Cibo buttato come spreco alimentare

Lo spreco alimentare in Italia e nel mondo riguarda famiglie, ristoranti, grande distribuzione e mense. Si tratta di cibo buttato ma anche di risorse di gas ed energia sprecate. Come riciclare avanzi in cucina per essere sostenibili

Lo spreco alimentare è una delle maggiori cause di dispendio di acqua ed energia e la Fao (Food and Agriculture Organization) sostiene sia una delle maggiori cause di inquinamento del pianeta. Gli alimenti che ancora commestibili finiscono nella spazzatura rappresentano circa un terzo dei rifiuti prodotti complessivamente dall’uomo e questo problema va combattuto non solo per risparmiare sulla spesa delle famiglie, ma anche per salvare l’ambiente e la vita delle persone. Per favorire un consumo consapevole servono strategie dei governi e dell’industria ma anche un nuovo atteggiamento da parte delle persone.

La coscienza anti spreco alimentare è fatta di tanti piccoli accorgimenti quotidiani che passano dal riciclare avanzi in cucina a fare la spesa riducendo gli avanzi nella spazzatura che rappresentano un inutile consumo di risorse. Eppure in Italia chiedere il doggy bag al ristorante non è diffuso, così come ci imbarazza l’eventualità di portare via una bottiglia di vino avanzata. Alla fine siamo tra i più spreconi in Europa anche se qualche primo risultato sembra arrivare dopo le recenti norme sulla conservazione degli alimenti. Per abituarsi alle nuove tendenze sostenibili ci vorrà del tempo, ma prima o poi tutto diventerà normale e necessario.

Spreco alimentare in Italia

Il cibo buttato in Italia è pari a 17 tonnellate che corrispondono a 11 miliardi di valore economico, ma soprattutto causa una perdita di oltre 10 miliardi di metri cubi d’acqua. Lo spreco alimentare vale 16 miliardi di cui circa 1 persi in ogni fase di produzione, trasformazione industriale e grande distribuzione. Secondo un recente sondaggio dell’Osservatorio internazionale dell’Università di Bologna, ogni anno gli italiani buttano il 25% della spesa alimentare acquistata. E’ come se ogni famiglia italiana buttasse 145 kg di cibo con una spesa dai 350 ai 450 euro all’anno.

Dove si spreca più cibo? In testa i supermercati (36%), poi i ristoranti (18%), le famiglie (15%), le mense scolastiche (12%), gli ospedali (11%) e le mense di lavoro (8%). Sono le donne ad avere una maggiore consapevolezza del problema ma non basta anche se l’Italia è al quarto posto del food sustainability index realizzato dalla Fondazione Barilla. Si tratta di un indice che mostra l’impegno in sostenibilità alimentare della filiera alimentare industriale che riguarda anche il packaging con cui sono confezionati gli alimenti.

Il cibo buttato in Italia nello specifico è rappresentato nel 32% da formaggi e latticini, 30% carne, 29% di uova, il 28% da pasta e pane, il 17% da frutta e verdura e il 15% di pesce. Lo sperpero complessivo è di circa 1700 euro a famiglia. L’osservatorio sugli sprechi alimentari Waste Watcher realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna sottolinea come a finire nel cestino sono le confezioni già aperte, in particolare di frutta, verdura e insalata.

Spreco alimentare nel mondo

L’Istituto Svedese per l’Alimentazione e le Biotecnologie ha stimato che paesi industrializzati e in via di sviluppo buttano alimenti rispettivamente per 670 e 630 milioni di tonnellate. In Europa e Nord America ogni anno si sprecano dai 280 ai 660 chili a persona, più del doppio rispetto ai paesi africani e del sud est asiatico. In America il cibo buttano corrisponde a 131 miliardi di euro, mentre l’Europa è un continente sciupone che nel suo totale butta quasi 100 milioni di tonnellate di prodotti della filiera alimentare. La Fao indica in 1,3 miliardi di tonnellate il cibo sprecato nel mondo per un valore di 750 miliardi di euro.

Il 54% del cibo buttato ha origine casalinga. Per i soli prodotti vegetali lo scarto arriva fino al 40% del peso totale dell’articolo. Mancata attenzione di scadenze, conservazione errata o spesa eccessiva sono i motivi che alla fine producono solo in Italia quasi 4 milioni di tonnellate di scarti per un valore di 15 miliardi. Nel mondo secondo gli ultimi rapporti della Fao le cifre sono addirittura di 1,3 miliardi di tonnellate per 128 miliardi di euro che, oltre a considerare all’impatto ambientale, potrebbero certamente anche essere distribuiti in modo migliore. Ma innanzitutto qualcosa può essere fatto all’interno delle famiglie ma anche rendendo più facili le donazioni per recuperare gli alimenti lungo tutta la catena alimentare.

Spreco e fame nel mondo

Considerato l’impatto economico dovuto allo smaltimento degli scarti, si sale a 2,6 trilioni di dollari e quindi l’altra faccia dello spreco alimentare è la fame nel mondo. Perchè davanti a queste cifre è impossibile anche non pensare ai 200 milioni di bambini che nel mondo soffrono la fame e che fanno crescere le disuguaglianze. Secondo i dati di savethechildren 6,9 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa di malnutrizione o problemi collegati e 819 milioni sono persone con gravi carenze nutrizionali. Se famiglie dei paesi poveri spendono tra il 50% e l’80% del loro reddito per sfamare i figli, quelle italiane il 14.4%, mentre in america per i prodotti alimentari si spendono il 5.5% delle risorse economiche delle famiglie.

Per eliminare la fame nel mondo quindi non serve produrre di più, basterebbe eliminare lo spreco alimentare e ridurre le inefficienze che riguardano produzione e distribuzione. Eccesso di offerta, packaging inadatti e ignoranza del consumatore fanno il resto, specialmente nei paesi occidentali di America ed Europa, fino ad arrivare a circa 660 calorie perse di alimenti commestibili per ogni abitante sulla terra. Con il cibo sprecato potrebbero mangiare 2000 calorie al giorno 1,9 miliardi di persone con una dieta sana ed equilibrata.

Cause spreco alimentare

Secondo molti studi le principali cause dello spreco alimentare sono l’ignoranza, il troppo benessere e la pigrizia di fondo delle persone. Gli alimenti vengono buttati dai consumatori ovviamente perchè producono muffa (41%), frutta o verdura vanno a male (34%), oppure i prodotti alimenti hanno un sapore alterato o cattivo (25%) o sono scaduti. Un pò più di attenzione si dedica al pane e alla carne, che evidentemente si deteriorano meno o conservano meglio in frigorifero.

Come non bastassero tutti gli sprechi già visti, è necessario osservare come una notevole percentuale di cibo buttato riguarda il cibo brutto da vedere all’origine. Cosa significa? Si tratta di 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura che a livello europeo vengono scartate perché non corrispondono ai canoni estetici dei consumatori. Mele, agrumi, kiwi o carote troppo piccole che secondo uno studio dell’università di Edimburgo finiscono nella spazzatura perché la regolamentazione Europea non li considera adatti al commercio.

Il cibo buttato perché brutto da vedere rappresenta circa il 33% della produzione agricola in Europa e ovviamente ha un impatto notevole sia dal punto di vista economico che sull’ambiente. Per coltivarlo vengono spese e impiegate energie che hanno un impatto sull’ambiente equivalente all’emissione di di 400 mila veicoli. Una vera assurdità a cui secondo i ricercatori è necessario porre rimedio con nuove idee che fanno dell’imperfezione una virtù.

Ridurre lo spreco alimentare

Per ridurre lo spreco alimentare basterebbe fare la spesa in modo più attento per non fare finire cibi scaduti, verdure e frutta andati a male nel cassonetto. Ad esempio guardando la data di scadenza, acquistando solo le dosi che si devono effettivamente mangiare ed eventualmente finendo il cibo avanzato nel pasto successivo. Serve quindi più informazione, campagne, istruzioni e consapevolezza. Basterebbero due conti per capire anche quanto si potrebbe risparmiare in termini di denaro: circa 650 grammi di alimenti, ovvero 7 euro al giorno a famiglia.

Riducendo lo spreco in cucina c’è un risparmio economico che comincia dal portafoglio di ogni singolo cittadino e finisce in una maggiore sostenibilità delle risorse a livello globale. Francia, Germania e Spagna sono i paesi più virtuosi, l’Italia arriva subito dopo. L’europarlamento vuole intervenire direttamente sull’argomento con leggi condivise dalle varie nazioni che per ora vanno in ordine sparso. In Francia una legge obbliga i supermercati a donare alle onlus il cibo invendutoe anche in America si raccolgono alimenti deperibili regalandoli a persone bisognose a basso reddito dopo averli raccolti da ristoranti e produttori alimentari.

Come non sprecare cibo

Per ridurre lo spreco di cibo prima di tutto c’è da cambiare una mentalità che in generale vede nel consumo l’unica forma di benessere. Alcune iniziative come quella del Food Sustainability mirano proprio a sensibilizzare l’opinione pubblica offrendo tra l’altro un vademecum con alcuni consigli per imparare a riciclare gli alimenti. Risparmiare soldi e guadagnare in salute è semplice, basta osservare alcuni suggerimenti dato che tutto inizia dal carrello della spesa.

  • Programmare i menu nei giorni pensando a cosa si vuole cucinare aiuta ad immaginare cosa serve davvero
  • Acquistare ciò che serve di cui si ha davvero bisogno controllando prima di uscire la dispensa e il frigorifero
  • Acquista prodotti freschi una volta alla settimana solo se si consumano prima che perdano le loro caratteristiche
  • Prodotti surgelati possono essere tenuti di scorta, così come il pane. Spesso possono costare meno e addirittura essere più nutrienti di quelli freschi
  • Cucinare con gli avanzi ancora buoni con ricette tradizionali. Basta vedere il menu dei nostri nonni per scoprire come fare
  • Unire gli ingredienti utilizzandoli in ricette combinate serve a risparmiare soldi, tempo e a non buttare nulla nella spazzatura.

Riciclare avanzi in cucina

Riciclare avanzi in cucina è oramai diventato un obbligo non solo per risparmiare, ma soprattutto per ridurre lo spreco alimentare e non inquinare l’ambiente. Insieme alle corrette pratiche di risparmio energetico, cucinare in modo corretto fa parte di una serie di strategie che tutti possiamo adottare a casa per risparmiare soldi e sprecare meno. Adottare uno stile di vita sostenibile significa essere consapevoli della sacralità della terra: le abitudini alimentari più o meno corrette di miliardi di persone hanno un peso essenziale. Un imperativo etico poco alla volta adottato da aziende, associazioni e governi, ma che deve partire anche dal quotidiano, a cominciare dal pianificare la spesa.

Il primo passo per eliminare lo spreco in cucina infatti è fare una spesa oculata ma non solo: cosa succederebbe se tutte le persone riuscissero ad utilizzare meglio gli scarti di cibo o a riciclare gli avanzi, oppure a sprecare meno energia e gas tra i fornelli di casa? Tutti possono ridimensionare le proprie esigenze con piccoli accorgimenti e consigli, cominciando dal non acquistare cibo inutile, anche per rispamiare. Significa mettere nel carrello prodotti sapendo cosa già si ha in casa per non rischiare di accumulare alimenti che con il tempo inevitabilmente perdono principi nutritivi e lungo andare si deteriorano finendo nella spazzatura.

Riciclo alimentare come innovazione

Riciclare avanzi in cucina è una vera arte che non può contare esclusivamente sul fai da te o sulle idee di chef innovativi. È uno stile di vita che nasce anche in seguito ad importanti iniziative patrocinate da università e istituzioni, anche perché il cibo avanzato e gli scarti alimentari non servono solo per cucinare. Non a caso si chiama Food innovation global mission il progetto patrocinato dal ministero degli affari esteri in collaborazione con il Future Food Institute di Bologna. Una vera missione condotta da ricercatori di 14 paesi che credono nell’importanza della sostenibilità nella produzione del cibo.

Fondamentale l’impatto che tecnologia e comunicazione possono avere nel convincere le masse ad adottare comportamenti più corretti. Trasformare il cibo in coloranti è ad esempio un piccolo esempio di riciclo in cucina per ridurre lo spreco alimentare. E tra le realtà più interessanti scovate dai ricercatori, c’è proprio quella di Dyelicious, una piccola azienda di Hong Kong che dai rifiuti alimentari crea colori per tessuti. Il colore rosso dal legno, giallo da cipolla e zenzero, blu da cavolo viola e grigi dal tè. Ma anche una buccia d’arancia dopo una serie di procedimenti può diventare un buon colorante arancione e un ananas marcio un color giallo ocra.

Cucinare gli scarti

L’arte del riciclare avanzi in cucina per ridurre lo spreco alimentare è basata sul trasformare. Con un poco di fantasia anche gli scarti possono rivivere e regalare piatti gustosi ricci di principi nutritivi. Tutto o quasi può servire. Si possono cucinare frittate anche con la pasta avanzata, mousse e passati di verdure con avanzi di finocchi. Poi ci sono parti di verdure solitamente ignorate come le foglie di sedano, la parte più verde del porro, le foglie più esterne di insalate, carciofi e cavolfiori, broccoli e verza. Scarti di verdure da frullare insieme e servire con pane raffermo condito con un goccio di olio extravergine. E ancora risotto al salto, ribollita e pappa al pomodoro come grandi classici per risparmiare in cucina.

Gli scarti sono una ghiotta occasione per mettersi alla prova e rivalutare sapori dimenticati. Le care polpette della nonna insieme ai numerosi piatti tipici regionali, quelli così detti ‘poveri’, sono creati con i prodotti di stagione a portata di mano. Un altro regalo all’ambiente è privilegiare i prodotti locali e la filiera corta, acquistare direttamente dal contadino oppure entrare nel circuito dei Gas di zona. Sono attenzioni che possono fare la differenza anche per risparmiare in cucina.

Ricette a base di avanzi

Le ricette del riciclo in cucina sono davvero infinite anche per le modalità di cottura e conservazione. Polpette fritte, in umido con sugo di pomodoro e persino cotte in pentola a pressione, come una minestra, possono creare una divertente e gustosa alternativa. Fondamentale è l’uso di erbe aromatiche come prezzemolo, rosmarino, timo e salvia che in piccole quantità regalano un sapore piacevole inconfondibile. Per la conservazione degli scarti l’attenzione deve essere rivolta all’igiene di contenitori, del frigorifero e del freezer.

Esistono luoghi e persone che oltre a riciclare avanzi e scarti in pietanze appetitose, mischiano nuove fonti di cibo con vecchie tecniche di conservazione. Si possono cucinare bucce di banana e anguria, per esempio insieme a radici, semi e molti altri scarti che di solito finiscono in pattumiera. In Danimarca e nei paesi scandinavi questa mentalità si chiama New Nordic Cousine, lanciata alla scoperta di nuove fonti di cibo come di sorta di esplorazione scientifica e creativa, ma anche di sopravvivenza.

Il riciclo in cucina diventa così sperimentazione culinaria per valorizzare il locale e il sano. Cosa può regalare il luogo dove si vive? Alghe, aghi di pino, licheni e insetti? I risultati sono sensazionali, tanto che importanti chef di Copenaghen hanno attinto alle nuove ricette create dal nuovo movimento nordico. Gunnar Gíslason, mente culinaria di Noma, uno dei ristoranti più famosi al mondo, è uno dei nuovi maestri che fondono le tradizioni della cucina islandese come salatura, fermentazione e affumicatura insieme ai principi della nuova filosofia di cucina nordica.

Date di scadenza del cibo

Ridurre lo spreco alimentare è anche una questione di data di scadenza. Ad esempio i supermercati WeFood di Copenhagen vendono solo cibo prossimo alla scadenza raccolto da volontari con prezzi scontati fino al 50%. Esistono prodotti che anche dopo la data di scadenza non fanno male ma perdono solo un pò di proprietà organolettiche. Il termine entro cui è possibile consumare un alimento integro e soprattutto non dannoso alla salute è diverso dalla dicitura, che suona come un consiglio ‘da consumarsi preferibilmente entro’. In questo ultimo caso esiste la possibilità di dilatare il periodo fino a 30 giorni dalla data indicata.

Spesso molti cibi ancora commestibili vengono buttati. Ci sono ancora troppi alimenti da vagliare prima di gettarli definitivamente nella spazzatura, anche e soprattutto nel quotidiano. Un poco di buon senso e di osservazione, sempre nel rispetto delle istruzioni di conservazione primaria e non deterioramento evidente, come valutare l’odore e il colore, possono favorire un utilizzo alternativo di alimenti freschi parzialmente scaduti.

Latte, yogurt e formaggi a pasta molle sono i cibi che finiscono più spesso nell’immondizia senza ragione. Il latte fresco è ancora commestibile fino a due giorni dalla data di scadenza. Quello a lunga conservazione si arriva fino al limite di un mese. Lo yogurt può essere consumato anche a distanza da una settimana; non è così per mozzarella e ricotta facilmente deteriorabili eventualmente da utilizzare per condire pasta, pizza e preparare dolci. Poche le controindicazioni per pasta, riso, biscotti, olio e scatolame vario a patto che si presentino in confezioni integre.

Legge contro spreco alimentare

La legge contro lo spreco alimentare in Italia ha favorito una maggiore valorizzazione del riciclo degli alimenti in eccedenza ancora commestibili e dei farmaci validi. Al contrario della Francia dove la legge antispreco è supportata da sanzioni importanti per negozi e supermercati che non la rispettano, in Italia sono previsti solo incentivi. Per ridurre ulteriormente lo spreco e favorire l’ambiente, oltre alle norme serve una nuova mentalità anche da parte della popolazione.

Secondo i dati della Coldiretti lo spreco alimentare prima della legge era valutato in 12,5 miliardi all’anno. Più del 50% concentrato nel privato, il 20% nella ristorazione, il 15% riguarda i supermercati per finire con l’8% riservato al settore agricolo. Il cibo salvato dalla spazzatura è aumentato del 20%, da 3 milioni e 400 mila chili fino ad oltre 4 milioni di chili. Tutto semplicemente grazie ad una riduzione della burocrazia con nuove linee guida per agevolare agricoltori, ristoratori, supermercati e soprattutto servizi no profit interessati a riciclare e riutilizzare gli alimenti scartati.

Per raggiungere questi risultati è bastato inoltre prevedere sconti sulla tassa dei rifiuti nei comuni interessati, da calcolare in base alla percentuale di cibo donato. Al nord l’aumento è del 17,4% che diventa del 50,6% al centro e del 125,7% al sud. Oltre ai privati è in particolare la grande distribuzione ad avere trovato sbocco a varie iniziative anche umanitarie per donare il cibo ancora buona ai più bisognosi. La stessa cosa vale per le navi da crociera che ora possono destinare gli avanzi ad associazioni come la Caritas.

App anti spreco di cibo

Lo spreco alimentare riguarda sia la grande distribuzione che i piccoli negozi alimentari, circa 340.000 in tutta Italia. Pescherie, gastronomie e banchi del mercato, tutti con lo stesso problema: come smaltire il prodotto fresco invenduto o in scadenza? Per ridurre lo spreco di cibo c’è anche chi utilizza delle apposite app di social market. Un nuovo di fare la spesa che favorisce il recupero di prodotti freschi non venduti che rischiano di finire nel cassonetto, utile sia ai piccoli negozianti, che possono vendere le eccedenze, sia ai clienti che acquistano in sconto merce fresca vicino a casa.

L’applicazione ‘Last Minute sotto casa‘ coinvolge direttamente il cliente e cerca di venire incontro alle esigenze di tutti, anche all’economia del nostro pianeta. Basta registrarsi sul portale e specificare il luogo in cui si vive e il tipo di prodotti ricercati. Successivamente una mail che informa dove e a quale prezzo gli alimenti indagati sono disponibili. Il progetto ha preso vita dall’Università Bologna per arrivare a coinvolgere organizzazioni no profit impegnate nel coordinare il recupero di prodotti alimentari e oggetti di vario genere, in un’ottica di risparmio in loco, a chilometro zero.

In tutta Italia questo e altri sistemi di Last Minute Market su larga scala sono già attivi da molti anni. Ipermercati, supermercati, mercati, mense scolastiche e aziendali, ospedali sono i diretti interessati insieme ad aziende private e pubbliche. Non solo alimenti ma nella logica anti spreco ci sono anche che offrono libri, mobili, elettrodomestici e tanti altri prodotti utili per un discorso di prevenzione rifiuti da estendere su tutto il territorio italiano.

Frigoriferi solidale per donare cibo

L’idea dei frigoriferi solidali, nata in Spagna nel 2015 e diffusasi in Brasile, India e Argentina prima di arrivare in Europa, consiste nel mettere a disposizione di chi si trova in una situazione indigente un frigorifero che contiene alimenti avanzati o a breve scadenza. Se cucinare gli avanzi è una vera e propria arte e un modo per ridurre gli sprechi per la salvaguardia del pianeta, non buttare ciò che si avanza in cucina o nella spesa è un modo per fare solidarietà ed aiutare i più bisognosi.

E’ il caso dei Community Fridge che a New York si sono diffusi un pò in tutti i quartieri da Harlem a Brownsville per combattere lo spreco ma soprattutto il peggioramento della crisi economica generato dalla pandemia che coinvolge oltre un milione di persone. Organizzati in modo autonomo ed autogestito, questi ditributori di cibo si basano sulla reciproca fiducia: ognuno prende solo ciò di cui ha davvero bisogno. Si possono trovare alimenti come frutta, verdura, legumi ma anche latte, uova e carne.

I frigoriferi solidali si trovano nei pressi di negozi come supermercati, ristoranti e bar, ma anche iprivati cittadini possono riporvi alimenti avanzati che altrimenti finirebbero nella spazzatura. Esperimenti contro lo spreco di cibo avanzato sono stati fatti anche in Italia da associazioni caritatevoli, onlus ed esercizi commerciali affinchè le persone in difficoltà economiche possano utilizzare alimenti ancora pienamente commestibili. Un esempio è l’associazione Onlus Kenda di volontari che raccolgono il cibo presso negozi, catering di matrimoni e privati, distribuendolo attraverso frigoriferi con vetrinetta.

Ristoranti anti spreco alimentare

I ristoranti contro lo spreco alimentare cercano di contrastare un fenomeno in aumento in tutto il mondo. In Gran Bretagna l’associazione dei ristoranti sostenibili con sede a Londra ha iniziato una campagna per l’utilizzo dei doggy bag per portare a casa gli avanzi dei pasti non consumati al ristorante, invitando gli stessi ristoranti a non sprecare cibo in cucina dopo avere scoperto che viene sprecato circa mezzo chilogrammo di cibo per cliente. Una abitudine che va diffondendosi in tutto il mondo ma non ancora in Italia: solo 1 italiano su 5 chiede la doggy bag al ristorante. In Danimarca la pratica ecologica contro lo spreco alimentare è una cultura ormai radicata nella popolazione.

Il successo di ristoranti contro lo spreco e quello di imprese che lavorano sulla sostenibilità dovrebbe far riflettere sulla concreta possibilità di cambiare sistema. Sembra infatti che la maggior parte delle persone non abbia ancora capito il valore del cibo e non solo dal punto di vista economico, dato che ci sono quasi 800 milioni di poveri nel mondo che non hanno una adeguata alimentazione. Di fronte a questa urgenza con quale coraggio buttare nella spazzatura il pane avanzato o lasciare marcire nel frigorifero l’insalata? Serve sensibilizzare le persone e non solo quando consumano pasti a casa, ma anche al ristorante.

Esempi ristoranti anti spreco

Erik Andersson, chef del ristorante Spill a Malmö, in Svezia ha scelto una politica anti spreco e la comunica in maniera efficace. Le persone che hanno assaggiato la sua cucina sono doppiamente entusiaste. Il piacere di gustare ottimi piatti si unisce alla soddisfazione di contribuire alla sostenibilità. I piatti sono cucinati rigorosamente con cibi vicino alla scadenza o con qualche difetto, che solitamente rimangono inutilizzati e rischiamo di finire nel cassonetto. Il successo del ristorante è comunque sintomatico di una sensibilità ambientale di una delle città più verdi del mondo.

La stessa filosofia contro lo spreco alimentare anima il ristorante Rub & Stub nel centro di Copenhagen. Il poco personale specializzato è sostenuto da un centinaio di volontari pronti a servire piatti gustosi con il cibo in eccedenza proveniente da cucine e supermercati della città. Un’idea no-profit che unisce passione a voglia di condivisione reale al punto di trasformarsi in impresa sociale. Non più ristorante tout-court ma un progetto in divenire che organizza corsi di formazione e consulenza a sostegno del valore del cibo anche nelle scuole. Mostre e cene tematiche saltuarie animano il ristorante che comunque non smette di funzionare per la gioia dei suoi frequentatori più accaniti.

Iniziative anti spreco alimentare

La speranza è di cambiare le abitudini delle persone? Sembra di sì, anche il Restlos Glücklich a Berlino, dopo aver iniziato un’attività di ristorazione anti spreco, si è rivolto all’attività didattica. Sensibilizzare il pubblico a un consumo consapevole diventa una priorità. Corsi di cucina, workshop animano l’attività di questo locale caratteristico dove riciclare è la parola d’ordine.

Verdure ammaccate, prodotti in scadenza e in eccedenza entrano nelle cucine di Instock ad Amsterdam, Utrecht e l’Aia. La catena olandese della ristorazione paladina anti spreco attiva anche sul territorio con campagne volte a sensibilizzare le persone, corsi di cucina e catering. L’aspetto didattico viene preso seriamente in considerazione con l’organizzazione di corsi nelle scuole. Da dove viene il cibo, cosa serve per produrlo, come si conserva e soprattutto come fare a non sprecarlo sono le linee base a cui ispirarsi quando si parla di prevenzione. La vendita di un libro di cucina con ricette per conservare il cibo e alcuni prodotti di produzione propria come la birra, concorrono al sostegno dell’iniziativa che si identifica come impresa sociale.

Ristoranti contro spreco in Italia

Ristoranti contro lo spreco alimentare in Italia si trovano a Roma, Milano e Torino, specialmente con iniziative rivolte ai più bisognosi. Ad esempio il ristorante solidale non è un vero e proprio locale aperto al pubblico, ma un progetto che prevede il recupero di cibo in esubero presso ristoranti partner dell’iniziativa e la consegna di cibo a domicilio a chi vive situazioni di disagio.

Chef stellati sono anche molto attivi sul campo, disposti a collaborare e a sostenere progetti che diffondano il più possibile il concetto legato al riciclo contro lo spreco in cucina. Carlo Cracco, Rubio, Giorgio Barchiesi, Alain Ducasse, Davide Oldani, René Redzepi e Ferran Adrià sono solo alcuni nomi che compaiono nelle diverse campagne alimentari, nelle interviste e programmi televisivi.

C’è molto da fare, siamo ancora molto lontano da creare una rete attiva contro lo spreco di avanzi di cibo. Purtroppo di dati raccolti negli ultimi anni dal Ministero dell’ambiente non sono incoraggianti anzi, occorre rimboccarsi le maniche e iniziare dall’educazione dei bambini, nella vita di tutti i giorni, e in particolare nell’approccio con le mense scolastiche dove tra spreco, scarto e rifiuti non si riesce a trovare una via d’uscita.

Premi contro spreco alimentare

Massimo Bottura, fondatore dell’associazione no profit Food For Soul è tra gli chef in prima linea per combattere lo spreco alimentare. La volontà è quella di sensibilizzare le organizzazioni coinvolgendo nomi importanti del panorama culinario nella costruzione di progetti comunitari per coordinare mense collettive al sostegno della comunità. Il sostegno concreto parte da Milano, presso il Refettorio Ambrosiano come mensa comunitaria e si sposta al Refettorio Paris.

La lotta contro lo spreco alimentare si fa anche con la comunicazione. E’ importante che le persone capiscano la portata del problema anchei avvalendosi di testimonial che partecipano a importanti premi a livello mondiale. Alla Osteria Francescana di Massimo Bottura è stato consegnato un premio a New York per Sustainability Forward Award della White Guide a fronte del suo impegno sul fronte della sostenibilità. A livello internazionale ci sono altre iniziative come il Food Media Award che mette al centro la sostenibilità della nutrizione per un futuro più equo.

Avanzi di cibo a casa

Si chiama doggy bag o borsetta anti spreco la pratica abitudine di portarsi via a casa gli avanzi di cibo non consumati al ristorante. Al ristorante vi hanno servito una dose enorme, non avete più fame e il piatto è ancora mezzo pieno? La bottiglia di vino è ancora tutta da bere? Al posto di buttare tutto nella spazzatura, pagandolo a caro prezzo e rimpinzarsi fino a scoppiare, forse non tutti sanno che portarsi a casa gli avanzi del ristorante è una pratica che molte persone di ogni estrazione sociale ed economica fanno in molte parti del mondo.

Portare i cibi a casa dal ristorante è una abitudine è diffusa nel mondo, ma ancora poco in Italia, anche se è un diritto del cliente sancito dalla corte di Cassazione. Una sentenza del luglio 2014 definisce la pratica di mettere nell’apposita borsina o bottiglia quanto si è mangiato o bevuto, come regola comunemente accettata nella civile convivenza. I dati parlano chiaro: solo il 20% degli italiani chiede la doggy bag al ristorante, forse sfiorati dal pensiero che chiedere gli avanzi sia sinonimo di indigenza o maleducazione, o forse per ignoranza degli stessi ristoratori. In alcune città come Milano secondo gli ultimi dati il 71% dei ristoranti prevede di mettere gli avanzi nella doggy bag come arma anti spreco.

Doggy bag anti spreco

Ci sono esempi di personaggi famosi americani che non si vergognano minimamente di portarsi a casa gli avanzi di cibo in una doggy bag al ristorante, anzi ne fanno una ragione di prestigio, mentre in Cina è una modalità ben voluta e sinonimo di cortesia. I francesi preferiscono adottare il termine decisamente più raffinato di gourmet bag, che per legge viene messo a disposizione dei clienti nei ristoranti con più di 180 coperti. Del resto, lo stesso nome doggy bag non è certo sinonimo di eleganza, insieme al packaging decisamente poco trendy.

Meglio l’opzione d’autore? In Italia, patria del design e della moda, qualcuno ci ha già pensato e ha messo in campo un gruppo ben assortito di designer e illustratori famosi impegnati nella campagna Doggy Bag – Se avanzo mangiatemi promossa da Comieco e Slow Food. Genio e creatività contro lo spreco, cosa volere di più? Il risultato è una serie di contenitori di cartone ecologico che assomigliano a simpatiche borsine colorate di varie forme, ideali per conservare, trasportare senza il minimo imbarazzo gli avanzi di cibo a casa in attesa che la moda del doggy bag griffato si diffonda dai ristoranti lombardi al resto d’Italia.

Riscoprire e credere nel nostro ruolo di individui consapevoli e soprattutto di cittadini attivi: ognuno può fare qualcosa contro lo spreco di cui siamo circondati e sommersi. Ecco che dare il giusto valore al cibo può essere un buon inizio contro l’usa e getta imperante nella nostra società. Ricordiamoci che gli sprechi sono un lusso che non possiamo più permetterci. Così, in attesa di altre soluzioni di doggy bag seducenti pronti per rompere ogni tipo di indugio, può essere d’aiuto dare un’occhiata alle ricette di riciclo in cucina.

Risparmiare gas ed energia

Oltre a riciclare gli avanzi, una buona strategia antispreco in cucina che deriva sempre dallo spreco alimentare prevede anche di diminuire l’energia e il gas utilizzato per cucinare gli alimenti. Quanto consumano i fornelli? Tutto dipende dal cibo che si vuole preparare e dagli strumenti utilizzati, ma possono bastare alcuni semplici consigli per risparmiare soldi ed emissioni, senza arrivare a soluzioni complesse che necessitano l’introduzione di nuove tecnologie.

Fondamentale sarebbe ottimizzare gli impianti e utilizzare energie alternative, ma si può cominciare con l’eliminare gli sprechi più evidenti. La crisi economica d’altronde ha portato un nuovo vento che a partire da una maggiore consapevolezza sui consumi, parla di sostenibilità. Risparmiare cucinando con abilità può diventare una abitudine, mentre l’utilizzo di padelle e pentole della giusta dimensione aiuta a non disperdere il calore dei fornelli. Infine si possono trovare soluzioni alternative che sfruttano il calore rilasciato dai cibi subito dopo il breve momento della cottura tradizionale.

Come risparmiare gas e corrente

Alcuni piccoli consigli pratici per il risparmio energetico in cucina sono tornati d’attualità in tutta la filiera della preparazione di piatti e ricette. Tra i principi base dell’ecologia domestica che ognuno dovrebbe adottare quotidianamente ci sono altri semplici consigli. Per prima cosa quando si cuoce il cibo non bisogna mai dimenticare di utilizzare il coperchio. Forno a microonde, pentola a pressione e tostapane assicurano un risparmio energetico maggiore rispetto al forno tradizionale e alle classiche pentole sui fuochi.

Se si utilizza il forno, eliminare preriscaldamento e non aprirlo durante la cottura dei cibi, magari cercando di sfruttare il calore della cottura per più alimenti. Si può spegnere il gas prima che il cibo sia cotto, dato che il calore residuo è perfetto per cuocere risparmiando sulla bolletta del gas. Le pentole devono avere la giusta dimensione rispetto al bruciatore: usare piccole pentole con grandi bruciatori e viceversa fa sprecare energia inutilmente.

Il frigorifero è l’elettrodomestico che consuma più energia di tutta la casa. Per risparmiare senza sprecare decine di euro all’anno, basta regolare il termostato su una temperatura giusta (2 su una scala 1-5) non eccessivamente fredda ed evitare di aprirlo in continuazione. Infine la temperatura della lavastoviglie non deve essere troppo elevata, più è alta e più il consumo energetico sale. Se i piatti non sono troppo sporchi e vengono prima risciaquati sotto al rubinetto, può bastare l’acqua fredda o tiepida. Riempire la lavastoviglie sempre bene dato che il ciclo di lavaggio è uguale con ogni tipo di carico.

Tecnologie risparmio energetico cucina

Per cuocere i cibi attenti al risparmio energetico in cucina esistono anche soluzioni ecologiche brevettate da aziende leader nel settore delle tecnologie rinnovabili. Un vero rimedio contro la penuria energetica è l’utilizzo di sacche isolanti che trattengono il calore e il freddo. Si chiama Wonderbag e può prolungare il calore mantenendo la cottura nella pentola per ore. Questo contenitore intelligente inventato da Sarah Collins è perfetto come metodo di cottura lenta. Il calore si mantiene anche dopo che la fonte energetica è stata spenta e può essere utile per le popolazioni in via di sviluppo come vero e proprio strumento di sopravvivenza.

PowerPot è una pentola che riscalda l’acqua e nello stesso tempo diventa un generatore termoelettrico leggero che converte il calore in energia elettrica a corrente continua. Come dire che oltre a riscaldare la minestra la fantastica pentola può caricare lo smartphone.

onEPuck è una piastra che genera energia elettrica dalle differenze di temperatura. Il principio è semplice: assorbe energia dalla differenza disparità termica. La stessa elettricità prodotta viene poi incanalata e in seguito utilizzata un modo da ricaricare un telefono cellulare o altro dispositivo mobile utilizzando una bevanda calda o fredda.