Gli spaghetti fanno parte della cultura italiana e mangiarli è un linguaggio che impariamo fin da piccoli forchetta alla mano, tra rotazioni spettacolari e schizzi di sugo ovunque. Ma da adulti al ristorante come affrontarli senza problemi?

Gli spaghetti al pomodoro sono un vero e proprio simbolo di italianità riconosciuto e copiato in tutto il mondo, che oggi diamo come scontato e acquisito. In realtà la loro storia si perde nella notte dei tempi e come in tutte le invenzioni questo tipo di pasta si è via via modificata fino ad arrivare ai giorni nostri nella forma che tutti conosciamo. In questo articolo cercheremo di capire la loro origine e qual è la giusta tecnica per mangiarli rendendo facile l’operazione.

Gli spaghetti oggi si mangiano in tutto il mondo e il loro consumo sta ancora aumentando. Secondo l’International pasta organisation negli ultimi venti anni la crescita è stata del 63% fino alle attuali 14,8 milioni di tonnellate di pasta e sono anche raddoppiati i paesi in cui se ogni abitante ne mangia oltre 1 Kg all’anno. Dopo l’Italia (23,5 kg) c’è la Tunisia (17 kg) e a seguire Venezuela (12 kg) e Grecia (11 kg), ma sono tra le prime posizioni anche Stati Uniti (8,8 kg), Argentina e Turchia (8,7 kg) e Russia (7,2 kg). Ma dove sono nati e qual è la loro origine?

Storia degli spaghetti

Le prime notizie di pasta essiccata risalgono all’anno mille. L’origine della fettuccina è degli arabi che ottengono la itriyya impastando farina di grano duro e facendola essiccare. Successivamente la portano in Sicilia e da lì parte per tutto il mediterraneo, prima nelle località costiere di Sardegna, Napoli, Pisa e Genova. Nel frattempo migliorano le tecniche per produrla e nel ‘400 compare lo spagho e poi il tochio per la trafilazione ed è proprio a Napoli che si produce la prima pasta con macchine alimentari.

A quei tempi la forchetta fatica ad imporsi a tavola ed ogni tipo di pasta o spaghetto si consuma direttamente con le mani. La diffidenza è tanta, mentre l’uso degli arti superiori risulta di gran lunga più comodo. Le forchetta compare sporadicamente nelle mense italiane e francesi con due o al massimo tre rebbi verso il 1500, ma bisogna aspettare il 1700 per una diffusione più ampia. In seguito è ancora Napoli a diventare la patria indiscussa dell’arrotolamento dello spaghetto. La forchetta completa di quattro rebbi lavora in coppia con il cucchiaio e diventa un’immagine riconosciuta in tutto il mondo.

L’arte di mangiare la pasta

Su come mangiare gli spaghetti sono stati scritti saggi di bon ton per aiutare a gustare un piatto di spaghetti nel modo più appropriato, senza macchiarsi i vestiti e ungersi le dita. Meglio dimenticare l’immagine di Totò alle prese con un piatto di pasta sbranato con le mani nel film Miseria e nobiltà del 1954. E che dire di Alberto Sordi? Cerchiamo invece di capire quale sia la posata più adatta per mangiare gli spaghetti, dato che la risposta non è poi così scontata.

Oggi l’antica usanza napoletana di forchetta e cucchiaio è sorpassata e da simbolo di raffinatezza si è trasformata in vezzo, quasi come il mignolo elevato per bere. In alcuni ristoranti italiani all’estero qualche cliente ne prova il brivido, spesso senza successo. Tutti gli italiani oramai sanno manovrare la forchetta ma tanti stranieri si trovano in difficoltà di fronte a un piatto di spaghetti al sugo. Chi non ha un pò di pratica rischia di perdere la presa o di trovarsi la pasta attorcigliata sulla posata. C’è chi arriva a tagliarli per poi mangiarli con il cucchiaio. Se le difficoltà sembrano insuperabili, nessun problema a tutto c’è una soluzione.

Accessori originali

Sembrerà strano ma per aiutare a mangiare gli spaghetti in modo decoroso chi non ne è capace, ogni anno vengono depositati decine dibrevetti in tutto il mondo. Sono strumenti a volte buffi o ingegnosi, senza limiti di età e provenienza. Ai manici ritorti e comunque studiati apposta per rendere più facile la presa, si aggiunge la moltiplicazione di rebbi posizionati in vario modo per spaghetti indisciplinati. Anche il cucchiaio in questi lampi di genialità vuole la sua parte. C’è quello bucato per inserendo il rebbio della forchetta in una specie di perno: così non scivola e la pasta si attorciglia agevolmente, oppure quello tagliato sul bordo per eliminare la parte eccedente degli spaghetti.

Ci sono anche dispositivi meccanici semplici e macchinosi che prevedono di far ruotare i rebbi della forchetta grazie a una piccola manovella (sul modello di trottole e trapani di legno di una volta) ideali per i bambini, e meccanismi più sofisticati completi di ingranaggi da applicare direttamente al piatto. In questo caso la forchetta gira autonomamente a velocità stabilita, ma è una soluzione decisamente fuori mercato. Si arriva così alla super forchetta made in Usa con il manico a spirale per gli inesperti mangiatori di spaghetti che devono solo impugnate la forchetta e lasciare scorrere le dita.

Come mangiare la pasta?

La sola forchetta elettrica con motorino nascosto nell’impugnatura magari è conveniente nel prezzo, ma non di certo la più elegante tra le soluzioni. Il design vuole la sua parte e il piatto si adegua con idee discutibili che difficilmente trovano mercato, almeno per ora. Anche in questo caso ce n’è per tutti i tipi: con avvallamento laterale o con il buco in mezzo per agevolare la presa sugli spaghetti e creare rotolini a regola d’arte, oppure a forma di ciotola con divisioni all’interno per cene in piedi e street food.

Insomma quando si tratta di mangiare gli spaghetti la creatività non manca davvero e la fantasia si scatena. Ma appetito a parte, per mangiare correttamente gli spaghetti l’importante è non avventarsi sul piatto. Bisogna partire dai lati e non caricare la forchetta. Un consiglio che come vedrete anche nel prossimo video diventa molto utile nel caso si vogliano mangiare delle pappardelle… e non solo!