ragazza ascolta musica con cuffie

Nel mondo sempre più persone hanno problemi di udito e un miliardo di giovani sono a rischio sordità. Tra le cause spesso sottovalutate il volume della musica troppo alto sparata nelle orecchie con smartphone e cuffiette

Tutti sappiamo come i rumori possano causare stress, mal di testa, fastidio o perdita di concentrazione. Che il rumore faccia male alla salute lo dicono soprattutto i medici quando sostengono come per troppi decibel moltissime persone siano a rischio nelle grandi città. Eppure c’è ancora poca consapevolezza e scarsa informazione sull’effetto del baccano sulle nostre orecchie. Sul problema sordità paradossalmente c’è un silenzio che non si riscontra in nessun altro campo della medicina. Il risultato è che controlliamo regolarmente i denti o la vista, ma dall’otorino non andiamo mai.

Strade, traffico e cantieri nei centri urbani espongono nove abitanti su dieci a rumori talmente forti da causare una qualche forma di sordità. Se nell’alimentazione non si fa altro che parlare del legame tra nutrizione e benessere, sui media nessuno spiega come limitare la perdita d’udito, ma specialmente di come il rumore di sottofondo delle città mischiato alla musica ascoltata ad alto volume con le cuffiette, possa fare aumentare drasticamente i rischi di sordità totale o parziale. Le vittime predestinate sono i giovani che ascoltano canzoni con lo smartphone in streaming tutto il giorno.

Rischio sordità nei giovani

Secondo ricerche realizzate recentemente dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) invece succede esattamente il contrario. Per questo motivo si stimano 1,1 miliardi di giovani a rischio sordità nei prossimi 10-20 anni. Il centro studi francese Ifop in occasione della Giornata nazionale dell’udito ha rilevato che il 65% degli adolescenti tra 15 e 17 anni ascolta musica in cuffia attraverso lo smartphone per più di un’ora al giorno. Oltre il 30% dei ragazzi e il 15% degli adulti però ignora che ascoltare canzoni ad un volume troppo alto e prolungato può provocare problemi di perdita di udito temporanea o permanente.

Da quando iPod e lettori mp3 sono diventati compagni insostituibili dei ragazzi, numerose ricerche hanno studiato i potenziali rischi dovuti all’utilizzo di cuffiette e auricolari e i loro effetti sull’udito. Nel 2012 il professor Rick Neitzel dell’Università del Michigan negli Stati Uniti ha monitorato 4500 abitanti di New York analizzando gli effetti del rumore nel tempo, come fattore di rischio per la salute delle orecchie e non solo. Il rumore infatti induce altri disturbi come stress, insonnia, fino alle malattie cardiache. Dopo 5 anni di test ha rilevato perdita di sensibilità uditiva nel il 20% dei pazienti.

Volume musica troppo alto

Ascoltare musica fa bene, è bello ed è divertente ad ogni età ma non bisogna mai esagerare con i decibel. Quando si parla di sordità legata al volume della musica troppo alto quali livelli bisogna considerare? Considerando 60 decibel il livello di una conversazione normale e non pericolosa, in una strada trafficata ci sono già 80 decibel. Diventano ben oltre 85 se si ascolta musica con le cuffiette camminando per strada. Si tratta di suoni già molto forti, più del rumore di una aspirapolvere, che alla lunga possono causare danni permanenti alle microscopiche cellule ciliate dell’orecchio interno.

Secondo le ricerche oltre metà delle persone ascolta musica con le cuffiette ad un volume superiore agli 85 decibel. Il fatto che siano in vendita modelli capaci di produrre livelli sonori da 90 a 110 decibel peggiora la situazione. Per questo l’Unione Europea ha inserito dei limiti al livello sonoro degli auricolari, imponendo ai produttori di inserire nelle confezioni opportuni avvertimenti sui pericoli dell’utilizzo delle cuffiette a volume troppo elevato. Oggi tutti gli smartphone più recenti evidenziano un messaggio alzando oltre un certo limite il volume di ascolto con le cuffie.

La cultura delle cuffie

La sordità dovuta alla musica è un problema reale e la tecnologia deve aiutare a risolverlo. Se un tempo erano più esposti alla perdita di udito i lavoratori delle fabbriche, paradossalmente ora lo sono i giovani metropolitani. I problemi peggiorano nelle grandi città perchè oltre ad un sottofondo di rumori mediamente più alto, quando si ascoltano canzoni si è portati ad alzare ulteriormente il volume sullo smartphone per coprire il rumore di fondo del traffico. Si tratta di un grave errore che bisogna evitare accuratamente se si desidera che la musica continui a rimanere solo una parte importante e gioiosa della vita.

Ascoltare musica a 100 db in discoteca o con le cuffiette può causare problemi all’udito in soli 15 minuti. Il volume di certi concerti rock può arrivare fino a 113 dB, e ci sono band che ne fanno un vanto, come i Motörhead, auto proclamatisi “band più rumorosa della terra”, che nel 1984 ad un concerto hanno raggiunto i 130 dB. Le nostre orecche dal punto di vista biologico non sono in grado di sopportare sia questi livelli di suono assurdi, ma anche quelli che la società sembra volere imporre. Se la cultura delle cuffie è diventata un vero e proprio modo di vita veicolato dalle star della musica, è necessario avere cosapevolezza sui rischi che si corrono.

Sordità e acufeni

Cosa succede ascoltando musica a volume troppo alto? Come abbiamo già visto a lungo andare possono comparire problemi di sordità temporanea o permanente, ma non solo. Patiti di musica rock sparata nelle orecchie o frequentatori assidui di discoteche possono dovere prima o poi far fronte a fastiodiosi ronzii e fischi che in realtà non esistono e che possono a loro volta diventare perenni. Si chiamano acufeni e a lungo andare sono snervanti fino a diventare una ossessione oltre che una vera e propria malattia che abbisogna di specifiche cure.

Per la cura degli acufeni esiste ad esempio una terapia sonora che sfrutta musica dai toni bassi. Si tratta di far ascoltare al malato brani calmanti e piacevoli che almeno inizialmente sembra facciano sparire i ronzii. Appena la musica finisce è però possibile che il fischio si riproponga. E allora? Secondo Giancarlo Cianfrone, ordinario di audiologia all’università La Sapienza di Roma e responsabile del Centro Acufeni dell’Airs (Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità), esiste un metodo più articolato.

Curare gli acufeni

La Tinnitus Retraining Therapy è una vera e propria riabilitazione dell’orecchio che può durare mesi, ma che sembra possa dare benefici definitivi. In pratica ad ogni paziente si fornisce un piccolo apparecchio acustico da indossare dalle sei alle sette ore al giorno e che emette un rumore bianco a basso volume (quello che in radio si sente passando da una stazione all’altra). E’ possibile arricchirlo con altri suoni che possono essere ad esempio il rumore del vento, i cinguettii o anche la musica preferita, sempre alternata ad altri suoni.

L’importante è che sia ascoltata a basso volume in modo da mescolarsi agli acufeni senza mai coprirli. Questa condizione è di fondamentale importanza per la riuscita della terapia. Lo scopo è confondere il cervello, in modo che con il tempo si abitui a percepire i suoni fastidiosi non come un disturbo, ma come suoni “normali”. Ma è inutile sottolineare come, anche nel caso della sordità dovuta al volume troppo alto, la cura migliore sia la prevenzione.