenza ancora commestibili e dei farmaci validi. Tutto semplicemente grazie ad una riduzione della burocrazia. Una manovra solidaristica, così è stata definita la legge contro lo spreco alimentare, che prevede linee guida per agevolare agricoltori, ristoratori, supermercati e soprattutto servizi no profit interessati a riciclare e riutilizzare gli alimenti scartati. Ovviamente tutto ciò ha avuto delle ricadute sulla percezione del problema anche nell’opinione pubblica.

In Italia ancora oggi siamo reticenti a chiede il doggy bag al ristorante, così come ci imbarazza l’eventualità di portare via una bottiglia di vino avanzata. Per abituarsi ci vorrà del tempo, ma prima o poi tutto ciò diventerà normale e necessario.

Dati spreco alimentare Italia

Le cifre di partenza sono erano certo confortanti. Secondo i dati della Coldiretti lo spreco alimentare prima della legge era valutato in 12,5 miliardi all’anno. Più del 50% concentrato nel privato, il 20% nella ristorazione, il 15% riguarda i supermercati per finire con l’8% riservato al settore agricolo. Il cibo salvato dalla spazzatura è aumentato del 20%, da 3 milioni e 400 mila chili fino ad oltre 4 milioni di chili.

Per raggiungere questi risultati è bastato inoltre prevedere sconti sulla tassa dei rifiuti nei comuni interessati, da calcolare in base alla percentuale di cibo donato. Al nord l’aumento è del 17,4% che diventa del 50,6% al centro e del 125,7% al sud. Oltre ai privati è in particolare la grande distribuzione ad avere trovato sbocco a varie iniziative anche umanitarie per donare il cibo ancora buona ai più bisognosi. La stessa cosa vale per le navi da crociera che ora possono destinare gli avanzi ad associazioni come la Caritas.

Esistono prodotti che anche dopo la data di scadenza non fanno male ma perdono solo un pò di proprietà organolettiche. Il termine entro cui è possibile consumare un alimento integro e soprattutto non dannoso alla salute è diverso dalla dicitura, che suona come un consiglio ‘da consumarsi preferibilmente entro’. In questo ultimo caso esiste la possibilità di dilatare il periodo fino a 30 giorni dalla data indicata.

Data di scadenza cibo

Spesso molti cibi ancora commestibili vengono buttati. Ci sono ancora troppi alimenti da vagliare prima di gettarli definitivamente nella spazzatura, anche e soprattutto nel quotidiano. Un poco di buon senso e di osservazione, sempre nel rispetto delle istruzioni di conservazione primaria e non deterioramento evidente, come valutare l’odore e il colore, possono favorire un utilizzo alternativo di alimenti freschi parzialmente scaduti.

Latte, yogurt e formaggi a pasta molle sono i cibi che finiscono più spesso nell’immondizia senza ragione. Il latte fresco è ancora commestibile fino a due giorni dalla data di scadenza. Quello a lunga conservazione si arriva fino al limite di un mese. Lo yogurt può essere consumato anche a distanza da una settimana; non è così per mozzarella e ricotta facilmente deteriorabili eventualmente da utilizzare per condire pasta, pizza e preparare dolci. Poche le controindicazioni per pasta, riso, biscotti, olio e scatolame vario a patto che si presentino in confezioni integre.

Norme anti spreco in Europa

Al contrario della Francia dove la legge antispreco è supportata da sanzioni importanti per negozi e supermercati che non la rispettano, in Italia sono previsti solo incentivi. Per ridurre ulteriormente lo spreco e favorire l’ambiente, oltre alle norme serve una nuova mentalità anche da parte della popolazione.

Ci sono nazioni come la Danimarca dove la pratica ecologica contro lo spreco alimentare è una cultura ormai radicata nella popolazione. Lo dimostra anche il successo del nuovo supermercato WeFood a Copenhagen in cui si vende solo cibo prossimo alla scadenza raccolto da volontari. I prezzi dei prodotti scontati fino al 50% fanno il resto: al tema del risparmio siamo tutti sensibili.