donne lavoro e famiglia

Festa della donna? Auguri, ma in Italia c’è un grande problema irrisolto che riguarda il rapporto tra donne lavoro e famiglia, casa, figli e marito. Sbrigare le faccende domestiche, gestire nonni anziani e insieme lavorare è difficile

La scarsa valorizzazione delle donne è da sempre un problema sul piano umano e sociale. Non salvaguardare le opportunità di lavoro femminile significa sprecare talenti e non investire sul futuro di tutti. Certamente da un punto di vista economico il lavoro femminile potrebbe aiutare la crescita, ma c’è dell’altro. E’ il modo in cui viene interpretato il ruolo della donna. Cosa succede in Italia e all’estero?

Se per tutte le donne lavoro e famiglia sono difficili da conciliare, in Italia sembra andare ancora peggio. Solo il 55,5% di mamme tra 25-54 anni lavora, contro il 90,6% degli uomini. Non si tratta di una scelta, ma di una esigenza dettata dalla mancanza di servizi a sostegno della famiglia. Una specialità tipicamente italiana che non trova riscontro nelle altre nazioni europee. Gli aiuti che lo Stato riserva alla maternità e al sostentamento dei figli, anche solo attraverso gli asili nido, sono infatti scarsi o quasi inestenti.

In Italia se non ci sono i nonni tutto può diventare complicato o impossibile da sostenere. D’altronde le risorse pubbliche destinate alle famiglie in da noi sono circa l’1,1% del Pil, contro una media europea del 2%. I dati sono allarmanti se confrontati con alcune nazioni europee dove l’investimento economico sulla famiglia risulta essere doppio.

Donne e famiglia

Secondo l’Istat In Italia ci sono oltre 15 milioni di famiglie che hanno in casa figli minori di 15 anni, adulti malati, disabili o anziani. Spesso sono le donne a doversi occupare di loro. Succede nel 42,3% dei casi, contro il 34,5% degli uomini. Ciò limita anche la presenza femminile nel mercato del lavoro.

Se la donna vuole lavorare e ha la fortuna di trovare un lavoro, spesso deve spendere tutto il suo stipendio in baby sitter. Chi non può permettersi baby sitter o asili privati lautamente pagati, in Italia è lasciato alla mercè di se stesso. Per questo motivo spesso le donne sono costrette a lasciare il lavoro o a lavorare part time.

Il congedo parentale o l’interruzione temporanea dal lavoro ad un mese dalla nascita del figlio riguarda 702 mila donne occupate con figli minori di 8 anni. Solo una parte marginale di padri. Questo spiega anche il tasso di natalità italiano come uno tra i più bassi in Europa.

Donne lavoro e carriera

Opportunità della donna. Anche in questo caso la condizione della donna in Italia confrontata con gli altri paesi mette paura. Lo dice una recente ricerca della Thomson Reuters Foundation condotta in 19 nazioni del G20. Il 57% delle donne italiane ritiene che gli uomini siano favoriti. Una percezione peggiore del proprio ruolo professionale c’è solo in Arabia Saudita (61%) e Corea del Sud (58%).

Donne manager e stipendi Secondo l’ultima indagine di Eurostat l’Italia si classifica all’ultimo posto in Europa anche per numero di donne manager. Sono il 22% quando nei paesi europei alle donne spetta circa un terzo (35%) delle posizioni manageriali. Svettano Lettonia (53%) ma anche paesi dell’est come Bulgaria e, Polonia (44%). L’Irlanda è al 43%, Svezia e Francia al 40%. Gli stipendi sono comunque più bassi del 23%.

donne manager europa
Percentuale di donne manager nei paesi europei

Figli problema per fare carriera. In Italia lo pensa il 32% delle donne. E’ una percentuale tra le più alte in assoluto nei paesi sviluppati. Il 45% delle italiane ritiene sia penalizzante il clima instaurato (dall’uomo) per fare carriera e un 43% ritiene ingiusto percepire un salario più basso degli uomini.

Molestie sul lavoro. Secondo la ricerca le ha subite il 16% delle lavoratrici. Ma la percentuale potrebbe essere molto più alta. Il 55% delle donne confida che se subisse molestie non andrebbe certo in giro a raccontarlo per paura di perdere il lavoro. Esiste poi un’altra questione che riguarda il lavoro domestico.

Donne e lavoro domestico

Fare la spesa, crescere neonati, seguire gli adolescenti, accudire i nonni, tenere in ordine la casa, fare il bucato e stirare. Quanto pesano a livello di tempo, fatica e soldi le questioni sbrigate dalle donne in famiglia? Basta guardare i dati raccolti dalla società di consulenza McKinsey che ha analizzato la condizione femminile in 95 paesi a rappresentare statisticamente il 93% delle donne di tutto il mondo.

Il lavoro domestico extra riguarda il 75% delle donne. Non viene pagato e spesso nemmeno percepito come tale. In realtà vale 10 mila miliardi di dollari all’anno. Si tratta di circa il 12% del Pil della terra, la metà di quello degli Stati Uniti. Ma c’è un altro dato che amplifica la difficile realtà esistente tra donne lavoro e famiglia. E’ la differenza percentuale di mansioni lavorative casalinghe sbrigate dai maschi e dalle femmine.

Gender Chore Gap Si chiama così il divario domestico di genere calcolato sulla base dei minuti dedicati alle faccende domestiche da parte di maschi e femmine. In America gli uomini dedicano alle attività familiari 2 ore e mezzo contro 4 ore delle donne. C’è un rapporto di 126/82 minuti e va ancora bene. Ancora meglio nei paesi nordici dove la parità di genere è molto più avanti: in Finlandia il rapporto è 137/91. In Italia invece siamo a 204/57 e ancora peggio fa il Giappone dove addirittura si tocca un 199/24. Significa che le donne dedicano alla famiglia quasi 9 volte più tempo ed energie rispetto agli uomini.

Lavoro donne e figli

Fecondità e occupazione. Il divario uomo donna non ha a che vedere solo con l’emancipazione femminile. Non si tratta di una battaglia che interessa solo neo femministe che vogliono abbattere stereotipi oramai senza senso. La questione interessa tutti: più donne lavorano, più cresce il reddito e più si fanno figli. C’è un nesso diretto tra tasso d’occupazione femminile e fecondità. Non a caso in Italia la percentuale di figli per donna è la più bassa d’Europa.

Migliore rapporto con i figli. E poi c’è ancora un altro aspetto legato alle donne che lavorano. Le mamme lavoratrici hanno un migliore rapporto con i figli. Paradossalmente, secondo una ricerca condotta in America, le donne lavoratrici full-time passano più tempo con i figli rispetto alle casalinghe. Le quali saranno certamente più indaffarate a cambiare pannolini e a preparare pappe, ma molto meno vogliose di leggere libri, insegnare cose e condividere passioni.

Qualità della vita. Piazzare un figlio davanti alla televisione mentre si pulisce la casa può essere necessario. Ma alla lunga non paga in termini di benessere, consapevolezza e serenità presente e futura. Ancora una volta per cambiare le cose servono cultura, soldi e buona politica. In Italia non sono mai state fatte riforme a sostegno della maternità femminile sul lavoro. Diminuire le difficoltà tra donne lavoro e famiglia aiutando le mamme lavoratrici sarebbe un buon sistema per aiutare la società a sconfiggere i pregiudizi. Averne consapevolezza è il migliore dei modi per festeggiare l’8 marzo.