soundreef fedez

Nell’era della musica digitale la parola rivoluzione è d’obbligo, ma oggi non parliamo né di fine di supporti fisici né di streaming. La questione è ancora più a monte: la Siae deve necessariamente avere il monopolio sulla gestione dei diritti musicali?Soundreeef dice di no: ha ragione?

Prima di vedere cos’è e cosa propone Soundreef, startup nata nel 2015 con l’idea di rivoluzionare la gestione delle royalty nel comparto musicale europeo, facciamo un piccolo passo indietro. C’è stato un tempo in cui la musica si ascoltava solo dal vivo; poi è arrivata la musica registrata e la radio. In seguito la gente si è messa ad acquistare dischi, ascoltare canzoni in televisione e oggi anche nel web. Nell’era digitale di musica se ne ascolta sempre di più ovunque e non solo in radio, in tv o sul web: per strada, nei locali, al ristorante, nei supermercati, in palestra, in streaming o mediante download, oppure ai concerti di ogni genere e grado. Insomma sembrerebbe un’era eccezionale per chi fa musica!

Purtroppo non è così. Una delle difficoltà maggiori di musicisti, produttori, editori che hanno a che fare con il digitale, è vedersi riconoscere i diritti di tutti i vari utilizzi delle loro opere. Il problema, esploso con lo streaming, in realtà è sempre esistito. Chiunque utilizzi della musica pubblicamente o la registri, sia per spettacoli live che per dischi o sottofondi, deve ricevere autorizzazione da parte dei titolari dei diritti. Dato che questo non può essere fatto in modo autonomo da ogni cantante, musicista o produttore, ogni paese ha una o più società che rappresentano gli interessi degli autori: in America c’è l’ASCAP (American society of composers, authors and publishers), in Inghilterra la PRS (Performing right society).

Siae come monopolio di stato

In Italia questa società di intermediazione è la Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori), che svolge la sua attività dal 1883 in regime di monopolio. Oltre a tutelare i diritti e vigilare affinchè non vi siano violazioni, il suo compito consiste nel concedere licenze, ricevere e distribuire royalties e stipulare accordi con società di gestione straniere. In pratica chi compone un brano deve depositarlo in Siae in modo che gli vengano garantiti diritto morali e di utilizzazione economica. Contrariamente a molti altri paesi europei, la Siae è un ente pubblico che in più detiene un monopolio. E qui arrivano i problemi. In tempi recenti a dissesti economici e conti in perdita fanno da contraltare dubbi di mancanza di trasparenza, accuse di nepotismo e altre criticità che a detta di alcuni certo non favoriscono i veri protagonisti di tutta la faccenda, ovvero i musicisti.

Liberalizzazione a livello europeo

Se fino ad ora tutte le proteste non hanno trovato grande risalto e sbocchi, forse anche per mancanza di alternative, nel 2014 è stata approvata una direttiva a livelli europeo  che afferma alcune cose fondamentali: ad esempio che autori ed editori possono scegliere la società di intermediazione preferita, anche spacchettando i diritti nel modo desiderato tra più società, mentre gli utenti possono acquistare musica dove vogliono. Appena il settore in qualche modo è stato liberalizzato, ecco che sono nate le prime società alternative per la gestione dei diritti. Soundreef, fondata in tempi ancora non sospetti da Davide d’Atri nel 2011 in Inghilterra, è una di queste.

Come funziona Soundreef?

Il suo intento è svincolare autori ed editori dalla Siae, offrendo un servizio di gestione dei diritti più efficiente basato su rendicontazione analitica di ogni utilizzo delle opere musicali, tracciabilità, trasparenza e velocità di rendicontazione e pagamento degli autori. Chiaramente l’avventura di questa startup non è stata e non sarà semplice. La Siae è una macchina dello stato che se pur passibile di ogni miglioramento – il suo nuovo presidente Filippo Sugar si sta sicuramente impegnando in questo senso – è un ingranaggio a suo modo ben oliato che in Italia muove interessi per centinaia di milioni di euro – 524 milioni fatturati lo scorso anno a fronte di 182 milioni spesi – fornisce 1,2 milioni di licenze all’anno e tutela 45 milioni di opere in tutto il mondo prendendo circa il 16% di provvigione.

Soundreef alternativa alla Siae?

L’Europa si è pronunciata e l’Italia rischia una procedura di infrazione se non concede spazio a realtà alternative alla Siae, ma ancora non basta. Evidentemente ci sono molte resistenze, ed essendo il settore dei diritti d’autore un monopolio in mano allo stato dal 1941, serve una legge specifica che recepisca la direttiva del parlamento europeo. Ciò è successo in Inghilterra dove Soundreef è appena stata riconosciuta ufficialmente dal governo inglese come prima Independent Management Entity in Europa. Ha pure ricevuto 3,2 milioni di euro da un fondo di investimento e ci sono già migliaia di musicisti che credono in questa forma alternativa di gestione dei diritti d’autore. Pochi in realtà sono artisti di successo.

Fedez, rapper e noto volto televisivo, è la prima star a credere nel progetto. Ha affermato che la sua scelta non va contro la Siae, ma è stata concepita nella speranza che possa rappresentare uno stimolo al cambiamento e all’innovazione nel settore della musica italiana. Scelta sicuramente rischiosa: vedremo se sarà solitaria o altri big lo seguiranno aprendo una breccia nel magico mondo delle royalties. Certo è che la Siae non potrà far altro che accettare la sfida e in un comunicato si è già detta pronta a farlo: d’altronde migliorare la qualità dei suoi servizi e rendere la gestione trasparente non è solo interesse degli 80mila associati, ma di tutte le persone che amano la musica.