ascoltare musica stimolante

Spotify in questi giorni ha compiuto 5 anni. Il servizio di streaming musicale forse più noto, apprezzato e anche odiato al mondo, per l’occasione ha rilasciato alcune statistiche relative alla sua attività in 32 paesi in questi 5 anni.

In breve eccole: 24 milioni di utenti di cui 6 milioni di abbonati a pagamento, 20 milioni di tracce disponibili e 1 miliardo di playlist create dagli utenti, Thrift Shop del duo hip hop Macklemore & Ryan Lewis il brano più ascoltato con oltre 150 milioni stream mentre i Daft Punk con Get Lucky vincono la classifica dei brani più ascoltati nell’arco di 24 ore con 1,5 milioni di stream. Artisti più popolari sono Rihanna, David Guetta e tra le band i Coldplay. Il traffico massimo su Spotify è dalle 4 alle 5 del pomeriggio, mentre tra gli estimatori ci sono il presidente americano Obama e il primo ministro inglese Cameron.

Tutto bene quindi? Mica tanto, proprio in concomitanza dell’anniversario di Spotify c’è qualcuno che non festeggia, anzi ritiene lo streaming musicale sia una vera sciagura non solo per la musica, ma per l’intero settore dei contenuti culturali e creativi. Tra questi i più recenti artisti che si aggiungono a Bob Dylan, Metallica e Pink Floyd sono Thom Yorke dei Radiohead e David Byrne.

In un recente articolo sostiene che gli unici a festeggiare oltre agli utenti sono le maggiori etichette discografiche che anche se non guadagnano come in passato hanno a disposizione comunque un formidabile sistema di controllo legale e di marketing mentre ridicolmente bassi sono i ricavi per gli artisti che ricevono circa il 15-20% delle royalties. TV, film, giochi, arte, musica: insomma per David Byrne lo streaming non sarebbe la soluzione adatta a sostenere il lavoro creativo di nessun tipo. Si è dimenticato di dire che 4 milioni di brani di artisti minori non sono mai stati riprodotti una sola volta.